Autore:
Stefano Cordara

CARLOS IL LEONE Carlos Checa è nel box, si gira e si rigira, sembra una bestia in gabbia (magari un toro, animale che lo rappresenta). Vuole rientrare in pista. Genesio Bevilacqua lo tranquillizza “tu adesso rientri a provare solo la partenza, hai fatto un tempo della M… che manco so come hai fatto”. Checa è in pole, ha demolito il record della pista con gomma da gara ed è lì che vuole rientrare. Per me questa è l’immagine più bella del week end di gara di Imola. Un’immagine che ha mostrato il fuoco che arde dentro un pilota che sa di avere per le mani l’occasione della vita, che si sente il più forte di tutti.

ORMAI È (QUASI) FATTA Vincere un Mondiale a 40 anni, in effetti, non capita proprio tutti i giorni, e questa volta possiamo dire senza timore di portargli sfortuna (se è scaramantico tocchi pure ferro) che Carlos Checa questo mondiale se lo sta proprio guadagnando.

REA PROTAGONISTA Come ha detto l’ottimo Sanchini, questo è proprio il suo anno, perché ha guidato in modo impeccabile, non ha quasi mai sbagliato e ha avuto anche la giusta dose di fortuna. A Imola probabilmente non avrebbe vinto, un fenomenale Jonathan Rea in sella alla Honda CBR con Ride By Wire (una delle molte modifiche “volanti” al regolamento ha concesso alla Honda di montare l’acceleratore elettronico anche se la moto di serie non lo monta) è tornato a far vedere tutto il suo valore e se non avesse avuto un problema tecnico (un connettore della batteria da 50 centesimi) in Gara2 avrebbe fatto una doppietta straordinaria. Vedere Rea e la CBR davanti fa molto piacere, ho sempre considerato il pilota di Ballymena un autentico fenomeno frustrato però da un mezzo non all’altezza della concorrenza. Adesso che la CBR sembra aver recuperato competitività Rea potrebbe fare delle belle gare da qui alla fine dell’anno. Tenetelo d’occhio.

SCADE IL CONTRATTO, DAI IL GAS! Chissà come mai, poi, verso la fine dell’anno, quando i contratti sono in scadenza si vedono gare più belle e piloti più motivati. Haga è senz’altro uno di questi. A dire il vero Nori è sempre andato forte a Imola, ma adesso che il team Pata probabilmente sta per lasciarlo a piedi il giapponese si è messo a guidare per quello che è sempre stato. Vero è che l’Aprilia richiede un po’ di apprendistato per essere capita a fondo, ma è anche vero che Haga sembrava essersi perso dopo la batosta di Spies e queste due ultime gare (Nurburgring dove stava dominando sul bagnato prima di cadere e Imola) sembrano averlo risvegliato dal torpore.

IL RISVEGLIO DI NORI Due podi e giro più veloce della gara con record della pista con una Aprilia privata sono un risultato da incorniciare e occhio che Nitronori va forte anche a Magny Cours. Tra i “bravi” di Imola, mettiamo anche Badovini, ottimo nel finire nei magnifici otto della superpole tre e ormai stabilmente nella top ten; Laverty, sempre più incisivo del suo compagno di squadra, e le Ducati del Team Liberty con Smrz e Guintoli, anche loro protagoniste.

MELANDRI CON I DENTI Se Checa non ha festeggiato il titolo a Imola è solo “colpa” di Marco Melandri che è rimasto attaccato con i denti al sogno di potersela giocare fino in fondo. La Yamaha non è mai andata forte sui saliscendi del Santerno (anche nell’anno magico di Ben Spies fece fatica) e Marco ha lottato per posizioni di rincalzo facendo anche un errore in Gara2; alla fine il miglior piazzamento è stato un sesto posto che non può farlo felice, ma che è stato sufficiente per far rimandare la festa di Checa a cui mancano solo tre punti per laurearsi campione del mondo. Poco male per Carlos, la gara di Magny Cours è solo tra una settimana.


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