Due svedesi a braccetto. Si fosse trattato di belle ragazze, alte e bionde, non avrebbe certo fatto notizia al tempo dei DICO. Parlando di auto, invece, la prospettiva cambia e il fatto ne guadagna in sensazionalismo. Soprattutto se la "joint-venture" è tra due Case, Volvo e Saab, appartenenti rispettivamente una al Gruppo Ford, l'altra al colosso GM. Un duetto sotto l'insegna del FIAV, la bandiera azzurra di giallo crociata - tra i partner infatti c'è lo stesso Stato svedese - con l'obiettivo di sviluppare e testare le auto ibride della prossima generazione.

In concreto, lo sforzo congiunto della copia scandinava servirà al varo di una flotta verde di auto ibride "plug-in", ovvero, che possono essere ricaricate direttamente infilando la spina nella presa della corrente per qualche ora.

Il tutto fa pensare che Volvo, in questo prossimo-futuro business delle ibride, ci creda per davvero. I piani prevedono un investimento oneroso - oltre 11 miliardi di corone svedesi, pari a più di 1,17 miliardi di euro nei i prossimi cinque anni - nelle ricerche per la riduzione del consumo di carburante e delle emissioni di CO2. Lo scorso autunno, poi, era già stato presentato il prototipo di una C30 "ricaricabile", rivoluzionata nel sottoscocca rispetto alla compatta in produzione.

I vantaggi che porterebbe questa concept car sono facilmente intuibili: impatto ambientale tendente allo zero e risparmio energetico. La C30 Recharge è alimentata da quattro motorini elettrici posti ciasscuno in corrispondenza di una delle ruote, che garantiscono, a pieno regime di carica, un'autonomia di 100 chilometri, potendo anche contare sul recupero in frenata parte dell'energia consumata. Unica avvertenza, ricordarsi di attccare lo spinotto alla presa di sera, prima di andare a letto, come si fa col telefonino. Tre ore servono per ricaricare le batterie completamente, un'ora basta ad assicurarsi la spinta per 50 chilometri.

Prospettive intriganti, ma occorre ancora tanta pazienza prima che diventino parte della quotidianità.