Autore:
Massimo Grassi

PARLARE O NON PARLARE? Qualche giorno fa mi è capitato di prendere un taxi. Salgo, dico al conducente dove voglio andare e inizio a leggere le mail sul mio smartphone. Poi un amletico dubbio mi assale: il bon ton mi obbliga a parlare col tassista, o posso tranquillamente continuare a farmi i fattacci miei? Quasi quasi per togliermi questo tarlo dalla testa mi trasferisco a Singapore. Perché proprio lì? Semplice: nella metropoli orientale ha preso il via la sperimentazione, su strade aperte al pubblico, di taxi a guida autonoma. A guidare le speciali Mitsubishi i-MiEv e Renault Zoe, entrambe elettriche, c’è quindi il solito insieme costituito da microprocessori, telecamere, sensori e mappe in grado di vedere la strada e tutto ciò che c’è intorno. Così il problema se parlare o meno al tassista è risolto alla radice.

OBIETTIVO 2018 A sviluppare il prototipo è stata nuTonomy, startup nata in quel del MIT (il Massachussets Institute of Technology), il cui obiettivo è quello di aprire un servizio di taxi a guida autonoma a partire dal 2018. Per ora ci si deve accontentare di effettuare corse in una piccola area all’interno del distretto commerciale di Singapore. E a poter usufruire del servizio saranno alcuni utenti selezionati. Niente, mi conviene rimanere a Milano.

A PORTATA DI APP I betatester individuati da nuTonomy, i quali dovranno fornire numerosi feedback all’azienda, hanno dovuto scaricare una app (gratuita) sui proprio smartphone, grazie alla quale potranno prenotare le corse a bordo dei taxi a guida autonoma. Una sorta di evoluzione dell’orologio digitale col quale il mitico Michael Knight chiamava la fidata K.I.T.T.

L’IMPORTANZA DELL’ESSERE UMANO Anche perché comunque a bordo dei taxi a guida autonoma di nuTonomy sarà sempre presente un ingegnere, sistemato sul sedile del guidatore, pronto a intervenire in caso di malfunzionamenti o guasti. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.


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