Autore:
Lorenzo Centenari

ALLA RESA DEI CONTI È la dura legge del mercato. O la propria attività produce utili, o prima o poi si fanno armi e bagagli e si saluta la compagnia. E in 15 anni di esistenza, Tesla non ha mai chiuso un bilancio in attivo. Non uno che sia uno. Correre ai ripari: licenziare, ad esempio, un dipendente ogni dieci, o quasi. Ha affidato la propria sofferta decisione a una email, il signor Musk: Tesla taglierà la forza lavoro del 9% circa come effetto di un piano di razionalizzazione dei costi e perseguimento degli obiettivi. Troppe sovrapposizioni di ruoli, come l'azienda si è espansa, troppo poco snella la catena di comando. Paga, come spesso accade, chi non c'entra niente. Paga, calcolatrice alla mano, una platea di 3.370 persone. Fonderanno un club?

CARO AMICO TI SCRIVO Nella malinconica circolare che Musk ha inoltrato al personale, un esercito di 37.500 lavoratori, il vulcanico condottiero di origini sudafricane sviscera le ragioni che lo hanno guidato a questa scelta. Adducendo ineluttabili motivi di profittabilità, ma assicurando anche come il reparto produttivo non verrà in alcun modo interessato. Che quindi, la tabella di marcia studiata per la Model 3 non subirà nei prossimi mesi ritocchi al ribasso. Tesla valuterà le criticità di ogni singola posizione impiegatizia e manageriale, individuando quelle più deboli. A chi verrà lasciato a casa, Musk erogherà comunque una cospicua buonuscita. E tanti saluti. 

UN MARCHIO DA GUINNESS Una lettera a cuore aperto, che rispecchia tutto il carattere del numero uno del marchio auto più discusso del momento. Ambizioso, ottimista, ma anche (un po') umano. "Decisione difficile da prendere, ma necessaria - spiega Musk - per generare utili, e proseguire la transizione Tesla verso sostenibilità ed energie alternative. Alcune figure aziendali sono ormai impossibili da giustificare, una riduzione dell'organico si rende perciò indispensabile. Lo facciamo ora, affinché non debba ripetersi mai più". Nella propria fulminea ascesa, Tesla ha sempre chiuso in rosso. Ma negli Usa è anche l'unica Casa auto, insieme a Ford, a non avere mai nella sua storia dichiarato bancarotta. E anche noi tifiamo affinché non succeda mai.


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