Autore:
Ronny Mengo

Tale Jean-Pierre Jabouille la portò al debutto nel 1977, da allora nove stagioni da quindici vittorie ma nessun titolo mondiale e l’aurevoir del 1985. Decise quindi di rifarsi viva ma solo in parte o meglio solo con la parte più importante, il motore. E fu trionfo. Con sei allori iridati consecutivi, per la delirante gioia di Williams e Benetton. La noia e la manifesta superiorità furono le cause del secondo arrivederci alla F1.

Fino all’anno scorso quando ribussa a casa Ecclestone, vestita Benetton.

Andata come è andata. Nel 2002 si cambia look: via la misse del maglionaro di Treviso e giù con i colori di un tempo (il giallone della "R" più il colore di chi ci mette i soldi, Mild Seven cioè e il suo azzurro), con tanto di scrittona sulle fiancate giusto per mettere le cose in chiaro e quello spirito lì, noto in Renault, che l’importante non è certo partecipare.Anche se le prime dichiarazioni sono da mani avanti: "Rimanere nelle vicinanze delle tre reginette (Ferrari, McLaren e Bmw) e vincere qualcosina dal 2003. Per poi pensare al mondiale dal 2004" dice Patrick Faure, presidente di Renault Sport. Pretattica? Bah. I vecchi volponi non mancano, vedi Flavio Briatore, gran cerimoniere o Iarno Trulli di fronte al volante. E poi Jenson Button a occupare l’altro sedile e un collaudatore coi fiocchi, Fernando Alonso.

Lei, la R202, non sconvolgerà in quanto a soluzioni avveniristiche dell’aspetto

esteriore, ma nasconde qualche chicca, sotto. Il dieci cilindri battezzato RS22 ha infatti un angolo della V che va da 111 gradi, contro i classici 90 di quasi tutti gli altri team. 3.0 litri di cilindrata e oltre 800 cavalli di potenza massima a 17500 giri al minuto. Cambio automatico a sei rapporti più retromarcia. E Michelin ai quattro angoli.

 


TAGS: f1 2002: renault r202