Autore:
Stefano Cordara

DIAMOCI UNA CALMATA Prima di iniziare con il commento sulla gara faccio un commento mio personale sui fatti accaduti precedentemente al week end di gara. Pensare che un pilota debba arrivare in circuito scortato da due agenti della polizia perché è stato minacciato di morte a causa di un errore fatto nella gara prima è, per me, inammissibile. Un livello di tensione stupidamente alto ha accompagnato l’arrivo di Simoncelli al Montmelò, tensione che dovrebbe far riflettere tutti e far tornare tutti alla realtà ricordandoci che, alla fine, stiamo parlando di gare di moto e che ci sono cose più importanti per cui scaldarsi. Simoncelli ha sbagliato, e va bene; ha esagerato e va bene, ma di errori così (a anche di peggio) è piena la storia dello sport a motore (auto e moto) e mi pare che ora si stia davvero esagerando.

IMPERMEABILE Per fortuna il Sic è parso essere impermeabile a tutto il trambusto che c’è stato attorno a lui: è arrivato in pista concentrato ed è stato veloce, molto veloce. Secondo solo a Stoner per tutte le prove libere, più veloce di Stoner in qualifica, più veloce di tutti nel warm up bagnato. Sembrava che il Sic avesse trovato la ricetta giusta per accontentare tutti. Partire davanti e andarsene, così non c’era nessuno da sorpassare. Poi però è come se gli avessero spento la luce: è partito male, ha perso subito metri preziosi, ma quel che più conta non ha più trovato il passo per recuperare non solo sui primi tre, ma nemmeno su Rossi e Dovizioso che si barcamenavano tra la quarta e quinta posizione. Forse gli hanno ripetuto un po’ troppe volte che doveva stare tranquillo e lui tranquillo è stato, anche troppo. Dire che i due richiami subiti dalla direzione gara non l’abbiano condizionato una volta spento il semaforo equivale a dire una bugia.

POCO SPETTACOLO Gara complicata, quella del Montmelò. Complicata perché, a sentire tutti i piloti, la pista era davvero insidiosa, soprattutto quando è iniziato a piovere. Gara noiosa, quella del Montmelò, perché le prime posizioni si sono assestate subito e i primi cinque hanno fatto il trenino con distacchi che facevano un po’ l’elastico decimo più decimo meno. Non ci fossero stati Capirossi, Abraham, Bautista e Barbera a sorpassarsi almeno 10 volte (non a caso ad un certo punto la regia ha indugiato a lungo su di loro perché altrimenti c’era da addormentarsi) la gara avrebbe avuto davvero poco da dire dal punto di vista dello spettacolo.

STONER INDIAVOLATO Per fortuna che c’è Stoner. Lui, lo spettacolo lo darebbe anche se fosse solo in pista. Casey guida come se avesse il diavolo in corpo, la sua RCV si torce, si dimena, derapa in maniera esagerata; lui si appende, sembra sempre più di là che di qua, ma va da far paura e nessuno, al momento, riesce a tenere la sua ruota. Nemmeno Lorenzo che parte bene, si mette davanti, ma si rassegna presto a dover vedere il codino della Honda 27 da lontano.

LORENZO CORIACEO Jorge però è bravo, anzi bravissimo e al momento fa quello che deve fare, ovvero cerca di prendere sempre quanti più punti possibile. Escludendo Le Mans (dove era però anche infortunato) Jorge è sempre salito sul podio, ha vinto un Gran Premio e anche se Stoner è sempre più vicino (ora è a 7 punti di distacco) in testa al campionato c’è sempre lui. In più, la Yamaha sembra essere anche più competitiva perché pure Spies a Barcellona è salito sul podio. Lorenzo, quindi, anche se talvolta appare rassegnato a perdere il mondiale, sta facendo il suo, in attesa (o meglio nella speranza) che la Yamaha lo accontenti con una moto più competitiva che gli consenta anche di vincere. Perché è chiaro che se Stoner vince sempre e lui arriva sempre secondo il mondiale in casa Yamaha non ci resta.

LA ROSSA INSEGUE Ducati-Rossi: siamo sempre lì. La notizia positiva è che il distacco in gara dai primi si riduce; quella cattiva è che, a parte Rossi, è buio totale: Hayden ha preso 30 secondi e le altre Desmosedici corrono tra loro in una specie di monomarca delle retrovie.  In questo momento a Borgo Panigale fanno buon viso a cattivo gioco perché partire sempre dalla terza fila non è certo un obbiettivo e prendere 7 secondi dal primo non è certo un trofeo da mettere in bacheca. Stavolta, però, a parte l’assenza di Pedrosa, che presumibilmente sarebbe costata un’altra posizione in classifica, Rossi non ha avuto aiuti da chi gli stava davanti; per cui il passo di gara tutto sommato simile a quello dei primi, e i 7 secondi da Stoner (dopo averne presi 14 in tutte le altre gare) vanno visti come un bicchiere mezzo pieno.

LA STRADA E’ LUNGA Il problema semmai è che in Ducati impiegano davvero troppo tempo a trovare la strada giusta per l’assetto del week end, arrivano “lunghi” in prova, dove Rossi non ha il guizzo per stare davanti (e spesso subisce anche da Crutchlow  ed Edwards che nel giro tutto-o-niente se la cavano meglio di lui) e partire così indietro non aiuta. In più avendo poco tempo a disposizione  sperimentano fino all’ultimo prendendosi anche dei rischi su assetti non verificati: come è successo a Barcellona dove il warm up bagnato non ha permesso di provare per bene una soluzione (forcellone allungato per cercare stabilità) usata in gara ma che non ha funzionato come sperato.

DOVI FILOSOFO Chiudiamo con una considerazione di Dovizioso che, quarto in Catalunya senza mai impensierire seriamente Spies, porta comunque a casa punti preziosi e si piazza comodo al terzo posto nel Mondiale. Il Dovi ha affermato:  “le Honda non sono così tanto più forti rispetto alle altre moto in pista”. Sarà…


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