Autore:
Andrea Minerva

Terra…terra. Questa volta non si tratta dell’avvistamento marinaro di lande sconosciute,  ma, e possiamo dire finalmente, della prima gara su terra del campionato italiano rally. L’onore di interrompere la sequenza delle prime tre prove su asfalto spetta al rally dell’Adriatico, che per il 2016 ha deciso di sistemare un po’ il look, pur senza stravolgere il percorso del passato. La prima novità riguarda la cerimonia di partenza, che avrà luogo, dopo otto anni di assenza, a Senigallia. Le zone di Cingoli e Jesi saranno le assolute protagoniste delle due tappe previste, la prima come quartier generale e la seconda come Parco Assistenza.  Quello che non cambierà sarà il ritmo della gara, come sempre martellante, dettato da prove speciali insolitamente veloci per il fondo sterrato. Una caratteristica che nel corso degli anni ha costantemente permesso al rally dell’Adriatico di fregiarsi del titolo, seppur virtuale, di gara tra le più spettacolari dell’intero panorama nazionale. E non solo. Questa particolarità tecnica ha sempre fatto sì che gli scarti cronometrici tra i vari equipaggi siano sempre ridotti al minimo, conteggiati in pochi secondi anche al termine delle due estenuanti giornate di gara. Ne sa qualcosa, eccome, Umberto Scandola, che nonostante condizioni di gara così “tirate”, è riuscito a vincere le ultime tre edizioni consecutive di questo rally, sempre alla guida della Skoda Fabia super 2000. Un’attitudine davvero spiccata quella per questa gara evidenziata dal pilota veronese, sempre particolarmente “in palla” quando si arriva a questo appuntamento del campionato. Chi invece non pare amare del tutto questo rally è Paolo Andreucci, comunque vincitore in due edizioni, nel 2009 e nel 2012, ma non sempre a suo agio lungo le prove speciali del rally marchigiano. In occasione del 23° rally dell’Adriatico, la lunghezza totale prevista del percorso è di 550 chilometri, di cui poco più di 120 destinati alle cinque diverse prove speciali.


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