Cosimo Zingaropoli, 27 anni, di San Giorgio Ionico, laureando in ingegneria meccanica al Politecnico di Bari, è uno dei due fortunati vincitori della Dunlop Drivers Cup 2004 ad aver partecipato alla Sei Ore di Misano 2005 come pilota ufficiale del Team Dunlop. Come è andata la sua avventura? Quali emozioni e quali problemi si devono affrontare quando si partecipa per la prima volta a una gara automobilistica vera? Quali consigli si sente di dare a chi dovrà affrontare la stessa esperienza tra qualche settimana (il 23 luglio prossimo)? Ecco il racconto di una esperienza indimenticabile.

D. Era davvero la prima volta che affrontava la pista in una gara vera, supportato da un vero Team?
R.
Sì, anche se da appassionato di kart ogni tanto faccio qualche giro in kartodromo. Ma non è la stessa cosa: qui si corre su auto vere, contro piloti esperti e agguerriti che conoscono a memoria la pista e i trucchi per tenere a bada gli altri concorrenti.

D. Come ha fatto a convincere Siegfried Stohr a selezionarla tra i 200 finalisti della Dunlop Drivers Cup del suo anno, molti dei quali sicuramente più esperti di lei?
R.
In effetti c'erano alcuni finalisti che non erano di primo pelo, che avevano già corso in pista. Addirittura c'è chi è venuto con la divisa del proprio Team. Non è bastato però a farli vincere. Evidentemente oltre all'esperienza di guida contano anche altri fattori. Più che i tempi sul giro contano le qualità personali.

D. Lei, per esempio, per quale motivo è stato selezionato?
R.
Sono stato scelto perché, nonostante staccassi molto al limite, riuscivo comunque a mantenere la traiettoria esatta. Stressare la vettura non va bene in una gara di durata, ma evidentemente hanno giudicato questa mia intemperanza come un difetto rimediabile durante il corso di preparazione.

D. Il consiglio che si sente di dare è quindi quello di spingere al massimo durante i test finali?
R.
Non proprio, contano di più la calma, saper frenare prima di affrontare una curva e saper impostare delle traiettorie perfette. Che poi sono le cose a cui gli istruttori tengono di più nel corso di preparazione, prima di affrontare la gara vera e propria.

D. Davvero sono sufficienti tre giorni di corso per affrontare la pista senza soggezione?
R. La preparazione alla gara è stata più che sufficiente. Gli istruttori sono bravissimi, in pochi giorni riescono a insegnare come cavarsela di fronte a tutti gli imprevisti, e funziona. Ai due piloti che affronteranno la gara in luglio consiglio di ascoltare bene gli insegnamenti di Stohr, e di stare calmi. Solo se si riesce a stare calmi si riesce ad andare davvero forte. Il sangue freddo è una qualità che viene molto considerata durante la selezione.

D. Cosa si prova a gareggiare in pista per la prima volta?
R. Per me è stata un'esperienza bellissima, inimmaginabile. Prima di entrare in auto sei preso da una sorta di timore reverenziale verso gli altri piloti e verso la pista. Giro dopo giro però passa tutto e si riescono a strappare tempi sempre più bassi, persino a superare piloti delle categorie superiori. Giro dopo giro si diventa sempre più aggressivi e sicuri. E questo grazie anche al corso di Stohr, dove riescono a trasmetterti la sicurezza necessaria ad affrontare la gara. Una volta in auto ci si dimentica dei problemi e si inizia ad andare forte.

D.
Come è andata la sua gara? Come vi siete classificati?
R. Purtroppo per noi la corsa è iniziata con un imprevisto: la pioggia. Nel corso di preparazione abbiamo fatto qualche esercizio sulla pista bagnata, ma correre con la pioggia è un'altra cosa. Siamo rimasti spiazzati. E mentre eravamo in testa nella nostra categoria, l'altro pilota che aveva vinto con me la Dunlop Drivers Cup è andato in testa-coda sbattendo con il retrotreno contro le gomme di protezione. E' dovuto rientrare ai box e il tempo che abbiamo perso per la riparazione non siamo più riusciti a recuperarlo del tutto: siamo arrivati secondi nella nostra categoria su nove equipaggi. Un ottimo risultato nonostante tutto.

D. Ma non avevate preso confidenza con l'auto prima della gara?
R. Si viene a contatto per la prima volta con l'auto della gara durante le prove libere e durante le qualifiche nei due giorni che precedono il via. Anche questa è stata una bella esperienza. Il capo meccanico del Team Dunlop, Amedeo Mangione, ci ha supportato in tutto, voleva conoscere le nostre impressioni sull'assetto della vettura, sulle modifiche da apportare e sui miglioramenti ottenuti. Alla fine siamo arrivati a un compromesso che andasse bene a tutti e tre i piloti dell'equipaggio. Come è noto il terzo pilota ufficiale è un istruttore della Scuola di Siegfried Stohr.

D. E i piloti più esperti come si sono comportati con voi?
R. Direi benissimo, c'è uno spirito sportivo esemplare in questa gara. Io non ho subito nessuna scorrettezza, nemmeno quando ho sorpassato alcuni di loro a bordo di auto di categoria superiore alla nostra, quindi più veloci e potenti. C'è stato molto fair play da parte di tutti.

D. Lo sa che anche Giuseppe Rocco, uno dei due concorrenti che gareggeranno quest'anno, è studente di ingegneria a Bari e come lei ogni tanto corre in kart? Vuol dire che essere ingegneri aiuta ad andare più veloci in auto?
R. Penso proprio di sì, perché si riesce a capire meglio cosa sta succedendo, quali sono le forze in gioco e a darsi una spiegazione. Per un ingegnere è più facile conciliare la teoria con la pratica. Io poi studio ingegneria meccanica e in vari corsi abbiamo parlato del comportamento dell'auto e delle forse in gioco. Sì, gli studi di ingegneria aiutano molto.

D. C'è poi il problema della fatica: correre due ore di fila non è come partecipare a un pranzo matrimoniale...
R. La gara è lunga, molto faticosa. La stanchezza però l'ho sentita solo quando sono sceso dall'auto. Solo allora mi sono reso conto anche dei tempi che ho fatto. Quando si è in pista invece non ci si rende conto di niente, né della stanchezza, né della velocità. Anche la pista di Misano aiuta: bella, molto tecnica e molto veloce.

D. Mai più corso da allora?
R.
No, ho dovuto pensare a terminare l'Università. Mi mancano solo tre esami e la tesi, poi vorrei rimanere nel mondo dei motori e, se capita, riprovare a correre.

D. Quale sarà l'argomento della tesi?
R.
Naturalmente si parlerà di motori. Il titolo provvisorio è: "La manutenzione dei motori a combustione interna", un argomento che mi appassiona molto.