Autore:
Giovanni Zamagni


SOSPETTI INFONDATI
Chi ha dubitato che la Ducati fosse in qualche modo irregolare, che il serbatoio avesse più dei 21 litri consentiti o che la cilindrata fosse più alta degli 800 cc imposti quest'anno dal regolamento, dovrebbe vergognarsi. Controllata in Qatar, Turchia e Cina, la Desmosedici ha superato senza problemi tutte le verifiche, risultando a norma sotto ogni aspetto, per la gioia dei Ducatisti e l'invidia di tutti i costruttori giapponesi.

SPORTIVITÀ HONDA "Ci ha sorpreso, è una piccola fabbrica, ma la Ducati è stata più brava di noi" è lo sportivo riconoscimento di Satoru Horiike, numero uno della HRC, il reparto corse della Honda, la più grande industria motociclistica del mondo. Parole inequivocabili, così come lo straordinario successo di Casey Stoner, alla terza vittoria su quattro gare del 2007. Forte di una moto incredibilmente più rapida in rettilineo della Yamaha di Valentino Rossi, Casey ha fatto relativamente poca fatica a trionfare in Cina, pista caratterizzata dal rettilineo più lungo del mondiale, quasi 1.200 metri.


VIVA LA SINCERITÀ
"Non ero affatto innervosito dai sorpassi di Rossi in curva, perché sapevo di poterlo ripassare sul dritto" è l'onesta ammissione di Stoner, senza nessuna paura che la sua vittoria possa in qualche modo essere sminuita. A soli 21 anni, l'australiano sta dimostrando di essere un pilota fantastico, per nulla intimorito di doversela vedere con un fuoriclasse come Valentino, come invece accadeva in passato a campioni più o meno affermati come Max Biaggi e Sete Gibernau. Ma se Biaggi e Gibernau si spaventavano soltanto a sentire nominare Rossi, Stoner pensa soltanto a sfruttare al meglio l'eccellente pacchetto Ducati-Bridgestone che ha a disposizione e lo fa nel migliore dei modi.

NON È SOLO LA MOTO Per capire che i successi sono anche merito di Casey e non solo del super motore Ducati e delle ottime gomme giapponesi, basta confrontare i suoi risultati con quelli del compagno di squadra. In Cina, Loris Capirossi ha chiuso sesto staccato di oltre 23" (più di uno al giro!): è vero che Loris è stato costretto a partire dalla quinta fila per una caduta in prova causata da Vermeulen e che le sue condizioni fisiche non erano perfette per una botta al braccio destro, ma è dall'inizio dell'anno che il confronto con Stoner è improponibile.


QUESTIONE DI TATTICA
Per battere un pilota così in forma e in sella a una moto tanto più veloce delle altre, bisognava inventarsi qualcosa di speciale. Ci ha provato in tutti i modi Valentino Rossi, l'unico a non darsi per vinto di fronte alla forza dell'accoppiata Stoner-Ducati, nonostante una velocità media inferiore di circa 15 km/h. Rossi perdeva in rettilineo mediamente tre-quattro decimi, che poi recuperava in curva guidando come un indemoniato. Secondo qualcuno, Valentino avrebbe fatto meglio a limitarsi a tenere la scia dell'australiano, per poi provare a batterlo nell'ultimo giro. Personalmente, non sono d'accordo: così facendo Rossi non aveva nessuna possibilità di successo e in Qatar si è visto che Stoner ha del margine da amministrare nelle fasi finali della corsa.

SOTTO PRESSIONE Per quanto mi riguarda, Valentino è stato bravissimo a provarci, anche se il suo tentativo al 16esimo giro l'ha portato a esagerare e a finire fuori pista. Per sua fortuna è riuscito a limitare i danni e a recuperare il secondo posto dopo essere stato superato da Hopkins. Adesso il pilota della Yamaha è staccato di 15 punti dalla vetta: una differenza che Valentino ha dimostrato ampiamente di poter annullare.


BRAVA SUZUKI
Se la Ducati stupisce per le sue prestazioni,la Suzuki sbalordisce per la competitività trovata con il nuovo regolamento. E così John Hopkins, da pilota pazzoide e poco concreto, si sta trasformando in un pilota costantemente veloce e sempre in lotta con i migliori e il suo primo podio in carriera, che inseguiva dal 2002, è il giusto premio per un fine settimana sempre da protagonista. Hopkins è nelle migliori posizioni dall'inizio dell'anno e l'obiettivo (dichiarato) della prima vittoria non sembra poi così difficile da centrare.


CRISI HONDA
E' invece crisi nera per la Honda e non si può certo dare la colpa alle gomme. Sia Pedrosa con le Michelin sia Melandri con le Bridgestone hanno remato in quarta e quinta posizione a una vita da Stoner. La RC212V doveva essere la moto della rivoluzione, quella che bastonava senza pietà tutte le altre, forte anche di un regolamento voluto e imposto dalla Honda; invece è poco potente, difficile da mettere a punto e con problemi di ciclistica, sia in ingresso sia in uscita curva. E Pedrosa che, teoricamente, doveva infastidire Stoner e Rossi nella lotta per il titolo è già sprofondato a 37 punti dalla vetta.



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