Autore:
Luca Cereda

LINEA DURA La Corea del Sud ha sospeso la vendita e l’omologazione di circa 80 tra versioni e modelli di auto del Gruppo Volkswagen sul mercato locale, dopo le indagini interne sul Dieselgate. Mano pesante, quella coreani, che oltre allo stop alle vendite hanno inflitto una multa ai tedeschi di circa 16 milioni di dollari. L’accusa è la solita: falsificazione dei dati relativi alle emissioni e ai livelli di rumorosità.

FRENATA BRUSCA Con queste fanno 209mila, da novembre ad oggi, vetture Volkswagen cui è stata tolta la certificazione ambientale, principalmente a seguito dello scandalo sulle emissioni. Come minimo ci vorranno tre mesi per riabilitarle, probabilmente di più. Il provvedimento delle autorità coreane colpisce soprattutto i marchi di lusso del Gruppo, Audi e Bentley, che in Corea del Sud occupano una buona fetta di mercato. Volkswagen, invece, qui non ha ancora la presenza che può vantare su altri mercati, stretta dalla concorrenza delle padrone di casa, Hyundai e Kia. Tuttavia, lo scandalo, la multa e l’alt alle vendite sono arrivati proprio sul più bello: in un momento di rapida crescita per tutti i brand del Gruppo, in Corea.

SARA’ GUERRA? Per questo la casa di Wolfsburg non starà a guardare e sta valutando le contromosse. In una lettera ai clienti apparsa sul sito locale di Volkswagen, si parla di un ricorso alle vie legali contro il governo. Il pugno di ferro delle autorità coreane aveva già colpito la divisione locale di VW con l’arresto di un dirigente, accusato di aver violato le leggi ambientali locali e di aver prodotto documenti falsi. Il ministero dell’ambiente coreano aveva multato anche Nissan (circa 300mila dollari: bruscolini a confronto della cifra chiesta ai tedeschi) ordinando il richiamo di oltre 800 Qashqai. Accusate, anche qui, di brogli nei test sulle emissioni.


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