Autore:
Stefano Cordara

IPERATTIVI Non esiste salone senza che Derbi riesca a far parlare di se, in bene. E anche stavolta è la Mulhacèn a fare la parte del leone allo stand italo Iberico. L'eccellente lavoro di Klaus Nennevitz (colui che ha inventato la Tuono, prima di migrare in spagna...) è giunto finalmente alla conclusione.


MUSA ISPIRATRICE

Nel frattempo le sua idea di moto semplice, a metà tra una dirt track e una scrambler vera e propria, ha avuto un successone tanto che le moto ispirate alla Mulhachèn non mancano (fare un salto allo stand Italjet per averne un esempio). Finita finalmente e pronta per la primavera quando arriverà dai concessionari. Rispetto al prototipo originario non cambia molto (faro, e qualche particolare), la Mulhacén è arrivata alla produzione con pochissime variazioni.

CUORE YAMAHA

La cilindrata 659, fa ben capire da dove arrivi il monocilindrico che la muove. Trattasi di  Yamaha 660 ad iniezione elettronica, lo stesso della XT, e della Pegaso Strada. La Mulhacén vuole essere soprattutto una moto facile e divertente. Del motore abbiamo già detto. I suoi 48 cavalli non faranno certo fatica a muovere i soli 160 kg di peso che Derbi dichiara per la sua scrambler. Le ruote sono da 18 pollici, il telaio è in tubi di acciaio, il forcellone di alluminio muove un ammortizzatore piazzato lateralmente.

FUTURISTA

L'high tech lo troviamo anche nei componenti, forse perfino sprecati per una moto tranquilla come vuole essere la Mulhacèn, ma che alla fine ci stanno un gran bene. La strumentazione digitale, i dischi a margherita, la pinza radiale anteriore regalano una bella dose sportività. Leggera, essenziale, facile, la classica moto per tutti con una sella ad altezza umana (80 cm) sovrastrutture ridotte al minimo. In primavera sapremo dirvi anche come va, il prezzo non è ancora stato dichiarato ma sicuramente sarà competitivo con altre stradali monocilindriche come la MT-03 e la Pegaso Strada.

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