Autore:
Fabio Cormio

Non si tratta di un trapasso indolore: le sportive in questione fanno ormai parte dell’immaginario collettivo, essendo rimaste protagoniste indiscusse delle strade e dei telefilm made in U.S.A. per più di una generazione. E l’opinione pubblica d’Oltreoceano (quella che riesce ancora a stare attenta a queste cose) si divide.

Rest in Peace, o forse, dato il conteso, sarebbe meglio dire Rust In Peace ("arrugginite in pace"). Dal 2002 verrà infatti chiuso lo stabilimento GM di St. Therese, nel Quebec, dove la Camaro e la Firebird vengono oggi costruite. Per questo alcuni, giustamente, non si preoccupano tanto del destino delle due sportive quanto di quello dei 1.400 operai che perderanno il posto di lavoro. Del resto, sia l’uccello di fuoco che la Corvette dei poveri (come viene spesso ingiustamente chiamata la Camaro) sono da tempo prodotti obsoleti, ormai poco apprezzate anche dai più romantici, che preferiscono di gran lunga le concorrenti Ford, come la Mustang e la splendida riedizione della Thunderbird, presentata la scorsa stagione a Detroit.

Le statistiche inoltre fanno tutt’altro che ben sperare: la richiesta di auto così performanti è in caduta verticale negli States, in particolare nella fascia d’età tra i diciotto e i trentacinque anni, e un nonno su una Firebird un po’ fa ridere. Tutto questo senza contare che dai tempi delle Charlie’s Angels lo styling delle due muscle cars ha perso molto del suo sapore macho e funky, e che i costi di assicurazione sono altissimi. A ciò si aggiungano i consumi da idrovore e le dimensioni surreali (entrambe sono lunghe pochi centimetri meno di una BMW 740i, ma lo spazio interno è incomparabilmente inferiore). Insomma, la situazione odierna sembra decretare che non c’è più spazio sul mercato per auto costruite secondo la filosofia e il gusto di trent’anni fa.

La Ford si è invece dimostrata più lungimirante della concorrente GM: basti pensare che dall’anno scorso la mitica Mustang, equipaggiata tradizionalmente con un V8 da 300 cavalli (come la Chevy e la Pontiac), è disponibile anche con un più tranquillo V6, che (guarda caso) ha risollevato le vendite ed è ambitissimo dalle donne. Questo toglie molto romanticismo al tutto, ma il portafogli spesso passa sopra i sentimenti: le immatricolazioni di Camaro e Firebird sommate, quest’anno non hanno raggiunto un terzo di quelle della Mustang.

A soffrire più di tutti per la prossima scomparsa delle due power sisters saranno soprattutto gli amanti delle prestazioni ad ogni costo, gli invaghiti delle versioni più spinte delle due GM, ovvero la Firebird Trans Am e la Camaro Z28, quest’ultima in vendita anche in Italia. Si tratta di sportive a tutto motore, che sotto il cofano montano lo stesso propulsore della Corvette, il V8 da 5666 cc, anche se leggermente depotenziato: la Camaro Z28 brucia in accelerazione anche la più illustre sorella, facendo fermare il cronometro a cinque secondi e mezzo nell’accelerazione da 0 a 100. In pratica ha prestazioni superiori ad una Porsche Boxster S, ma costa meno, molto meno. 70 milioni circa in Italia, e ancora meno negli States, dove il prezzo è di circa 30.000 dollari.

Ci si potrebbe chiedere a cosa servano tutti questi cavalli e questa cattiveria in un Paese dove per eccesso di velocità si finisce in galera senza troppi complimenti, ma l’America è così, un posto fatto per chi pensa in grande, per chi non si limita, dove anche chi non è ricco può viaggiare su un mostro da trecento cavalli. O almeno così era, visto che adesso BMW e Porsche vanno per la maggiore.

La delusione per la fine della produzione delle due GM, comunque, ha suscitato una reazione importante nell’opinione pubblica, che quantomeno è affezionata ai due ormai storici nomi, simbolo della gioventù spensierata e godereccia dei college. Per questo sembra difficile che il gruppo americano accetti un così netto tonfo sul piano dell’immagine, e la sensazione è che presto Camaro e Firebird verranno ripresentate, tutte nuove nell’aspetto e nei contenuti, pronte a far sobbalzare il cuore in petto ai giovani d’oggi che, per alcuni è dura ammetterlo, sono diversi, e molto, da quelli di ieri.