Autore:
Lorenzo Centenari

UNA FETTINA ALLA VOLTA Oggi il due percento, domani il cinque, e così via. Vuoi vedere che... Presto per dirlo, tuttavia con Volvo hanno fatto sul serio, e ogni scenario è aperto. Che sulla borghesia cinese le berline deutsche esercitino un fascino magnetico, non fa più notizia. Ma che Geely possa addirittura entrare nella proprietà di Daimler, sino a poco tempo fa sarebbe stata fanta-industria. Già, sino a qualche tempo fa. Perché laggiù non scherzano, i conti correnti sono gonfi di liquidità e una scalata a Daimler rientra in fondo nei progetti espansionistici della Repubblica Popolare. Soprattutto, nei piani di una galoppante rivoluzione elettrica.

SHOPPING ALLA CINESE Il Dragone addenta la Stella, e se in novembre Daimler oppose resistenza, rinunciando a vendere a Zhejiang Geely Holding Group uno stock di azioni collocate in forma scontata (uno share equivalente al 5% del capitale), ora pare che una quota che oscilla tra il 2% e il 3% si sia sbloccata, e abbia imboccato la Via della Seta. Non è chiaro se le intenzioni di Geely fossero quelle di mettere le mani su una fetta di torta ancor più grande: sta di fatto che proprio il 3% è lo soglia oltre la quale l'offerta avanzata dai proprietari cinesi dei marchi Volvo e Lotus avrebbe dovuto essere sottoposta a disclosure da parte delle autorità tedesche.

FORTE SCOSSA IN ARRIVO Il concreto interesse di Geely per Daimler non risponde solo a logiche finanziarie. Il Governo cinese ha di recente formalizzato un programma di progressiva conversione delle fonti di alimentazione. Fissando come obiettivo un tasso di elettrificazione del parco auto del 10% entro il 2019, e alzando l'asticella a una quota del 20% di auto a zero emissioni entro la scandenza del 2020. In Cina hanno fame di tecnologia per batterie ad alta capacità, e i ben informati riferiscono di un piano Geely per stabilire con Daimler una apposita joint venture in loco. Precisamente nella città di Wuhan, la capitale della provincia cinese di Hubei.

ARMI DI SEDUZIONE Daimler si è ripetutamente smarcata, sostenendo come a Stoccarda non sentano al momento l'esigenza di stringere nuovi accordi con compagnie cinesi. Ci sarebbe margine, semmai, per rafforzare la preesistente partnership con BAIC. Ma a quanto pare Geely non demorde, insistendo sul tema della crescita esponenziale che l'auto ibrida ed elettrica sta vivendo oggi in Cina, un fenomeno destinato in futuro a conoscere un boom senza eguali al mondo. Il corteggiamento sarà lungo, ma è possibile che alla fine Daimler riconosca il mutuo vantaggio. E si arrenda a entrare in libreria, e a comprare un dizionario di Mandarino.


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