Autore:
Ronny Mengo

È una ricerca a parlare chiaro. Voluta da Zuritel (società del Gruppo Zurich attiva nel campo delle polizze auto via internet e telefono), in collaborazione con Unasca (l’Unione Nazionale Autoscuole e Studi di consulenza automobilistica), e realizzata dal CIRM, istituto di ricerche di mercato operante da oltre trent'anni in Italia. Risultati preoccupanti. E dati, statistiche, percentuali e grafici.

Per prima cosa sono state presentate ad automobilisti tra i 28 e i 58 anni, tredici domande varie ed eventuali, estrapolate da un codice della strada. Roba di precedenze, parcheggi possibili o no, velocità massime consentite, infrazioni che determinano (o meno) il ritiro della patente. Ebbene? Tutti bocciati, o quasi. Ecco i numeri. I lombardi, risultati i pilotini più preparati, hanno registrato una percentuale media di risposte esatte a ogni domanda, di appena il 49,5%. Dietro: Piemonte (47,5%), Emilia Romagna e Toscana (con il 46,1%), Puglia (43,9), Sicilia (43,8%), Campania (42,3%) e – fanalino di coda – il Lazio (42,1%). A toppare sono state più le donne (57%) che gli uomini (52%); più gli ultra 50enni (56,1%) che i 30enni (53,7%).

Il 79,7% degli italiani non sa che dare la precedenza significa concederla sia a destra sia a sinistra. Sguardi interrogativi alla notizia che la macchina deve essere parcheggiata a non meno di 5 metri di distanza da un incrocio, e che viaggiando a 100 km/h sono necessari 90 metri per arrestarsi. La patente a punti risolverà un po’ di problemi. Patente a punti? Per il campione interrogato dal CIRM, trattasi di qualcosa "che si conquista un po’ per giorno partecipando a varie iniziative dedicate alla sicurezza stradale" o di una patente tradizionale "alla quale vanno a sommarsi dei punti che si conquistano con delle buone azioni relative alla guida (soccorso stradale, assenza di multe o incidenti). Una specie di Monopoli o quiz televisivo.

E poi via con le partenze intelligenti. Che a furia di considerarle faccende prettamente fantozziane, sono entrate nell’uso comune. 43 italiani su cento si mettono infatti a buttar giù fior di tabelle massacranti, contro i malumori di bimbi e mogli. Tra questi il 22,5% preferisce affrontare i piccoli disagi di un viaggio di notte ai grandi disagi di code e rallentamenti sotto la luce del sole. Se l’11,8% dei patentati alla fine addirittura rinuncia a prendere l’auto per andare in vacanza, il 5,9% preferisce frazionare le ferie in più momenti, in modo da evitare i grandi flussi stradali di macchine, mentre il 4,8%, fatalisticamente, prende e parte senza preoccuparsi di quello che succederà.

Tutti al volante, con rispettive fisime, paure, terrori. Primo fra tutti la paura degli altri che "corrono troppo" (24,5%), il timore che il caldo eccessivo "intorpidisca i riflessi" (15,8%) e il terrore che "gli immancabili lavori in corso complichino la situazione" (10,2%). L’8,9% - evidentemente da selezionare tra quanti decidono di viaggiare di notte – teme invece il classico colpo di sonno. Poi c’è la rabbia che monta per i cosiddetti "furbi": quasi un plebiscito (39,9%) contro quanti "occupano la corsia di emergenza" o "procedono troppo lentamente sulla corsia di sorpasso" (10,9%). Ma si sopporta mal volentieri anche "chi non rispetta i turni al casello o alle uscite autostradali" (6,2%) e "la mancanza d’informazione sulle code" (5,7%). Mentre un viaggiatore su 4 (23,3%) va al martirio sereno, visto che nulla lo infastidisce.

Per ultimo un argomento spiacevole. Ma ricorrente. Tra luglio e agosto si verifica il 17% degli incidenti su base annua anche se il numero di quelli con esito mortale sale al 20%. Il week-end di Ferragosto è poi il più nero dell’anno, con un indice di mortalità pari a 6,7 (5,2 a Pasqua, 2,8 il Primo maggio, contro una media annua del 3,0). Tradotto, oltre 5 miliardi di euro (10.000 miliardi delle vecchie lire) di costi sociali, tra spese ospedaliere, assicurative, riabilitative, relative ai danni materiali e ai costi amministrativi - comprendendo i rilievi della Polizia Stradale, dei Carabinieri, della Municipale e dei vigili del fuoco ma anche la mancata produzione presente e futura delle persone coinvolte in incidenti stradali.

Da precisare poi che agosto e settembre sono i due mesi in cui avvengono meno incidenti in autostrada, mentre è a giugno e luglio che le strade statali, provinciali ed extracomunali diventano più pericolose.