Autore:
Luca Pezzoni

NUMBER ONE Chi è il primo produttore di auto al mondo? Toyota era sul podio più alto già da tempo, ma non l'ha voluto dichiarare per non scatenare gelosie che fuori dal Giappone avrebbero potuto sfociare in politiche protezionistiche dannose. Ora però c'è anche l'ufficialità dei dati: nel primo trimestre 2007 il colosso giapponese ha prodotto 2.348.000 auto contro le 2.260.000 di Generl Motors. Significa tanto? Significa poco? A giudicare dallo snobismo trapelato dal quartier generale Toyota il traguardo di primo costruttore al mondo verrebbe vissuto senza emozioni. Come una conseguenza naturale di un percorso di crescita e di internazionalizzazione avviato da tempo. Insomma, con pragmatismo tutto giapponese si festeggerà con sorrisi a mezza bocca. E poi via subito di corsa a lavorare, che c'è da fare.

DENTRO LA NOTIZIA Più che il sorpasso annunciato, mero dato statistico, conta capire come Toyota abbia scalato la vetta del mondo, senza troppo clamore e col passo giusto da fondista, senza strappi. Tutto questo senza capolavori stilistici e tantomeno auto emozionanti, anche se affidabilissime e di qualità. La storia di Toyota si lega a doppio filo alla motorizzazione della Madre Patria, il Giappone, e alle sue alterne fortune economiche e di potenza mondiale. Ma non solo. Nell'ultimo scorcio di vita Toyota è diventata un'azienda sovranazionale, che impianta stabilimenti modello dove serve e non solo per aggirare contingentamenti e affini.

RINCORSA Ma, andiamo con ordine. La famiglia Toyoda si dedicava alle macchine da cucire. Poi, il figlioletto sognatore, Kiichiro Toyoda, un bel giorno si mette in testa di fare auto. Nasce Toyota (la t al posto della d a noi non dice niente, ma in Giappone porta buono) e inizia l'avventura. Partendo, inoltre, dalle retrovie: negli Anni 40 dalle linee di produzione usciva una berlina con motore Chevy su licenza, superando crisi economiche strutturali. Ancora negli Anni 90, complice la crisi valutaria e finanziaria del Giappone, i tempi sembravano duri. E invece, dopo aver scalzato Ford dal gradino d'onore del podio, sono arrivati profitti e crescita record in Europa. Leader nel mercato asiatico. Il tutto agevolato da uno yen che si indebolisce imbellettando il rendiconto finanziario.

PRIMI IN TUTTO Ma oltre ai numeri, come dire, c'é dell'altro, come i primati nelle vendite e negli indici di affidabilità e soddisfazione del cliente. Classifiche JD power e similari vedono sempre la grande T nei quartieri alti. Se non i primi, in Toyota sono tra i pochi a offrire 5 anni di garanzia su molti modelli; primi nel riuscire a superare il Fordismo inventando un metodo di produzione che è parte integrante della qualità e del Dna di Casa. Essere leader significa anche imporre la propria filosofia, obbligando gli altri ad inseguire.

SUCCESS STORY E poi molti casi di scuola e di successo. L'auto di lusso sembra un fortino inespugnabile ad uso di pochi marchi aristocratici europei? Toyota inventa Lexus. Per i giovani americani ipertrendy ecco la Scion, un caso di marketing da manuale. C'è in casa un marchio come Daihatsu? Bene, lo si specializza in microcar, dandogli una missione e un'identità precisa. Senza sovrapposizioni. Le auto devono inquinare di meno? Toyota punta sull'ibrido e crea la Prius, icona del green thinking, e lo porta pure, a mo' di ossimoro, sui Suv.

AUTARCHICA Non sbagliano un colpo gli uomini della grande T. Solo in Formula 1, ancora, non hanno raccolto allori significativima, con approccio metodico, ci arriveranno. Dategli tempo, un passo alla volta. La via Toyota al business e all'automobile potremmo riassumerla in tre parole: lean production, qualità e autarchia. Iniziamo dall'ultima: Toyota non acquisisce altri marchi o altre linee produttive. Fa per conto suo. Crescita per linee interne direbbero gli economisti. Piano, bene e prendendo esempio dai primi della classe se necessario. Evitando di sovraccaricarsi di culture aziendali incompatibili o inefficienze altrui.

LEAN PRODUCTION Poi la fabbrica modello. Non si tratta di mitizzare. Il metodo di produzione Toyota ha fatto scuola, tanto che molte Case automobilistiche hanno mandato a lezione dai "prof jap" i loro ingegneri (tra cui Porsche). Mentre da noi, erano gli Anni 80, si riempivano i piazzali di Arna in tutte le varianti possibili per svenderle a prezzi di saldo, loro producevano sul venduto. E pensavano con strategie di lungo termine.

TUTTI PER UNO Secondo la vulgata, in casa Toyota ognuno ha il diritto-dovere di portare il proprio contributo e dire la sua per migliorare, attraverso il proprio know-how sul campo, anche il procedimento più semplice e scontato. Dal magazziniere al direttore. Obiettivo finale: rendere la linea di produzione snella. Il che significa produzione just in time: si costruiscono tante auto quante se ne vendono, e riduzione al minimo dell'immobilizzo di magazzino. Fidelizzando i fornitori che diventano partner tecnologici coinvolti anche nella fase progettuale. E poi il dogma dell'auto priva di difetti: ogni intervento a valle della rete di assistenza sono risorse sprecate.

NIENTE ECCESSI Una filosofia portata agli eccessi che arriva ad influenzare anche il design. Facendola breve ed evitando technicalities, anche nel design, o nei gingilli per coccolare occhi e mani di guidatore e passeggero, si segue la bussola della ragione. Se all'impegno economico o di progetto non corrisponde un adeguato e proporzionale beneficio per il cliente, tangibile e misurabile, "non s'ha da fare". Niente fronzoli, siam giapponesi. Di qui anche certe semplificazioni forse eccessive nelle forme.

DOMANDONA Come mai in casa Toyota si minimizza? A pensar bene si potrebbe parlare di understatement. A pensar male che, grazie all'enorme successo sul mercato nordamericano, meglio non risvegliare troppo i sentimenti patriottici degli yankee. Per capire e conoscere meglio la qualità Toyota e la storia di un azienda miracolosa nel suo percorso ci sono parecchi libri. Gli ingegneri probabilmente li conoscono da tempo, ma i maniaci delle auto potranno capire, ad esempio, come il successo Lexus non nasca dal caso... bensì da una strategia di lungo periodo.


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