Autore:
Andrea Sperelli

Quattro concept-car che più concept non si può. Che si ispirano più a Spirit – il robottino intelligente che gironzola per Marte – che alla classica utilitaria cinese. Del resto il compitino non imponeva restrizione di sorta, giusto per evitare di andare fuori tema. E loro, i creatori, muniti di matita (laser) e computer di ultima generazione, hanno dato il meglio di sé.

DUE AMICI AL BAR Il primo: si chiama Start e non è un bagno chimico messo su quattro ruote, come potrebbe sembrare a prima vista. È di più, come spiega il simpatico Wang Xiao Long, papà dell’idea. Una specie di mini-monovolume ulteriormente miniaturizzata. Da sfidare le leggi della fisica in curva, visto il rapporto tra altezza e lunghezza. Ma comunque. L’aggeggio non si limita a trasportare due persone, ma nasconde un pratico tavolino da bar utile in ogni occasione, corredato da tanto di divanetto circolare. Basta aprire la comoda porta a soffietto e tac, il cafferino con gli amici è servito.

TORRE DI PISA Un’auto talmente confortevole da sentirsi a casa. Sì, ma in senso letterale. Cosa mi inventano i nostri Che Long e Fei Fei, amici designer? "A+B", ossia auto+building. In pratica una comoda utilitarietta bislunga che incastoni in una specie di torre di Pisa dritta, risolvendo una serie di problemi. Quello del parcheggio, innanzi tutto, quello del monolocale strapiccolo, in secondo luogo, visti i prezzi degli affitti in Cina. Perché la macchina incastrata nei mattoni, mi diventa a sua volta parte della metratura calpestabile in pantofole. Capito quei geni?

LADRI DI CAMERETTE Qualche dubbio rimane. Tipo: il papà che prende e va in ufficio, portandosi dietro la cameretta dei bimbi che dormono, bolla al naso, sul lettino a castello. O le telefonate serali di mogli infuriate ai mariti spaparanzati in birreria con gli amici: "Chang, t’ho detto di tornare, c’è il pupo che vuole andare a dormire, gli serve la cameretta".

L'UOVO DI MIAO Nutlet è invece basato su un abitacolo a uovo che per il momento è accrocchiato su quattro improbabili rotelloni tipo Lego, ma in futuro potrebbe stupire ancor di più. Miao Wei, Yuan Wie e Cai Jiu Cheng spiegano infatti come il monoposto invetrato

in un attimo si può conformare a svariate alternative. Accrocchiandosi nel telaio di una sportiva di lusso, facendosi spuntare due sci per imperversare sulle piste nel simpatico terrore di sciatori e snowboarder, attaccandosi una specie di camper alle spalle, stile lumaca postmoderna, per girare il mondo (la Cina?) con zaino e chitarra, o ancora raddoppiando per muoversi comodamente in città ma isolati: senza cioè sorbirsi le menate della moglie imparanoiata per la guida veloce. Utile. Senza contare la ben più futuribile idea di far spuntare braccia e gambe e trasformarlo in un robot, per lanciarsi nella conquista del mondo. Un filo megalomane, ma va bene.

DESERT CRUISER L’ultimo compitino consegnato si intitola Desert Cruiser. Chen Xiao, Xu Zheng, Xu Dan sono gli autori, accomunati da una folgorazione, in tenera età, per la Parigi-Dakar. Tanto che in quei pomeriggi di gennaio se l’erano ripromesso più di una volta: facciamoci un progettino tutto nostro e poi iscriviamoci alla gara. E

poi, magari, vinciamola pure. Beh, siamo alla prima fase: il progetto. Una sorta di ragno d’acciaio con abitacolo e cinque rotellone mobili. Mobili nel senso che non si limitano a girare (su se stesse) ma si spostano, rendendo il marchingegno praticamente inarrestabile. Cosa che è piaciuta alla giuria e ha fatto guadagnare alla crociera del deserto segnalazione e nomina particolare. Sti cinesi.