Autore:
Roberto Denti

Chi ha visitato il salone di Milano sicuramente avrà visto allo stand Ducati una creatura inquietante, figlia della saldatrice e della creatività di questi artisti di strada. Specializzati nel creare mostri con pezzi di auto e moto arrugginiti questa volta avevano solo un vincolo: l’opera che dovevano rappresentare si chiamava Monster e i pezzi a disposizione erano scarti di produzione di questo modello. Quindici giorni di lavoro, ed ecco il risultato, il mostro dei Mutoidi non stonerebbe affatto (magari animato) in un film di Steven Spielberg. Invece, quest’opera d’arte moderna farà "la guardia" all’ingresso dello stabilimento Ducati a Bologna.

I Mutoidi, scheggia italiana del movimento cyberpunk anglosassone, non

sono nuovi a performance spettacolari. Al tempo del muro di Berlino avevano spinto un pupazzo metallico su un carro ferroviario sin sotto il naso dei Vopos e le terribili guardie di frontiera dell’Est li avevano presi a mitragliate. Una balena in tubi Innocenti e rottami vari, arenata sulla spiaggia olandese di Wjk am Zee, testimonia ancora il loro passaggio da quelle parti. Come pure una Cinquecento trasformata in carro armato che le guardie svizzere del Vaticano hanno messo faticosamente da parte: l’avevano trovata abbandonata nei pressi della finestra da dove papa Woytila celebra ogni domenica l’Angelus...

Tipi strani, i mutoidi

. A incontrarli pare di trovarsi di colpo sul set di Mad Max, ci si aspetta sempre di voltarsi e di trovarsi faccia a faccia con Mel Gibson. I motori sono nel loro Dna, le moto soprattutto. Jay, ex batterista punk, è innamorato da sempre delle Ducati, ne possiede alcune che non si possono certo definire esemplari conservati. Le ha trasformate in modo delirante, onirico, usando rottami di altre moto e chissà quali altre diavolerie. Ha creato persino una moto ragno, un triciclo con un big block V8 americano circondato da un grappolo di tubi cromati che paiono tante zampe, ma soprattutto ha cambiato una adorata Ducati Indiana 650 in una specie di mantide su ruote.

I mutoidi, stravolgendo moto e veicoli vari, allestendo con pezzi da rottamai strani oggetti di arredamento, tavoli, poltrone e mobili stile Day after, seguono una precisa filosofia, intendono mettere in guardia il mondo dai rischi cui va incontro. Lo fanno a teatro, in performance varie in giro per il mondo, ma soprattutto non si limitano a recitare: vivono 24 ore su 24 questa loro visione delle cose. Da sopravvissuti del terzo millennio, come degli Interceptor non di celluloide ma nostrani.

Hanno scelto come base operativa Santarcangelo di Romagna, a due passi da Rimini. Vi erano arrivati nel '90 per prendere parte al prestigioso Festival del Teatro, un giorno di luglio avevano invaso la cittadina romagnola con una carovana lunga trecento metri, folle oltre ogni immaginazione. Un vero e proprio incubo viaggiante. Venivano da Barcellona, dopo una migrazione epica e inenarrabile, e si erano stabiliti in una cava di ghiaia vicino al ponte sul Marecchia.

Quel giorno però la gente li ha accolti con calore, ha subito capito che sotto quelle borchie, tutti quei vestiti di cuoio battevano dei cuori teneri e un po’

romantici. Che tra tutti quei rottami senza vita lungo il fiume vivevano e sognavano dei ragazzi simpatici, che bussava alle porte di Santarcangelo una laboriosa comunità tutta particolare. E la gente del posto li ha praticamente adottati, un gesto che in ogni angolo del mondo i rudi cyberpunk non si sarebbero mai aspettati. San Marino, terra antica della libertà, del resto non è lontana, l’atmosfera è parsa loro proprio quella giusta per cambiare ritmo di vita, per piantare radici...

Quello dei mutoidi è così da oltre dieci anni una specie di circo fuori dal paese, un luogo spettacolare e creativo. Non c’è cancello o recinto da superare, per andare dai mutoidi il lasciapassare è l’amore per i motori, in tutte le trasformazioni (o mutazioni, come dicono loro) e, se si va a genio a questi sopravvissuti del terzo millennio, si può essere invitati a bere insieme il the delle cinque. Proprio come a Londra, a Piccadilly Circus, basta solo non domandarsi troppo da dove vengano le tazzine...


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