Autore:
Lorenzo Centenari

KING UBER Era nell'aria. Che una crescita tanto vertiginosa, prima o poi sarebbe sfociata in quello che - al di là dei freddi numeri - rappresenta un fatto storico. New York City, luglio 2017: per la prima volta, Uber oltrepassa i taxi tradizionali per quantità di corse giornaliere. 289 mila servizi erogati, contro i 277 mila ai quali si sono fermati i più classici "cabs". Come King Kong, Uber conquista New York. E dalla guglia dell'Empire State Building, al mondo intero urla il proprio strapotere.

GANGS OF NEW YORK Dunque le auto nere californiane colonizzano una volta per tutte il feudo sacro dei taxi gialli. All'industria del trasporto passeggeri e al morale delle truppe regolari, Uber infligge un gancio destro psicologico che ha pochi precedenti: se "cade" New York, nessuna piazza può più sentirsi al sicuro. Quale la prossima vittima? Che a ruota anche i mitici taxi londinesi firmino la resa e cedano il passo all'aggressività e la freschezza atletica della new economy?

IL "PONTE" DI BROOKLYN Sarà il pubblico a stabilirlo. Proprio come è accaduto a New York. Nella Grande Mela, a consegnare a Uber la leaderhip del trasporto passeggeri sono stati soprattutto i quartieri periferici: metà delle corse partono dal Bronx, dal Queens, da Brooklyn e da Staten Island. Da agglomerati, cioè, meno serviti dai taxi e dai mezzi di trasporto pubblici rispetto a Manhattan. Il terreno di caccia ideale, quindi: la Uber-strategia di potenziare la propria presenza in aree trascurate dai servizi sta pagando. Tutto lascia immaginare che il gap tra Uber e il taxismo di una volta (salvo interventi esterni, della Giustizia o della Politica) sia destinato ad aumentare.


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