Autore:
Paolo Sardi

L’ALCHIMIA Quest’anno voglio proprio fare un bel viaggio in moto. Magari potrei puntare verso l’Isola di Man, in occasione del TT. Oppure potrei andare in Romania, per fare indigestione di curve sull’asfalto della Transfagarasan (e se qualcuno non ha idea di cosa si tratti, faccia un giro su Google e si documenti: merita!). Sono due cose diverse, lo so, ma per me, in fondo, cambia poco tra una destinazione e l’altra: quel che conta è abbassare la visiera del casco e macinare chilometri, lasciandomi strada e pensieri alle spalle. L’importante non è la meta, ma il viaggio, si dice, e io sottoscrivo in pieno: la moto ha su di me un effetto quasi terapeutico e i suoi benefici si fanno sentire già dopo pochi chilometri, in un’alchimia che funziona pure nel tragitto quotidiano casa-ufficio, figuriamoci quando gli orizzonti si allargano.

ESPERIENZA SENSORIALE Ma cos’è che rende davvero speciale muoversi su due ruote? Me lo chiedono spesso, magari in pieno inverno, quando sarebbe più sensato stare davanti a un camino e non in cima a un passo, intirizziti. E’ una combinazione di fattori talmente complessa che faccio quasi fatica a spiegarlo a un profano. Per fare un paragone, in macchina mi sento quasi spettatore del mio viaggio, con il panorama che scorre come se i finestrini fossero degli schermi, appesi sulle pareti dell’abitacolo. In moto, invece, sono protagonista all’interno della scena, in tutti i sensi e, dirò di più, con tutti i sensi. Mi sposto immerso tra gli odori e i rumori, più concentrato, con lo sguardo che scruta ogni dettaglio dell’ambiente circostante, mentre sento addosso la velocità e il vento, il calore del sole o la frescura della sera.

VOLERE VOLARE All’elenco dei sensi manca solo il gusto ma, metaforicamente, c’è spazio anche per quello, se penso al gusto nella guida. Perché, se su una macchina si sta seduti e ci si limita ad azionare dei comandi, sulla moto non può essere così. Anche se non sempre ce ne si rende conto, tutto il corpo è chiamato in causa quando si va in moto, non solo le braccia e le gambe; è una piccola ginnastica che fa bene anche al sistema nervoso e al cervello. E quando ci si trova su un bel tratto misto, con la respirazione che segue il ritmo del percorso, pure quasi quella di volare, di planare a poca distanza da terra, come se la moto diventasse un’estensione del corpo. Non insisto troppo su questa idea, prima che a qualcuno venga voglia di chiamare la neuro e di farmi regalare un nuovo giubbotto, di quelli che si allacciano dietro… ma per me funziona davvero così.

CITTADINI DEL MONDO Viaggiare in moto, poi, riconcilia con il mondo. Un motociclista suscita spesso simpatia e si ritrova al centro dell’attenzione, ovunque parcheggi. La moto diventa un pretesto per scambiare due parole con chiunque si incontri ed è una delle poche cose al mondo capace di far sembrare vera le teoria secondo cui un estraneo è solo un amico che ancora non conosci. Ho provato personalmente a fare due giorni di strada e di vacanza con gente incontrata per caso, solo perché in sosta accanto a me all’autogrill. Si finisce per far parte di una tribù colorata, in cui magari a volte c’è chi ha comportamenti un po’ sopra le righe ma in cui c’è anche sempre qualcuno disposto a darti una mano se sei in difficoltà, non solo a staccarla da manubrio quando t’incrocia. E poi è impagabile la gioia che si vede negli occhi dei bambini, quando li saluti, mentre ti guardano curiosi dal sedile posteriore delle macchine. Quando lo faccio, mi piace pensare che un domani possano essere al mio posto, sulla sella di una moto, a regalare un sorriso a chi troveranno sulla loro strada, in viaggio per chissadove.