Autore:
Lorenzo Centenari

UN NOME, UN TITOLO Quando una rassegna è di successo ancor prima di aprire i battenti, e a prescindere dal titolo che sventola all'ingresso dei locali. Possibile, se da spendere hai un marchio come Mini che non ha certo bisogno di presentazioni di rito. Inaugura alla Triennale di Milano "Don't Need A Title. Mini, Inspired by Origins", mostra-racconto di uno dei brand più iconici dell'automobilismo mondiale. "Don't Need A Title", in premiere europea e gratis per il pubblico, sarà aperta da oggi venerdì 13 aprile a domenica 27 maggio 2018. Nessun nome, mille buoni motivi per ritagliarsi un pomeriggio e concedersi una visita. Fa bene al cuore.

60 ANNI E NON SENTIRLI Tecnica, design, cultura popolare. Sessant'anni fa, Mini rivoluzionò il settore auto come nessun altro fu più in grado di ripetere. In tutto questo tempo il nome Mini non ha perso neanche un grammo di potere, raggiungendo la dimensione del mito e anzi, rilanciandosi quando al tramonto del secolo scorso il Gruppo BMW iniettò nuova linfa nelle vene di un prodotto di cui oggi tutti noi conosciamo il presente di successo. Ecco perché una mostra a tema Mini non necessita di un titolo. Il nome Mini basta e avanza.

MINI PERCORSO Omaggio alla storia Mini e telescopio verso il futuro, "Don't Need A Title" si divide in quattro stanze, ciascuna dedicata a un principio cardine del codice genetico del marchio. "Sky Above" è innanzitutto l'area dove mettere in risalto l'indissolubile rapporto tra Mini e la vita di città. Sin dal suo esordio, infatti, la mission dei suoi padri fu risolvere i problemi della quotidiana mobilità, ma senza mai sacrificare in nome dell'intelligenza il proprio spirito creativo. Camminando oltre, "Issigonis' Rhapsody" è invece la stanza dove il celebre designer anglo-greco riceve il tributo che gli spetta.

AUTO DA COPERTINA Terza tappa del percorso di "Don't Need A Title" è poi "Mirrors & Start", installazione che rispecchia l'innata attitudine Mini a recitare sul palcoscenico, seducendo per osmosi alcune tra le massime celebrità mondiali, ma anche trasformando ognuno dei suoi proprietari in una personalità fuori dagli schemi. "In the Making" racconta infine la passione che Mini ha ispirato nei suoi fan, esibendo alcune delle interpretazioni più originali mai realizzate. Nemmeno Alec Issigonis, quando nel '59 disegnò la prima Mini, si sarebbe mai immaginato una simile psicosi.

A PROVA DI BIMBO Sei decenni di sbornia Mini, eppure la polverina magica non sembra aver perso le sue proprietà. Anche l'ultima generazione di Mini Hatchback mantiene intatto il dna delle origini: route a sbalzo, go-kart feeling, montanti verticali e proporzioni identiche ad allora. Per un piacere di guida che è un brand nel brand, e per un aspetto simpatico che anche i bimbi piccoli riconoscono al volo. La sfida, quella di far sì che un giorno sia la stessa cosa per i loro figli e i loro nipotini. Osservando la concept Vision Next100, una Mini proiettata nel futuro, ma anche una Mini dal primo all'ultimo centimetro quadrato, siamo certi che sarà proprio così.


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