Autore:
Stefano Cordara


Una vita tra le moto, prima con il padre (ancora oggi apprezzatissimo meccanico) poi con le gare, adesso con i variopinti disegni che mette in testa ai campioni del motociclismo di tutto il mondo. Fabio Castiglioni è un tipo che le due ruote le ha nel sangue. Da sempre ha la passione per il disegno, forte almeno quanto quella per la moto. Lavorava in uno studio grafico e la domenica andava a correre in pista, poi, a 20 anni, un incidente in gara ha dirottato il 100 per cento delle sue attenzioni verso la grafica, dei caschi in particolare...Oggi è uno degli artisti dell'aerografo più richiesti. La sua ultima conquista è stata verniciare la "testa" di Capirossi.


Come mai ha deciso di specializzarsi sui caschi?
Mi piace come oggetto. Ho iniziato con i piloti di motocross, un po' perché conoscevo i piloti, un po' perché io correvo proprio nel cross. A loro piacevano i miei caschi, perché erano molto particolari. Un sacco di colori, grafiche molto complicate. Mi sono fatto conoscere e sono andato avanti passando a piloti di velocità. Il resto è venuto da sé, anche se ho sempre cercato di fare la mia strada, con le mie grafiche, le mie idee...

Come nasce l'idea grafica di un casco? Per esempio, per Capirossi da dove è partito?
In questo caso ho parlato con Loris, simpaticissimo, lui voleva una cosa semplice, con i colori della sua moto: nero, bianco, rosso un po' di blu.


Il disegno del casco di un pilota deve rispondere anche ad esigenze commerciali?
Sempre, soprattutto se poi occorre farne una versione replica da vendere al pubblico. E tutto quello che io disegno va poi fatto in adesivo. Quindi, devo pensare ad una bella grafica, che sia originale ma, soprattutto, che sia anche realizzabile, è questa la cosa più complicata. Potrebbero anche essere più belli i caschi se non si dovesse pensare alla produzione di serie....

Si sa che ogni pilota ha le sue fisse: ci parli del suo rapporto con loro.

Biaggi è di sicuro il più esigente, ricordo lunghe telefonate lunghissime per definire ogni minimo particolare della grafica del suo casco. L'elmo da centurione un po' l'ha voluto lui, un po' l'ho proposto io; bisognava cambiare l'immagine della pantera che aveva da un sacco di tempo e trovare qualcosa che la sostituisse. Farla dimenticare era difficile ma con l'idea dell'elmo romano ci siamo riusciti, è piaciuta.


E piloti poco esigenti?

Troy Bayliss, il Campione del mondo Superbike, è una persona incredibile, gentilissimo.

Forse perché anche lui ha avuto a che fare con le vernici, faceva il carrozziere ...

Sì, però anche Loris è incredibilmente alla mano. Quando gli ho parlato per definire la grafica del casco sembrava di avere a che fare con una persona che conosci da sempre: si racconta, si parla come tra amici.


E' stato lei il primo in Italia a specializzarsi in questo settore?
No, Aldo Drudi (disegna il casco di Valentino Rossi ndr) ha dieci anni più di me. Ha iniziato quando io ne avevo 12. Vedevo i suoi caschi, ma non avevo ancora la minima idea di cosa volesse dire fare questo lavoro.

Quella di aerografare i caschi è una specialità italiana? Chi sono gli specialisti del settore?

La maggior concorrenza viene dall'America, la mania dell'aerografo è nata da loro, dai camion che coloravano un sacco di anni fa, una volta i caschi erano tutti bianchi e neri...


Adesso chi sono i "suoi" piloti?
Nei GP Biaggi, Capirossi, McCoy, Van de Gorbert e Borsoi. Nella Superbike Bailyss, Bostrom, Xaus, Hodgson, Pedercini, Corser... Nella 600 Supersport Pitt, che ha apena vinto il mondiale, e Matt Mladin, che ha vinto il Campionato americano.

Qual è la "testa" che manca alla sua collezione?

Facile, è quello che vorrebbero tutti: Valentino Rossi.

Ci sono piloti che hanno qualche desiderio "strano"?

Sono tutti un po' scaramantici e tutti amano avere qualcosa che richiami la propria terra d'origine, in genere un animale. Xaus vuole il cinghiale con il n. 11 gigante, Bayliss il Canguro, Corser il coccodrillo, Hodgson il bulldog inglese. Per Bostrom invece era importante richiamare l'America, quindi stelle e strisce. Per Slight invece ho dovuto studiarci di più perché lui voleva qualcosa che richiamasse i disegni Maori, gli indigeni della Nuova Zelanda, mi sono dovuto documentare.


Lei lavora con grandi piloti e con grandi aziende, ma quanto costa personalizzare un casco al motociclista normale?
Dalle 200.000 lire in su: dipende da quanto è complicato. Se mi chiedono di realizzare il viso di una tigre, il lavoro può costare anche 400 mila lire. Se di tigri ne vogliono tre il prezzo si triplica. È molto difficile quantificare.

Attualmente qual è la tendenza delle richieste?
Lavorare con una grande casa ti aiuta a capire cosa vogliono i clienti. Con Suomy, ad esempio, abbiamo visto che la maggior parte dei caschi venduti sono quelli replica, con colori molto forti, grafica aggressiva, stelle, strisce, scacchi: tutto quello che prende spunto dalle gare si vende bene.


Sono molti coloro che si personalizzano il casco?
Erano di più prima. Dieci anni fa era difficile trovare il casco replica, ce n'erano pochi. C'era chi veniva per farsi il casco di questo o quel pilota. In produzione non esistevano. Adesso invece il casco "replica" lo fanno in serie (20-25 mila pezzi venduti per i modelli dei top rider ndr).

Quanto tempo ci vuole per farsi personalizzare un casco ?

Si va dai 2 ai 4/5 giorni, ma c'è una lista d'attesa di un mese. Dipende anche dal periodo: da febbraio a settembre è dura, iniziano le gare, si preparano i nuovi prodotti per la fiera. E poi i piloti cadono, per cui si devono rifare i caschi. A Bayliss l'anno scorso ne abbiamo fatti 8, a Biaggi 13: ogni volta che Max ne distrugge uno ne vuole un altro di scorta. Alla fine dell'anno ne aveva 6. Due per la pioggia, due per l'asciutto, due per... mah, non so.


Lei realizza tanti caschi ma lavora anche sulle moto; che tipo di personalizzazione le chiedono di più?

C'è chi richiede la replica della moto di qualche pilota, per esempio della Yamaha di Biaggi. Ci sono i modelli replica realizzati direttamente dalle case ma io lavoro su altri modelli. Ad esempio, c'è la Honda CBR 600 replica della NSR di Valentino, ma se uno ha una CBR 900 e la vuole fare uguale, non credo sia disposto a cambiare moto. Qui intervengo io.

Lo spunto per personalizzare arriva sempre dalle competizioni?

Quasi sempre sì, soprattutto per le moto sportive. Poi si sono le custom e qui si dà più spazio alla fantasia: dal cavallo, al drago, alla donna, all'animale, al teschio, alle fiamme. Anche se ultimamente la moda del custom sta un po' passando.


Lei accetta qualsiasi richiesta o ci sono temi che si rifiuta di disegnare?

No, ci mancherebbe altro: il cliente ha i suoi gusti e vanno rispettati, anche se non tutti i disegni che faccio mi piacciono: Ci sono caschi con cui io non andrei mai in giro, ma l'importante è che il cliente esca di qui contento.

Quali colori ha la sua moto?
Ho una Yamaha V-Max che ho personalizzato utilizzando vernici con i flakes, i brillantini...

I flakes sono l'ultima novità?

Non esattamente. Io ho iniziato tanti anni fa, poi c'è stato il boom, ma è solo da due anni che siamo riusciti a produrre oggetti in serie che utilizzano questo tipo di colori.


Sempre moto, e la Formula 1?


Ho fatto il casco di Gaston Mazzacane (ex pilota Minardi ndr) ma la Formula 1 è un campo che non conosco molto perché non mi piace, non andrei mai a vedere una gara di F1, mi fa addormentare. Comunque, i caschi da F1 li trovo orribili, sono tutti uguali, hanno la calottina, le due fasce. E questo perché i piloti di Formula 1 nella maggior parte dei casi si affidano direttamente alle case...

Ultimamente stanno molto aumentando le ragazze motocicliste, anche a loro piace personalizzarsi il casco?

Naturalmente sì, ma hanno temi diversi. Alle ragazze piacciono molto i temi dei fumetti.

Come fa per capire quali sono i gusti del cliente?

Nessuno mi ha mai detto: "non so di quale colore farlo", "non so come mi piace". Una volta capito quali colori e quali disegni preferisce il cliente si inizia la lavorazione. E qui viene il bello: ci sono dei caschi che ti vengono subito per altri ci metti un sacco di tempo.

Da dove parte per disegnare un casco?

Parto sempre dalla parte laterale, con la visiera volta a sinistra; non so perché, ma è il lato che mi ispira di più.

Ci fa vedere il suo casco?

Beh, la sapete la leggenda del ciabattino che va in giro scalzo? È vera! Io vado in giro con un semplice casco grigio, non ho mai il tempo di personalizzarlo....

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