Autore:
Giulio Scrinzi

TANTI BASSI, POCHI ALTI Il 2017 di Antonio Giovinazzi non è stato tutto rose e fiori: iniziato nel migliore dei modi grazie alla sostituzione dell'ultimo minuto in Sauber di Pascal Wehrlein, il pilota di Martina Franca era riuscito a centrare un discreto 12esimo posto in quel di Melbourne... per poi rovinare tutto nel successivo appuntamento di Shanghai, dove ha distrutto per ben due volte in rettilineo la C36 elvetica. Da quel momento il pugliese è stato messo in panchina, per poi essere ripescato dalla HAAS che gli ha offerto sette turni di prove libere 1 per riprendere confidenza con la VF-17 a stelle e strisce.

LA HAAS DICE NO Le sue performance in pista, però, si sono rivelate sotto le aspettative del reparto corse americano, come sottolineato recentemente dal suo boss Gunther Steiner: “La presenza di Giovinazzi nel team non ci è stata al 100% di aiuto: non possiamo considerarla del tutto negativa, ma nemmeno positiva. Per il 2018 la Ferrari ci ha chiesto di piazzarlo nella nostra scuderia come titolare, ma da parte nostra abbiamo risposto che siamo già a posto con Grosjean e Magnussen”. Parole dure da parte del manager di Merano, che lascia intendere una sola cosa: nella prossima stagione Antonio troverà la porta chiusa in casa HAAS.

DI NUOVO IN PANCHINA Le sue speranze di arrivare stabilmente in Formula 1, inoltre, si sono ammutolite recentemente, quando nel nuovo Alfa Romeo Sauber F1 Team sono stati scelti come piloti titolari il neo Campione del Mondo della Formula 2 Charles Leclerc e lo svedese Marcus Ericsson. Per Giovinazzi, quindi, si prospetta un 2018 di nuovo “in panchina”: sarà terzo pilota del reparto corse elvetico e della Scuderia Ferrari, ma questo è un magro bottino nei confronti di quello a cui aspirava da tempo.

PERCHÈ È FINITA COSÌ? Una domanda sorge spontanea: perchè le cose sono andate in questo modo? Le risposte sono molteplici: Leclerc si è conquistato il suo posto da titolare grazie a una splendida stagione da protagonista assoluto in F2, ma anche per il fatto che la Ferrari, ad un certo punto, era obbligata a sostenerlo per una clausola contrattuale che avrebbe permesso al monegasco di svincolarsi qualora Maranello non gli avrebbe garantito uno sbocco concreto in F1. Perdere un talento come il 20enne di Monaco sarebbe stato un delitto, così come perdere Ericsson da parte della Sauber: lo svedese, infatti, ha salvato il reparto corse svizzero dal fallimento grazie ai suoi sponsor, per cui si può capire che la sua permanenza in Sauber è dovuta a fini prettamente... economici e commerciali. E Giovinazzi? Antonio si è bruciato una prima, importante, occasione proprio a Shanghai, per cui ora non deve fare altro che rimboccarsi le maniche per costruirsi da solo un'altra opportunità che gli permetta di realizzare il suo sogno. Mission impossible?


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