Ducati DRE:
A scuola con le rosse

A scuola con le rosse

Due inviti in redazione per la prima sessione 2005 dei corsi Ducati, a Imola. Un'occasione ghiotta anche per chi è del mestiere. Figurarsi per un pivello arrivato alla moto in età avanzata e per un pendolare a due ruote profano della pista. Ecco come è andata. E cosa si impara alla DRE, Ducati Riding Experience. Di Paolo Sardi e Gilberto Milano.
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INVITO IRRINUNCIABILE Due inviti per due corsi differenti. Privilegi del mestiere, tocca dirlo: un giorno di scuola con le Ducati sul circuito di Imola non è poi così normale. Certo, basta pagare e le porte sono aperte a tutti. Farlo per lavoro però ha un sapore diverso.... Niente risse comunque, vanno i due che più ne hanno bisogno: Gilberto, il pivello della redazione, nel senso che è l'ultimo in ordine di tempo ad essere salito su una moto, e Paolo, motociclista di lungo corso che alla pista dà però ancora del lei.

PER TUTTI I GUSTI

E' l'occasione giusta per prendere più confidenza con le due ruote e per cancellare qualche difetto di impostazione tipico di chi impara da sé. Un corso "intermedio" per Gilberto (c'è anche un corso base per chi non è mai salito su una moto) e un corso "Racing" per Paolo, il più esperto, ultimo esame prima di accedere al "Master di pilotaggio" riservato a chi vuole poi cimentarsi contro il tempo.

CAMPIONI PER MAESTRI

Ecco il racconto di un giorno vissuto intensamente tra esercizi tra i birilli, giri in pista e chiacchiere con i campioni. La Ducati non ha badato a spese (si dice così) e ne ha schierati a iosa. Ogni istruttore è un campione. Tre nomi per tutti: Marco Lucchinelli, Campione del mondo Classe 500, Dario Marchetti, campione Europeo Endurance, più volte vincitore a Daytona (!) e Gian Maria Liverani, ex pilota del mondiale Superbike tutt'ora velocissimo e in attività . Da mettere soggezione a chiunque.

CORSO INTERMEDIO

CORSO RACING


CORSO INTERMEDIO L'impatto con l'autodromo è subito adrenalinico: Imola lo è già di suo per quello che rappresenta in ambito sportivo, e per la bellezza del tracciato (ne parlerà Paolo diffusamente, che ci ha passato l'intera giornata). Se poi ci mettete il colpo d'occhio di una parata di Ducati rosse schierate ordinatamente a bordo paddock, potete immaginare cosa si provi. Aggiungeteci la "cerimonia" della vestizione, il briefing con i campioni, una discreta presenza femminile e diversi allievi stranieri e il gioco è fatto: l'eccitazione è a mille.

TRA UNA VONGOLA E UNA PIEGA...

Ci siamo. La tensione mista a entusiasmo, annegata in parte la sera prima in una zuppierona di spaghetti allo scoglio e non smaltita completamente nella notte, torna a farsi sentire. Ho paura soprattutto di cadere. Dopo un paio di anni di moto (più di scooter per la verità) non mi sento per nulla sicuro. Ho sempre il timore di un incidente, di una caduta o di trovarmi in una situazione difficile e di non sapere come comportarmi. La caduta poi è arrivata davvero qualche settimana prima del corso, in sella a un cinquantino Honda Zoomer, in coda nel traffico, quasi da fermo, roba da vergognarsi a raccontarlo.

LEGNO FLESSIBILE

E' per questo che ho accettato l'invito Ducati. Spero di prendere più confidenza con la moto e di acquistare quella sicurezza che mi manca. Non so perché, ma immagino che dopo un giorno di corso possa anch'io muovermi con una discreta scioltezza, addirittura di riuscire a piegare un pochino (adesso sono il classico pezzo di legno, come dicono i colleghi motociclisti di MotorBox).

UN BIRILLO PER AMICO

Il Corso intermedio sembra quello giusto: si lavorerà nel paddock imparando tra i birilli i fondamentali del motociclismo, soprattutto come si frena e come si curva. Sette esercizi di mezz'ora l'uno con un break per il pranzo e due sessioni in pista a fine giornata. Ci si divide in gruppi da cinque e si comincia.

VESTITO DI PELLE

E' la prima volta che indosso la tuta in pelle (prestata gentilmente da Paolo, che è almeno una taglia più grande di me) e sento di fare la figura della spina il primo giorno di militare. Sono con Massimo Piazza, un ex campione italiano di Enduro, oggi impegnato come dirigente in un team che partecipa a diverse competizioni. Un tipo alla mano che per accento e struttura fisica mi ricorda il comico di Zelig, quello delle "pugnette".

UNA VITA IN MOTO

Non è un teorico, di quelli con la parlantina sciolta e forbita che parlano di baricentro mobile della moto, di traiettorie, di pesi e che si aiutano con lavagne luminose e grafici di ogni tipo. Con lui si va sul pratico, come penso che sia anche con gli altri istruttori-campioni: tanti consigli sciorinati con molta modestia frutto dell'esperienza di una vita in moto.

TANTA PRATICA

Si comincia con un esercizio per imparare ad affrontare una serie di curve in sequenza. A disposizione ci sono Ducati Monster 800S2R, rosse, con una banda bianca che attraversa per i lungo il serbatoio con un effetto Anni 50, e Multistrada 1000. ce le scambieremo durante la mezz'ora di esercizio.

APRIPISTA

La prassi vuole che l'istruttore spieghi brevemente l'esercizio quel tanto che basta per capire cosa si deve fare e come ci si deve comportare in moto, e poi via con l'esperienza sul campo. Lui che per due o tre volte guida la colonna "piano", quindi a turno si passa in testa con lui che segue e giudica. Dopo qualche giro ci si ferma, un giudizio su ognuno con relative indicazioni per correggere gli errori, domande e risposte, e si riparte. Massimo ci segue uno per uno, poi ci affianca, ci corregge ancora e si prosegue. Ci si ferma quando si è stanchi e si riparte, si cambia moto e via ancora.

INIZIO DIFFICILE

Il primo esercizio è traumatico. Niente di speciale, tre curve in sequenza tra i birilli e poi un tondo per ricominciare. Rischio di demoralizzarmi dopo che Massimo ha detto di aver percorso i primi giri a bassa andatura. "Ma come, così per te era piano?" gli chiedo preoccupato. Io veramente ho faticato a stargli a ruota. "Non ti preoccupare" mi incoraggia, "vedrai che tra qualche giro sarà tutta un'altra cosa". Aveva ragione, ovviamente.

SE LO FA LUI...

Gira e rigira prendo confidenza, cerco di imitarlo anche quando Massimo dà gas e ci lascia basiti ad ammirarlo. Se però ci riesce lui vuol dire che si può fare, quindi proviamo. Non c'è come provare e riprovare per acquistare sicurezza e confidenza con la moto. Le Ducati poi sono facili da guidare, anche se scorbutiche e con tanta coppia ai bassi da costringerci a guidare quasi sempre con una marcia più alta. A fine esercizio anche la Multistrada, che qui in redazione non ho nemmeno osato provare, mi sembra facile come una bicicletta.

BRACCIA STANCHE

Mezz'ora a girare in tondo non è poco per chi è teso e irrigidito come noi. Dopo un po' iniziano a far male i muscoli delle braccia e le mani. La posizione in moto non è ancora corretta e si sente. Sono il più vecchio del gruppo, ma osservo che anche gli altri non sono più giovincelli. In effetti pensavo di trovare allievi più giovani, mentre la maggior parte ha superato i quaranta. Evidentemente non sono l'unico ad avere avuto un amore tardivo per la moto. Noto comunque con piacere che siamo più o meno tutti allo stesso livello di guida.

DOPPIO SENSO

Ogni esercizio viene eseguito prima in un senso poi in senso contrario. E' utile per aumentare il numero di situazioni su cui prendere confidenza. Dopo le curve in sequenza ci aspetta il tornante, la frenata con ostacolo, la doppia curva, la curva a raggio costante, la curva a raggio variabile, la gimcana tra i birilli, la frenata e la frenata con ostacolo. Alla fine siamo stanchi ma soddisfatti. Di sicuro una cosa l'abbiamo imparata: a curvare (i più bravi riescono anche a piegare, qualcuno persino con il ginocchio appoggiato a terra) e a frenare, che non è poco.

FINALE IN PISTA

Ma non è finita: ci aspetta un finale in pista mozzafiato: due turni di otto giri l'uno a conclusione di una giornata che non si dimenticherà facilmente. Dobbiamo stare in fila indiana dietro un istruttore che farà da lepre (o da tappo) e ci insegnerà le giuste traiettorie. L'acqua cerca di rovinarci la festa, piove quasi a dirotto ma andiamo ugualmente. Ancora più difficile quindi, anche se la velocità è giocoforza più bassa.

DEBUTTO BAGNATO

Sono ugualmente soddisfatto. Non è cosa da poco girare anche in pista e sul bagnato per uno che in moto ha fatto solo un viaggetto fuori città. Un peccato, ma forse è stato meglio così. Va bene sentirsi più sicuri, aver preso confidenza con le moto, girare sul bagnato a velocità che non ho mai toccato finora nemmeno sull'asciutto, ma per la pista forse è meglio aspettare ancora un po'. Chissà, magari l'anno prossimo... *BRPAGE*

CORSO RACING


ALL'UNIVERSITA'

Pur essendo di professione giornalista e tester di auto, nella mia vita ho provato moto di ogni genere, usando le due ruote quasi quotidianamente in vent'anni esatti di patente A. Tuttavia non posso proprio definirmi un soggetto da pista, tanto da aver cercato già, anni addietro, di colmare questa lacuna iscrivendomi alla Yamaha Sport School con la mia moto di quel tempo, una Thundercat 600. Un'esperienza, quella fatta allora, che sta a questo corso Racing offerto dalla Ducati come le scuole superiori stanno all'università.

OTTIMA PALESTRA

D'altro canto, già la sede scelta per la Ducati Riding Experience la dice lunga sul tipo di "programma didattico" adottato dai luminari del manubrio che fanno da istruttori, tra cui anche il mitico Marco Lucchinelli e David James, più volte iridato nei sidecar e tutor del mio gruppo. L'Autodromo di Imola è, specie per le moto, una tra le piste più impegnative, con cambi di pendenza, scollinamenti ciechi e curve da raccordare. Il tutto a cavallo della Ducati 999, punto di partenza per la moto che ha vinto il titolo iridato Superbike 2004. Quanto basta insomma per affrontare l'uscita dalla pit-lane se non con soggezione, quanto meno con rispetto. Anche perché qui in moto ho girato solo un'altra volta, con una Kawasaki ZX-6R, inanellando meno di una decina di tornate da dimenticare, sotto un sole cocente e inguainato come un cotechino in una tuta troppo stretta.

DI POCHE PAROLE

La ricetta del corso Racing si dimostra subito chiara e semplice. Poche chiacchiere e tanta, tanta pista, tutti a girare a ritmo crescente come tanti anatroccoli in coda all'istruttore nel ruolo di mamma papera. Non nascondo che una simile formula mi ha lasciato inizialmente un po' perplesso. Mi aspettavo più teoria sulla dinamica della moto, sul funzionamento e sul set-up delle sospensioni, nozioni tecniche e chissà cos'altro. Niente di tutto ciò: tutto viene condito via commentando un rapido filmato realizzato al computer e con un approfondimento sui pneumatici.

TUTTO PER GRADI

Bando alle ciance, allora. Pulsante di avviamento, frizione, giù la prima e via verso il Tamburello. Un paio di giri a passo da parata e poi il ritmo inizia a salire. Non troppo, per fortuna, perché c'è da far giù la polvere dai ricordi relativi alle curve e bisogna iniziare a prendere riferimenti per quando si inizierà a fare più sul serio. Per fare il punto della situazione, niente di meglio di una sosta ai box, utile anche per ricevere qualche dritta sulle traiettorie davanti alla mappa della pista e per studiare a tavolino (anzi, a sellino...) la posizione corretta da assumere in curva.

LUI NON FRENA

Il secondo turno è il più traumatico. La sorte mi assegna il posto dietro a James e io, credendomi furbo, decido di fare esattamente tutto quello che fa lui. Il risultato è che mi ritrovo a guidare da schifo perché quel burlone d'inglese molto semplicemente non frena quasi mai. Io non ho il pelo per entrare così veloce in curva e mi ritrovo a staccare sempre impiccatissimo all'ultimo momento, mandando a farsi benedire la pulizia dell'ingresso in traiettoria. "Perché mai dovrei frenare di più? A questa andatura è divertente far scorrere la moto puntando più sul freno motore!" dice candido l'inglese volante al rientro ai box. Beato lui che ci riesce...

EUREKA!

Nei turni successivi faccio tesoro dell'esperienza e dei consigli ricevuti. Stacco un po' prima e in modo più dolce, spostando meglio il peso all'interno della curva, curando di più la precisione della traiettoria. Funziona! Mi ritrovo a girare a un passo sempre più allegro senza affanno, nonostante l'unico sport che faccia da qualche tempo sia il sollevamento... obiezioni. Come per incanto comincio pure a limare con regolarità la saponetta sinistra alla Tosa e alla seconda della Rivazza! E le curve a destra, che di solito mi restano più indigeste, mi paiono meno ostiche del solito, tanto che in qualche occasione grattugio il ginocchio alla Villeneuve. Buona parte del merito va anche alla 999. La sua ciclistica non sarà un fulmine nelle chicane ma infonde un impagabile senso di sicurezza in ogni condizione.

AL SETTIMO CIELO

Alla fine sono al settimo cielo e non riesco ad arrabbiarmi neppure quando un temporale stronca a metà l'ultimo turno (il sesto...) in pista. Mai avrei creduto di fare in una sola giornata un così grande salto di qualità. Mi sento come se un incantesimo mi avesse trasformato da rospo a principino della piega. E devo pure cospargermi il casco di cenere per aver dubitato dei metodi adottati dalla Ducati Riding Experience. Certo, un po' di teoria serve, ma nessuno può dare a voce una formula magica per andare forte: occorre solo fare esperienza e in questo corso Racing se ne fa davvero tanta.

NE VALE LA PENA

Certo, i 750 euro richiesti ai paganti non sono pochi. Se si considera però che la cifra è "all inclusive" e che si gira tantissimo, con moto dell'organizzazione, senza altre spese per pista, gomme, freni e benzina (ed eventuali carenature...), la spesa ci sta tutta. Io credo da sempre che le scuole di pilotaggio per le auto siano utili e a maggior ragione trovo lo siano per le moto. In fondo, si cercano bravi maestri per giocare a tennis o per ballare suoi ritmi latino-americani; perché non farlo anche quando si tratta d'impugnare i semimanubri e di danzare con una supersportiva?!

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