Autore:
Stefano Cordara


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PREMESSA
Diciamo subito una cosa, non dovevamo dimostrare nulla a nessuno, ma solo fare del nostro meglio per chiudere una stagione che per noi è già da considerarsi più che positiva. Il nostro obbiettivo per il Bol d'Or era non avere problemi e correre in difesa del nostro terzo posto nella classifica mondiale. Ma è altrettanto vero che questa gara in terra francese ha portato nel team delle motivazioni finora nascoste, un po' per la voglia di riscattare l'unica gara andata male quest'anno (la 24 ore di Le Mans), un po' per quello che ci hanno fatto passare i francesi, un po' per tutti quei team concorrenti che all'inizio snobbavano questa "squadretta" arrivata dal nulla guardandola spesso con sufficienza.


LA GARA PIÙ IMPORTANTE
Insomma questa gara, al di la di ciò che rappresenta, aveva un'importanza tutta particolare. Non ci volevano errori, serviva una concentrazione ancora maggiore da parte di tutti per ottenere il miglior risultato possibile per noi. Anche perché, con ben 27 moto iscritte nella classe stock (la presenza più alta del campionato), e visto il livello dei concorrenti (il primo equipaggio stock è arrivato 4 assoluto!) arrivare a punti non era poi così scontato. Un avvenimento speciale e a cui i ragazzi del team non hanno voluto mancare. Alla spicciolata sono arrivati tutti: chi in camper, in macchina. Dai 4 elementi di martedì siamo passati ai 12 del sabato mattina, finalmente una squadra all'altezza della 24 ore.


VIA SOTTO IL SOLE
Ovviamente, dopo prove bagnatissime il settantesimo Bol d'Or è partito sotto uno splendido sole. Una cosa per noi quasi negativa, perché con l'asciutto avevamo girato pochissimo ed eravamo tutt'altro che a posto con l'assetto. La mossa giusta è stata quella di ripartire dall'assetto di Oschersleben che si è dimostrato valido anche per Magny Cours, sebbene i due circuiti siano assolutamente differenti per configurazione. Nel warm up siamo indietro (45esimi), ma quei pochi giri bastano per capire che almeno proveremo a giocarcela.

NESSUN ERRORE E stavolta ce la siamo giocata davvero bene, fin dalla partenza . Nessun errore allo start, nessun errore nei cambi, nessun problema (solo la sostituzione di un faretto posteriore bruciato che ci è costata due minuti) e soprattutto una moto che ha marciato imperturbabile per tutti i 721 giri della nostra gara. La nostra Suzuki GSX-R 1000 non ha perduto nemmeno una vite, marciando a tappe forzate per 21 turni da 33 giri (un'ora e 5 minuti a testa).


VELOCI DI NOTTE
Una gara senza problemi (finalmente) e in cui abbiamo saputo tenere un gran passo senza calare il ritmo nemmeno di notte quando tutti mollano un po'. Alla fine i nostri sforzi sono stati premiati con un incredibile ventesimo posto assoluto e il quinto della categoria stock, posizione che ci ha confermato al terzo posto in classifica.

GARA DURA Tutto questo nella gara più dura che i piloti, anche i veterani della specialità, ricordassero. Rende bene l'idea l'impressionante numero di ritiri che ha caratterizzato la gara: su 57 partenti solo 36 sono arrivati alle 15 della domenica.

Gara difficile, quindi, non tanto per il tipo di pista ma per le condizioni meteo che a partire dal mattino della domenica hanno condizionato molto i risultati.


ANCHE LA NEBBIA
Se il pomeriggio del sabato e parte della notte sono stati baciati dal sole e dal cielo sereno, le prime ore della domenica sono state caratterizzate dalla massima incertezza. Nel mio turno delle 4 del mattino, è arrivata perfino la nebbia che è andata così a completare la mia esperienza di guida in pista con qualsiasi condizione, adesso posso dire di aver davvero provato di tutto! Buio, foschia, visiera piena di goccioline che tolgono visibilità, peggio di così solo la pioggia di notte. In queste condizioni mi è anche capitato di evitare per un pelo una moto scivolata da poco che si trovava in un punto particolarmente buio della pista e che è come spuntata dal nulla. Anche questo è Endurance...

IN BALIA DEL METEO Il momento chiave della gara è stato senz'altro quello del mattino della domenica quando, sparita la nebbia, ha iniziato a piovere in modo quasi impercettibile per poi smettere e poi riprendere ancora. In un attimo la pista è diventata come insaponata, un'ecatombe di cadute, anche eccellenti hanno movimentato la corsa. Nei box è iniziato un vai e vieni pazzesco ma, di fatto, nessuno sa che gomme scegliere. Perfino l'imbattibile Suzuki Castrol (che vincerà gara e mondiale) pare in balia dell'incertezza. Lagrive rientra, monta le intermedie, fa due giri, rientra monta le rain. Tutti guardano i campioni per poi imitarli, ma nemmeno loro sanno che pesci pigliare.


VIVA LE INTAGLIATE
In queste condizioni, paradossalmente, correre con gomme intagliate come le Bridgestone 002 (cambiate regolarmente ogni 2 turni) è perfino un vantaggio. Con la pista appena umida le slick diventano ingestibili e le rain sono inutilizzabili, noi, invece, non dobbiamo cambiare niente e continuiamo a macinare giri mentre ai box è il walzer del pit-stop e in pista le scivolate aumentano.

LA SCALATA È in questi momenti chiave che scaliamo a grandi passi la classifica. Per una volta possiamo dire di avere un pizzico di fortuna dalla nostra e ci leviamo anche più di una soddisfazione, come quella del sorpasso di Bellezza ai danni di Vincent Philippe con la sua Suzuki numero 1 in balia delle rain su asfalto praticamente asciutto. O quella del sottoscritto che in un giro si sdoppia dalla Yamaha Phase One guidata da Nowland (uno che il mondiale endurance l'ha vinto due volte).

PIOVE, SULL'ASCIUTTO Anche a me, giusto per non farmi mancare niente, tocca un turno con le rain che inizia sul bagnato e termina sull'asciutto, una situazione di tensione incredibile perché senti le gomme andare in pappa ad ogni manata di gas e rischi di cadere ad ogni frenata. Tutto questo, quando, naturalmente, hai già sei ore di guida e una notte insonne sulle spalle. Mica male no?


Cordara,
Scarnato e
Kitagawa dopo
l'arrivo
FINALE IN VOLATA Non manca nemmeno la bagarre finale, dietro di noi, ad un giro di distacco, il team Boffa ci crede. Anche loro sono nella categoria stock e iniziano a spingere come dannati per tentare il sorpasso. Ci tocca finire in volata, lottando a suon di giri veloci manco fossimo in qualifica, invece siamo alla 23esima ora! Tocca a me l'onore dell'ultimo turno ma è tutt'altro che una passerella, una volta di più chiediamo uno sforzo supplementare alle gomme che non cambieremo per tre ore facendo solo rifornimento. Direi che sono stanchino ma spingo più che posso, perché il mio rivale diretto gira ancora forte. Nemmeno mi accorgo che ce l'ho alle spalle che mi segue come un'ombra, ma non mi passa e il giro di distacco rimane.

ASSIEME AL CAMPIONE In piena trance agonistica non mi accorgo neppure che dietro di me c'è Kitagawa, che sta andando a vincere la gara. Praticamente tagliamo il traguardo assieme e, in fondo, è come se avessi vinto un po' anche io. E la più grande soddisfazione è quella di percorrere il giro dopo la bandiera a scacchi. Non importa chi tu sia, o in che posizione tu sia arrivato, per il pubblico e per i commissari che ti hanno visto sfrecciare per 24 ore sei un eroe, uno da festeggiare, abbracciare, uno a cui stringere la mano. E' festa per tutti e quel giro resterà per sempre impresso nella mia memoria. Finire un Bol d'Or è cosa da raccontare ai nipotini.


BILANCIO FINALE
A questo punto è il momento di bilanci. Se penso che, giusto un anno fa, tutto questo era solo un sogno non riesco ancora a rendermi ben conto di quello che abbiamo fatto. Eravamo davvero tre amici al bar e siamo andati a fare un campionato mondiale. A volte abbiamo sbagliato, spesso abbiamo imparato, partiti in pochissimi siamo diventati un team, una squadra. Non avevamo aspettative, ma lentamente ci siamo convinti dei nostri mezzi. Il terzo posto nella classifica mondiale della categoria è un premio che va oltre le nostre aspettative. Non scendo nella retorica, mi limiterò a ringraziare tutti i "ragazzi" che ci hanno aiutato durante le gare, senza dormire, perdendo giorni di lavoro, mettendoci del proprio. Senza fare troppi nomi siete stati davvero grandi, tutti... e se ci riprovassimo?



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