Autore:
Stefano Cordara

ROSSI A TRE CIFRE Ci sono tanti modi per far capire agli avversari chi è il più forte del momento. C'è il corpo a corpo, il sorpasso clamoroso all'ultima curva, o c'è la capacità di partire bene e andarsene piegando l'avversario giro dopo giro. La forza di Valentino Rossi sta proprio nella capacità di correre in tutti e tre i modi, camaleontico come pochi.

IL PIU' COMPLETO È per questo, per la capacità innata di leggere una gara come nessun'altro, per la capacità di sviluppare la moto fino a renderla perfetta che Rossi ha potuto raggiungere un traguardo incredibile. 100 vittorie, secondo pilota della storia a raggiungere la tripla cifra dopo il solito, mitico, Giacomo Agostini. Un risultato strepitoso, sottolineato dal fatto che Rossi lo ha raggiunto in 217 gran premi, in pratica ogni due gran premi e un pezzettino che ha corso, Rossi ne ha vinto uno…

SEMPRE LUI Insomma, cambiano gli avversari (sempre più giovani e sempre più competitivi) ma il più forte sembra essere ancora Rossi. Non mentiva Valentino quando dopo Barcellona affermava di aver finalmente trovato l'equilibrio ideale della sua M1. Ad Assen ha fatto quello che ha voluto, è tornato in pole quando ultimamente faticava ad andare in prima fila, ha corso una gara con un passo incredibile, abbassando il record della pista di due decimi. Tutto questo nonostante le Bridgestone del monogomma non siano a livello di quelle dell'anno scorso, quando ancora era battaglia con Michelin (infatti, Rossi ha impiegato due secondi in più di Stoner lo scorso anno a concludere il GP).

ARRIVI LONTANI Cosa chiedere di più? Magari un altro duello, o avversari più vicini che fossero in grado di mettergli pressione. Ad Assen però gli avversari non ci sono stati. Lorenzo (che sportivamente si è complimentato con Rossi, lo odierà anche ma il rispetto per chi ha vinto 100 volte c'è...) ha sbagliato la partenza e ha dovuto sudare per liberarsi degli avversari stressando un po' le gomme che hanno ceduto sul più bello. Forse non sarebbe riuscito a prendere Rossi che decimo più decimo meno girava come lui, però con gomme meno alla frutta sarebbe finito di sicuro più vicino.


IL CASO STONER Stoner invece è ormai un caso. L'australiano che gli altri anni pareva impermeabile a qualsiasi pressione, adesso sembra subire lo stress e non poco. È la seconda gara che finisce conciato male, problemi di stomaco lo attanagliano da Barcellona e certo non lo aiutano a tenere il passo delle Yamaha che ormai sono moto perfette, per di più guidate magistralmente da due talenti come Rossi e Lorenzo. Stoner quindi accusa lo stress? Può essere, anche perché, se andiamo a vedere, sono tanti i fattori che contribuiscono ad innervosirlo. A partire dalle prove, dove l'australiano non riesce più ad essere incisivo come gli anni passati.

LA ROSSA INSEGUE In qualifica non c'è più lo Stoner che entra, fa tre giri, dà un secondo a tutti e poi si siede a guardare gli altri che si affannano a raggiungerlo. Adesso è lui che rincorre, che fatica, che deve rischiare (paurose le due sbandate in prova) per stare davanti (durante i primi giri era palesemente al limite). Inoltre la Ducati sembra non essere più così performante nemmeno in mano sua. Il che lo innervosisce non poco e basta vedere certi atteggiamenti quando rientra nel box per capire che il ragazzo non è proprio sereno.


INCERTEZZE Alcuni avanti e indietro tecnici (come quello del forcellone che dal carbonio è tornato all'alluminio e qui ad Assen di nuovo al carbonio) indicano che il passo non è più sicuro come gli anni scorsi. La tenacia di Casey lo tiene ancora in corsa e le prossime gare ci diranno se il pacchetto Stoner-Ducati ha le capacità di tenere il ritmo indiavolato dei due piloti Yamaha e soprattutto se l'australiano sarà in grado di vincere il suo mal di stomaco. Certo Laguna Seca non è proprio il posto migliore per farselo passare…

YAMAHA PERFETTA Anche ad Assen la superiorità delle M1 è stata quasi imbarazzante e questo dà ancora più valore alla capacità di Valentino di sviluppare una moto. Ricordiamo, infatti, che l'anno scorso Rossi si è preso in carico l'onere dello sviluppo della Yamaha con le Bridgestone e la M1 2009 (di cui beneficiano anche Lorenzo Edwards e Toseland rispettivamente secondo, quarto e quinto, non so se rendo..) è quindi da considerarsi senza dubbi figlia delle sue indicazioni. Opera sua, quindi.


RIMPIANTI? Facile capire perché la Honda lo rimpianga e perché abbia anche cercato (a tutti i costi quando era in aria di rinnovo) di riaverlo. La Casa di Tokio adesso è in un ritardo inquietante, la RCV 212 non è a livello né della Ducati (che adesso sembra funzionare meglio anche con i piloti "normali"), né tanto meno della Yamaha. In questo modo i piloti (che però sono anche i responsabili dello sviluppo, solo che finché si dà retta solo a Pedrosa che i test non li fa…) sono costretti a guidare sempre al limite finendo per sbagliare.

HRC IN CRISI Ad Assen sono caduti entrambi nel tentativo di tenere un ritmo che non era il loro, e Dovizioso non è certo un cascatore perché ha fatto della costanza del rendimento il suo punto di forza. In HRC è meglio che si diano una regolata perché davvero non è così che potrà tornare avanti.


IL MUCCHIO SELVAGGIO Non è stata una gara divertente, ammettiamolo. O meglio è stata divertente a metà, perché se i primi 4 viaggiavano molto distanziati (uno Stoner che becca 30 secondi dal primo è davvero molto strano) dal quinto in poi si sono scannati per tutti i giri con dritti, spallate e anche una caduta all'ultimo giro che ha tolto a Mika Kallio il gusto di un ottimo piazzamento. Toseland, Capirossi, Hayden, Elias e lo stesso Kallio hanno dato vita, infatti, ad una gara di gruppo avvincente con una infinità di sorpassi e cambi di posizione praticamente continui. Per fortuna questa bagarre è stata molto seguita dalle telecamere perché altrimenti il GP sarebbe stato davvero soporifero.

POCHI PILOTI Tutto ciò impone una riflessione, il problema non è tanto di elettronica o di gomme, il problema è che in MotoGP, sebbene Ezpeleta si ostini a dire che 18 moto bastano e avanzano, i piloti in pista sono troppo pochi e oltretutto tra questi ci sono tre extraterrestri che fanno davvero un altro sport. Ma certo non è colpa loro se vanno più forte degli altri…


TAGS: gran premio d'olanda