Autore:
Luca Cereda

Sono desolato, abbiamo tradito la fiducia dei nostri clienti”: parole di Martin Winterkorn, ad del Gruppo Volkswagen. E giù tempesta. Il titolo del Gruppo precipita in borsa (fino al -22%), miliardi di capitale vanno in fumo (già 15) più il rischio di una maximulta da 18 miliardi di dollari. Volkswagen ha truccato le emissioni dei suoi motori a gasolio negli USA e lo ha ammesso pubblicamente, smascherata dall’International Council on Clean Transportation (ICCT) e messa spalle al muro dall’Epa, l’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente. Che di fatto ha obbligato Wolfsburg a spiegare perché questi diesel emettano un livello di NOx ampiamente superiore al consentito e, soprattutto, in discrepanza con i valori dichiarati in fase di omologazione. Pena la mancata concessione della certificazione di conformità necessaria per vendere le proprie auto negli USA.

E’ iniziato così, o meglio, così è scoppiato il “Volkswagengate”, i cui prodromi risalgono all’autunno 2014. Ma il difficile è intravederne la fine. A maggior ragione dopo che il Ministro delle Finanze francese ha chiesto controlli sulle emissioni anche per tutte le altre case automobilistiche europee, mentre la Corea del Sud ha disposto verifiche sui modelli diesel commercializzati in loco da Volkswagen. Senza contare l’effetto domino di questo collasso finanziario sui titoli borsistici dell’Automotive. Se sia stato scoperchiato un vaso di Pandora, è ancora presto per dirlo. Di sicuro ci saranno sviluppi, sui quali vi aggiorneremo. Intanto proviamo a fare il punto della  già complicata situazione. Qual era il trucco dei TDI americani? Chi l’ha scoperto? E come? Quali auto sono finite sotto la lente? Ecco cinque cose  da sapere.

CHI E’ PETER MOCK?
Facendo la spola tra Berlino e Bruxelles, Peter Mock dirige la sezione europea dell’International Council on Clean Transportation, organizzazione indipendente che si occupa di ambiente e trasporti. Oltreoceano, il suo omologo si chiama – ironia della sorte – John German. Quest’ultimo, imbeccato da Mock, ha condotto test più approfonditi su strada sulle emissioni inquinanti di Passat, Jetta e BMW X5, già promossi in quelli di laboratorio (effettuati in condizioni differenti). Tutto ok per la X5, non  per le altre. Le emissioni di NOx della Jetta e Passat erano, rispettivamente, dalle 15 alle 35 e dalle 5 alle 20 volte superiori al limite consentito. Possibile, considerati i parametri severissimi (molto più che in Europa) sulle emissioni dei diesel in vigore in America? Sì, perché c’è un trucco.

COSA FA L’ALGORITMO MAGICO
Omologare i consumi e le emissioni attraverso test di laboratorio è prassi universale tra le case automobilistiche. I risultati, ovviamente, differiscono nella vita reale, spesso non di poco. Dalle verifiche condotte dall’Epa, una volta ricevuto il dossier dell’ICCT, è emerso che questi TDI a quattro cilindri sfruttano un software capace di modificare i parametri della centralina di comando del motore per limitarne il più possibile le emissioni di NOx. Non sempre, però: solamente nelle condizioni specifiche dei test, immediatamente riconosciute dal software. Che invece su strada non entra in funzione, producendo valori di emissioni più alti.

QUALI E QUANTE SONO LE AUTO “TRUCCATE”?
Valutazioni a riguardo sono tuttora in corso. Secondo Volkswagen le auto con questo genere di software sono 11 milioni in tutto il mondo. Quelle che l’Epa ha minacciato di far ritirare dal mercato americano sono 482mila, modelli Jetta, Beetle, Audi A3 e Golf prodotti tra il 2009 e il 2015 e Passat 2014-2015.

QUANTO PAGHERA’ VOLKSWAGEN? E CHI PAGHERA’?
Su un mercato, quello a stelle e strisce, che la vedeva già in flessione (-2,8% da inizio anno) il colosso tedesco pagherà presumibilmente un danno di immagine ancora difficile da calcolare. Poi c’è la multa, che potrebbe arrivare alla cifra record di 18 miliardi. 15 miliardi, allo stato attuale delle notizie, sono invece già evaporati in borsa. Tutto questo potrebbe portare alle dimissioni dell’ad Martin Winterkorn, per ora smentite dal Gruppo. Venerdì prossimo è in programma un vertice decisivo.

COME SI DIFENDE VOLKSWAGEN?
Invitata anche dalla Cancelliera Angela Merkel alla massima trasparenza, Volkswagen ha diramato un comunicato ufficiale in cui dichiara di stare “lavorando alla massima velocità” per chiarire le irregolarità relative al software installato nei TDI della discordia. La Casa ha avviato un’indagine interna, i cui sviluppi saranno resi pubblici costantemente, e ha comunicato di aver già accantonato circa 6,5 miliardi di euro per far fronte ad eventuali multe.


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