Autore:
Stefano Cordara


ORGOGLIO FERITO
Fino a che punto ci può fare arrivare l'orgoglio? Quanto contano le motivazioni e la voglia di rivincita nella costruzione di una vittoria apparentemente impossibile? Chi è appassionato di motociclismo e segue questo sport da qualche anno potrà dirsi fortunato perché ha assistito ad almeno due esempi lampanti di come le motivazioni di un pilota possano portarlo a superare qualsiasi ostacolo.

I DUE NEMICI Il primo esempio nel 2004: Valentino Rossi passa alla Yamaha dopo essersi lasciato male con la Honda. La M1 è a detta di tutti inferiore alla Honda ed, in effetti, è così, ma a Welkom Vale era così carico che poteva guidare anche una R6 con targa e fanali e avrebbe vinto lo stesso. In una gara da cineteca Valentino vince al debutto con la nuova casacca e zittisce tutti. Una gara in cui unico fiero avversario è stato Max Biaggi.


CHE VOGLIA
Già, proprio quel Max Biaggi che dopo aver masticato amaro per 12 mesi (anzi anche qualcosa in più), dopo essere stato lasciato a piedi dalla Moto GP, ha deciso di vivere la sua seconda vita nella Superbike. E ci vuole davvero una bella voglia, quando hai passato la trentina, hai un conto in banca grosso così, hai già vinto 4 mondiali e sei stato al top per anni. Chi te lo fa fare di buttarti in una avventura dall'esito per nulla scontato, e dove hai più da perdere che da guadagnare? L'orgoglio appunto, la voglia di rivincita e, aggiungo, la consapevolezza dei propri mezzi.
E qui siamo al secondo esempio, la vittoria di Biaggi a Losail al debutto in Superbike.

PERSONAGGIO VERO Tanti sono andati e venuti dalla Superbike alla Moto GP: Haga, Bayliss, Rolfo, Xaus, Barros. Tanti, ma nessuno ha fatto lo stesso rumore di Biaggi. La prima vittoria del romano è stata quella di sentirsi tutte le attenzioni addosso. Lui è top rider di quelli veri, uno dei migliori al mondo, un personaggio. Non ho sotto mano i dati di ascolto, ma credo di non andare troppo lontano per dire che la prima gara di Losail abbia portato a La 7 un'audience da record.


OCCHI PUNTATI
Tutti l'hanno guardato, anche i suoi vecchi compagni/avversari della Moto GP, tutti curiosi di vedere come se la sarebbe cavata, con un modo di correre del tutto nuovo per lui. Moto meno potente e più pesante, gomme differenti, la superpole, le due gare in un giorno. Come se la caverà? E poi i colleghi della Superbike lo hanno accolto tutti con il sorriso sulle labbra ma pronti a dedicargli qualche spallata alla prima occasione buona. "perché la Superbike non è la Moto GP, qui si lotta per davvero" Come se la caverà il romano quando ci sarà da fare a sportellate?

LA CORSA DELLA VITA Max ha dato una risposta perentoria. Può stare simpatico o antipatico ma il talento è talento e non si discute, e per lui questa gara valeva come quella di Welkom per Rossi, e lui era deciso a vincerla, a qualsiasi costo e per questo ha corso con la testa, i muscoli ma, soprattutto, con l'orgoglio.


UN NUOVO MAX
Lasciamo perdere i test invernali dove chi più chi meno tutti giocano a nascondersi. È quando inizia il week end di gara che tutti danno il meglio e i risultati raccontano più di ogni parola. Secondo tempo nella superpole, vittoria in gara 1, secondo posto in gara 2 dietro a Toseland, tutti gli altri molto indietro. Ha guidato alla grande, non ha mollato un millimetro, si è preso a ruotate con Toseland ha sorpassato, ha lottato come raramente lo abbiamo visto fare. Non ha più l'elmo da centurione in testa (uno dei suoi caschi storici) ma la voglia di combattere è più forte di prima.

BENTORNATO Non sono mai stato un suo tifoso ma vederlo guidare così mi ha emozionato e il suo urlo nel parco chiuso, le sue lacrime sotto al casco fanno capire quanta adrenalina avesse dentro. Adesso Biaggi ha la possibilità di puntare ad un altro primato, essere il primo italiano a vincere in Superbike. Chi ama le gare di moto sarà sicuramente contento per il suo ritorno, perché i campioni devono stare in sella, non davanti alla televisione.


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