Autore:
Marco Rocca

FACCIAMO LUCE Ultimamente sono sempre più frequenti, sia da parte dei consumatori sia da parte degli stessi rivenditori, precisazioni e chiarimenti circa la data di fabbricazione del pneumatico, ovvero quel numero composto da 4 cifre impresso sulla spalla del pneumatico. C'è corrispondenza tra questa data e l’integrità della gomma oppure lo stato del pneumatico non è vincolato a questa? A far luce sulla scottante questione ci hanno pensato Assogomma e Federpneus.

DOVEROSA PRECISAZIONE Con la data di fabbricazione del pneumatico si intende assicurare la cosiddetta “tracciabilità”, che consente al fabbricante del prodotto di poter risalire a uno specifico lotto di produzione laddove presentasse anomalie dopo la sua immissione in commercio. Dall’inizio degli anni 2000, la data di produzione si compone come detto di quattro cifre, le prime due indicanti la settimana, e le seconde l’anno (1811 significa che un pneumatico è stato prodotto durante la 18ª settimana del 2011). Precedentemente invece la data era composta solo da tre cifre: le prime due indicanti la settimana e la terza l’anno (208 indicava prodotto nella ventesima settimana del 1998). Normalmente questa marcatura si trova dopo una serie di lettere e numeri preceduti dalla sigla DOT (che sta per Department Of Transportation) che attesta la rispondenza agli standard americani. E’ bene precisare, però, che la sigla DOT, in Italia come nel resto d’Europa non è obbligatoria e quindi può non essere presente sul pneumatico, a differenza della data di fabbricazione che al contrario deve essere sempre riportata sul fianco del prodotto.

NON C’E’ CORRELAZIONE In funzione di quanto detto, Assogomma e Federpneus, hanno quindi precisato che la data di fabbricazione (o di produzione se preferite) non ha una diretta correlazione né con la durata, né con la sicurezza del pneumatico. A tal proposito bisogna infatti tenere presente che la durata dei pneumatici dipende soprattutto dalle condizioni di impiego alle quali il pneumatico è soggetto sia durante la sua vita (leggi tra le righe lo stile di guida, urti contro il marciapiede etc…) sia in riferimento alle condizioni con cui viene conservato in garage per esempio nel cambio tra estivi e invernali o immagazzinato dal negoziante prima della vendita.

LO DICONO IN AMERICA A conferma di quanto detto, la NHTSA (ovvero National Highway Traffic Safety Administration), ha dichiarato che “non è necessario aggiungere un requisito legato all’invecchiamento del pneumatico e ai suoi standard di sicurezza” per tre ragioni: gli attuali standard di sicurezza hanno reso le gomme più sicure; i pneumatici montati sulle vetture hanno un comportamento sempre più sicuro, come del resto dimostrato dai recenti dati relativi agli incidenti; i TPMS (i sistemi di monitoraggio della pressione obbligatori sulle auto prodotte da novembre 2014) aiuteranno sempre di più gli automobilisti, ad accorgersi dei problemi legati al sottogonfiaggio


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