Autore:
Luca Cereda

C’E’ CHI DICE NO La coda lunga del Dieselgate rischia di fare inciampare Volkswagen un’altra volta. Stavolta nel mirino ci sono le operazioni di richiamo, che secondo Altroconsumo – impegnata anche in una class action contro la Volkswagen – non risolverebbero il problema delle emissioni, anzi. Secondo i test effettuati in laboratorio dall’associazione di consumatori italiana su una Audi Q5 cui era stato tolto il software illegale, il nuovo valore di emissioni di NOx supererebbe del 25% il limite legale. Di conseguenza il 2 litri EA 189 da 150 cv della casa di Ingolstadt non risulterebbe più omologato Euro 5, ma Euro 4.  Se volete approfondire, un video dettagliato delle prove effettuate da Altroconsumo lo trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=4BlwL_7gSgk

BATTE CASSA 225,5 mg al chilometro contro i 180 previsti dalla normativa: è quanto ha rilevato Altroconsumo anche dopo l’intervento di modifica al software sul quattro cilindri dell’Audi Q5. L’associazione ha successivamente sollecitato il Ministero dei Trasporti e la KBA (l’Autorità federale tedesca dei Trasporti) ad effettuare una immediata e più approfondita verifica sulla soluzione tecnica proposta da Audi. E intanto chiede all’Antitrust anche una multa per Volkswagen, oltre che un risarcimento ai consumatori coinvolti nei richiami attraverso la class action. L’indennizzo richiesto è pari al 15% del valore dell’auto.

ALTRE VOCI Scenario controverso, quello dei test post- dieselgate. La scoperta di Altroconsumo va infatti controcorrente rispetto ai responsi di altri enti, come il TCS (Touring Club Svizzero) e l’ADAC tedesco. Entrambe, nei loro test successivi alla modifica del software, hanno riscontrato per lo stesso tipo di motore – montato però su una A4 Avant e su una Golf – una diminuzione dei NOx rispettivamente del 12 e 36%. Si attendono ora sviluppi nella vicenda: la risposta di Volkswagen, in primis, ma anche le conseguenze dell’azione di Altroconsumo. La casa di Wolfsburg potrebbe non cavarsela con un semplice richiamo e dover scucire altri soldi di indennizzo ai clienti truffati, dopo i 15,3 miliardi patteggiati negli USA


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