Autore:
Ronny Mengo

Lo scozzese nato trentaquattro anni fa, in un paesino - tale Lanark - con più marche di whisky che pecore, non ha usato giri di parole. Microfono davanti, conferenza stampa sulla prossima prova del mondiale finita, ha buttato la proposta. Un incontro con Re Schumi, dove e quando lo decida lui, con una monoposto di Formula 1 da un lato e una bomba rally dall’altro. Magari la Ferrari ormai prossima campione del mondo e la Ford Focus WRC, rispettivi arnesi di lavoro dei due talentuosi automobilisti.

E? E un giro su ciascuna macchina per entrambi, con il minor tempo

complessivo a decretare il più forte di sempre. "Del resto, i rallisti sono i migliori piloti in circolazione, si sa", ha aggiunto lo scottish, che non ha i numeri di Schumi ma il giusto grado di sanità mentale – zero – per diventare una leggenda degli sterrati. Per ora siamo a Mondiali vinti uno, nel 1995 a bordo della Subaru, dopo aver debuttato nel 1986 al volante di una Talbot e aver inanellato la vittoria numero venticinque in Kenya, giusto lo scorso week-end. Un record.Numeri che Michael raggiungeva nel pieno del secondo millennio. Ma fa niente. Conoscendo il cipiglio del signor Formula 1, non si tirerà indietro non appena gli giunge all’orecchio la proposta. Già che il ragazzo non ha mai nascosto di voler provare una macchina da rally, prima o poi: così, per vedere l’effetto che fa. McRae attende risposta, puntando sul fatto di non essere del tutto profano in materia, a differenza del duellante: gli capitò infatti di guidare una Jordan, in occasione di uno spot pubblicitario, anno 1996. Bè, roba strana: raramente partono sfide di questo tipo, spesso regnano la diplomazia, i pensieri non detti, sussurrati magari, non di più.  Schumi avvisato. E per uno che, ai tempi, si era detto pronto a farsi amputare il fastidioso mignolo sinistro - reo di arrecare disturbi nella guida dopo una spiacevole frattura - cosa volete che sia un giretto a 330 orari? Una passeggiatina. Si vedrà. 

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