Autore:
Stefano Cordara

CORSI E RICORSI Lo sapevo, ci sono cascato di nuovo. Mi era piaciuta così tanto l'atmosfera dell'XR 1200 Trophy l'anno scorso che quando Harley Italia mi ha chiesto se volevo partecipare di nuovo non mi sono certo tirato indietro. Ragion di più che la gara è sul mio circuito di "casa", l'autodromo di Franciacorta dove di tanto in tanto lavoro con la Riding School, la scuola guida permanente di Luca Pedersoli. Insomma non ho saputo resistere, così come non hanno resistito in molti di quelli che l'anno scorso hanno partecipato all'evento di Magione. Perché l'ambiente di questo trofeo unico è difficilmente riscontrabile in altri challenge nazionali. E poi, alla fine, le gare sono gare e quando ci si mettono di mezzo una pista e un cronometro il divertimento è garantito, qualsiasi moto si utilizzi.

PROVA GENERALE Harley anche quest'anno ha fatto le cose in grande. L'evento di Magione del 2008 è servito come prova generale e quest'anno la XR corre un vero e proprio campionato che si sviluppa su quattro appuntamenti (Varano, Franciacorta, Varano, Magione) ma su 8 gare. Proprio come accade nella Superbike, infatti, anche il trofeo XR 1200 corre due gare in un giorno, assegnando quindi 50 punti ad ogni appuntamento.


COMODA LA VITA Una scelta felice perché alla fine, quando si fanno i conti della serva, a guadagnarci è il portafogli di chi corre. La gara, infatti, si svolge su due soli giorni: il sabato ci sono verifiche e prove, la domenica le gare. Una "compressione" che non obbliga i piloti ad attese snervanti (in una gara normale si parte il giovedi sera per correre la domenica) o ad orari di prove impossibili (tipo le 8 del mattino) e che fa risparmiare anche sui pernottamenti. Tutto è possibile perché Harley Italia prende la pista tutta per sé ed è riuscita a creare attorno alla gara un evento unico, che porta uno spicchio di america nel paddock degli autodromi italiani.

MOLTO PIÙ DI UN TROFEO Perché l'XR 1200 Trophy non è solo un campionato, è un raduno, un carrozzone multicolore che riesce ad unire tutti gli aspetti di un mondo infinitamente sfaccettato come quello Harley-Davidson. Nei due giorni della gara il paddock (l'ingresso è gratuito) si riempie di moto come mai capita di vedere nelle gare nazionali. Ci sono manifestazioni, concerti, demo-ride di moto stradali, spettacoli di stuntman, le immancabili bancarelle che vendono panini improbabili. Chi partecipa certo non ha tempo di annoiarsi. E poi i box aperti (altra cosa che fa molto USA), tutti vedono tutto, nel più puro spirito americano. Inoltre le XR racing sono moto molto affascinanti, anche perché, si sa, i dealer Harley sono maestri con la vernice e le moto stesse si prestano molto ad essere personalizzate.


Lo spettacolo
di Stunt
di Craig Jones
A VOLTE RITORNANO Non sono stato il solo ad essere conquistato dal fascino di questo trofeo, anche molti piloti titolati che hanno partecipato alla gara dell'anno scorso sono tornati a correrci e questo ha spinto Harley Davidson a introdurre due categorie: la Pro, dove corrono tutti i big, e la Challenger, dove corrono piloti inesperti o che comunque non sono più in attività da parecchi anni, il tutto per una quarantina di moto in pista. Il coinvolgimento dei concessionari è totale, di prender paga qui non ha voglia proprio nessuno, l'ambiente è rilassato ma in pista e ai box si fa tremendamente sul serio. L'esperienza è poca ma la voglia immensa e i meccanici hanno imparato in fretta.

EVOLUZIONI Così le XR di molti team adesso hanno manubri più stretti, pedane più alte per piegare di più, motori con mappature rifinite all'osso che portano la potenza alla soglia limite dei 99 cv fissata per regolamento. E i Big? Nomi grossi del campionato italiano che naturalmente mi sono trovato contro nella gara, visto che sono stato iscritto nella categoria Pro. A parte l'amico Luca Pedersoli, campione in carica, ho ritrovato altri simpaticoni che alla manetta del gas danno del tu come Alessandro Traversaro, Luca Pini, Andrea Giachino, a cui si sono aggiunti quest'anno altri personaggi come Sebastiano Zerbo (il prezzemolo dei trofei e li vince tutti!) Paolo Blora, e Fabrizio Perotti.

NOMI GROSSI Insomma, a guardare la entry list sembra di essere ad una gara del CIV! Però qui non siamo al CIV, le Harley da corsa vanno interpretate, non vanno aggredite, vogliono scalate morbide, staccate a moto dritta (la forcella va a pacco facilmente) e vanno fatte scorrere come fossero 125 in curva per perdere meno velocità possibile. Peccato che 125 non sono e pesano 242 kg…


IL MAESTRO Perotti comunque la XR 1200 l'ha capita meglio di tutti, fino ad oggi ha letteralmente dominato girando su tempi da paura raggiunti con irridente facilità e vincendo quattro gare su quattro. A Franciacorta, ad esempio,mentre tutti si affannavano a girare cercando il tempo lui è entrato ha fatto tre giri, ha stampato un 1:17:6 rifilando quasi un secondo al secondo ed è tornato nei box.

DUE TRENI PER TUTTO Una strategia che tra l'altro gli ha permesso di salvaguardare un preziosissimo treno di gomme per la seconda gara della giornata, perché al Trofeo Harley devi fare tutto con due soli treni, prove e gare (altra cosa che fa risparmiare). Chiaro che chi impiega meno tempo ad andare veloce in prova avrà poi un vantaggio in gara..

DOVE ERAVAMO RIMASTI? Quanto a me, torno in sella all'Harley dopo quasi sei mesi ma la ritrovo come l'avevo lasciata; l'unica differenza tra questa XR di Harley Italia e quella di Harley Como con cui ho corso a Magione è il manubrio, qui molto più alto e con cui fatico a prendere confidenza. Però mi ricordo ancora come si guida la moto e non fatico a riprendere un buon passo. Il mio obiettivo è l'1:19, tempo che, penso, mi permetterebbe di stare nelle prime file, non voglio più commettere l'errore dell'anno scorso quando in prova sbagliai tutto e mi ritrovai indietrissimo al via.


Cordara in azione,
per una volta
senza il numero 90
INCHIODATO SULL'1:20 Per cui ci do dentro, ma il mio trasponder è come fosse calamitato sull'1:20 più giù di così non ne vuole sapere di scendere. 1:20:1 è il tempo migliore delle qualifiche, che mi vale la decima posizione in griglia. Non sono contento, lo ammetto, ma se guardo chi ho davanti (praticamente solo quelli di cui vi ho parlato prima) non mi posso nemmeno lamentare.

GARA UNO Adesso la gara. La prima partenza mi vien da schifo, stacco troppo presto la frizione impenno leggermente la moto e mi passa una marea di gente. Devo forzare la prima staccata per recuperare un po' di posizioni e subito mi imbatto in un pilota che in curva va più piano di me, ma siccome è un autentico fantino (tra me e lui scoprirò ci sono quasi 25 kg di differenza) mi svernicia sul dritto come se fossi su un Cimatti. Però quello non è il suo passo e si vede, fa un paio di errori e lo supero. Peccato che il trenino dei "buoni" è ormai lontano, pretendere di ricucire lo strappo è impossibile. In compenso dietro sento il fiato sul collo degli inseguitori che mi stanno incollati. Cerco di non fare errori altrimenti è il disastro e alla fine chiudo sesto.


GARA DUE La gara due è torrida, non solo per la temperatura che è più che estiva, ma anche perché in pista il duello è ancora più "caliente". Stavolta non sbaglio, parto bene e alla prima curva sono già quinto, davanti a me ho Perotti, Pedersoli, Traversaro, Zerbo e Giachino, siamo tutti lì in un soffio, se tengo questo trenino… Ma porc… Giachino perde leggermente il posteriore prima del rettilineo di ritorno, devo chiudere il gas per non centrarlo e questo basta a far sì che gli altri scappino. Lo passo, mi ripassa, facciamo il curvone affiancati manco fossimo Haslam e Spies ad Assen. Riesco ad avere la meglio ma gli altri sono a distanza di sicurezza se non che…

PODIO SFIORATO Se non che vedo che uno perde terreno giro dopo giro, a cui mangio secondi su secondi. All'inizio mi sembra un doppiato, solo troppo tardi realizzo che invece è Zerbo che ha un problema al motore e sta perdendo terreno. Traversaro cade al tornantino, il podio è a portata di mano, ma la gara dura sempre un giro in meno di quel che serve… chiudo quarto a 7 decimi da Zerbo e dal podio, ma sono contento lo stesso perché i miei avversari sono davvero tosti e arrivare quarti in mezzo a 'sta gente non è roba da poco.


Ciao Fausto
CHALLENGER Non meno spettacolari sono state le due gare della Challenger dove i piloti di testa si sono dati battaglia dal primo all'ultimo giro girando su tempi che di principiante non hanno proprio niente. Tra questi c'era anche Fausto Duci, un amico prima di tutto e poi un forte pilota già pluricampione di gare in salita, anche lui era stato stregato dal fascino delle Harley da gara. Fausto ha perso la vita pochi giorni dopo in un assurdo incidente d'auto che lo ha visto coinvolto senza colpa. A lui è dedicato questo articolo. Per non dimenticarlo. Ciao Fausto, per me resterai sempre in pole position.

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