Autore:
Spartaco Belloni

Erano in molti ad aspettarsi un’endurona allo stand Ducati. Ovviamente nessuno pensava a ruote tassellate o a cose del genere, si ipotizzava un qualcosa di vicino a una Cagiva Grand Canyon o a una Yamaha TDM.

Qualcosa di molto stradale

, insomma. All’apertura del Salone di Milano la nuova Ducati è arrivata, insieme a due sorprese. Primo: la Multistrada – questo il nome – è un prototipo, quindi prima di un anno non ci si potranno mettere le mani addosso. Secondo: la moto è ben più sportiva di quel che ci si aspettasse. Andando a disquisire di filosofie su due ruote, si capisce come la Multistrada sia davvero l’erede delle Scrambler 250 e 450. Ve le ricordate? Assomigliavano un po’ alla moto di Fonzie e con il fuoristrada c’entravano poco o nulla. Ovviamente questa Multistrada è tutta diversa, ma alla fine si ispira a quel concetto di moto tuttofare e tuttogusto. Una scrambler trent’anni dopo.

Con quella ruotina davanti da 17" la Multistrada promette ingressi in curva da supermotard. Altro che endurona, noi le gomme le abbiamo guardate bene: sono lisce e con pochi solchi, proprio come sulle sportive. Gli uomini Ducati hanno promesso divertimento allo stato puro e per questo non dovrebbe crescergli il naso. 195 kg non sono molti, il manubrio è bello largo, l’assetto sembra sbilanciato in avanti per dare pepe al tutto. Aspettiamo con ansia che il prototipo si faccia carne. Il motore di birra ne avrà abbastanza: non è un Desmoquattro, come in molti pensavano, ma il classico bicilindrico a elle con due valvole. Per l’occasione dotato di doppia accensione (due candele per ogni testa); avrà di sicuro il solito prepotente e coinvolgente carattere di tutti i pomponi. 100 i cavalli, né troppi ne pochi.

Per lo stile ci si è affidati a Pierre Terblanche. La mano di questo eterno ragazzone si vede, perché nella Multistrada c’è qualcosa della MHE, la 900 riservata a pochi fortunati. Non diretti richiami, ma un certo nonsochè di famigliare, soprattutto nel posteriore slanciato e sparato verso l’alto. Davanti c’è una mezza carena spigolosa, come vogliono le ultime tendenze. Originale la soluzione del cupolino che gira insieme al manubrio, mentre il resto della carena rimane fisso al solito traliccio di tubi del telaio. Un’idea già vista sulla bruttissima Yamaha XS 1100 Martini di vent’anni fa. Per fortuna che qui il risultato è di tutt’altro livello. Insomma, questa Multistrada è originale sul serio e va a inaugurare un nuovo filone, lo stesso preso da BMW con la monocilindrica Scarver 650. Più o meno la filosofia è la stessa. Gusto nella guida senza negare un po’ di comfort per i viaggi. Ora aspettiamo la nuova Yamaha TDM 900. A Milano ce l’hanno negata, arriverà la settimana prossima al Salone di Parigi. Tra le scrambler del terzo millennio è già guerra aperta.


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