Autore:
Alex Roggero

I giapponesi e gli europei hanno già iniziato a muoversi in quella direzione, sfruttando un concetto - quello dei "carbon sink" - a lungo discusso alla conferenza mondiale sull'ambiente svoltasi in Olanda lo scorso anno. La teoria dei carbon sink si basa sul fatto che l'anidride carbonica prodotta da auto, centrali elettriche e altro viene assorbita dalle foreste, che possono essere considerate delle vere e proprie spugne di carbonio. Quantificare i volumi di carbonio assorbiti dagli alberi durante la fotosintesi significa poter agire a livello ambientale non solo sulle fonti (cioè ridurre le emissioni inquinanti di auto e affini) ma anche sulle cosiddette "spugne" (piantare degli alberi per bilanciare ed eventualmente ridurre l'inquinamento creato). 

Il governo americano e molte Case automobilistiche hanno dato un'occhiata a questa teoria e l'hanno subito sposata, perché permette di neutralizzare l'impatto ambientale di prodotti molto inquinanti come le autovetture spendendo poco e cambiando ancora meno. In pratica, parallelamente alla necessità di costruire auto più efficienti e meno inquinanti, le case automobilistiche possono semplicemente piantare un sacco di alberi e bilanciare così i gas emessi dalle loro auto. Un escamotage all'apparenza perfetto: emissioni neutralizzate, costi contenuti e automobilisti liberi di girare in macchina con la coscienza a posto. 

Il gruppo PSA, proprietario di Peugeot e Citroën, negli ultimi due anni ha piantato in Brasile 10 miliardi di alberi, e i giapponesi della Toyota hanno creato un laboratorio intorno a una foresta giapponese di 15 ettari per misurare scientificamente la quantità di carbonio assorbito dagli abeti. In Inghilterra la Mazda, insieme a Future Forest, un'azienda specializzata in riforestazione molto amata dai big dello spettacolo inglesi, come Sting e Pet Shop Boys, ha sfruttato stupendamente la teoria dei sink annunciando che per ogni Mazda venduta la casa avrebbe piantato abbastanza alberi da neutralizzare l'impatto ecologico della vettura (cinque alberi per ogni anno che la vettura veniva utilizzata). 

La trovata, da un punto di vista pubblicitario, è fenomenale. Per la prima volta acquistare un'auto diventa ecologicamente accettabile, quasi positivo. Peccato, però, che le cose non siano così semplici. Prima di tutto il concetto delle spugne di carbonio è pericoloso perché permette ai paesi inquinanti (e alle case automobilistiche) di continuare a inquinare, bilanciando la produzione dei gas serra con le foreste, invece di impegnarsi a ridurre le emissioni, che è quello di cui ha bisogno il pianeta. E questo non è tutto. 

Gli scienziati hanno fatto notare che le "foreste spugna" non durano in eterno. Quando gli alberi vengono tagliati e trasformati in carta, mobili eccetera, parte del carbonio assorbito torna nell'atmosfera. E quando legno e carta diventano spazzatura tutto il carbonio viene rilasciato. In pratica quindi usare le foreste come spugne di carbonio può solo essere una soluzione parziale e a breve termine del problema. A questo si deve aggiungere il fatto che le "foreste spugna" piantate con i sussidi dei colossi industriali stanno rimpiazzando quelle tradizionali (più costose). Di fatto le dimensioni delle "spugne" non stanno aumentando; il numero di alberi a livello mondiale è sempre lo stesso.