I POSTUMI DELLA NOTTATA Al mattino del Day 2 siamo tutti doloranti,il freddo mi è entrato nelle ossa e mi terrà compagnia per tutta la giornata. L'altitudine porta in dono anche un pervicace mal di testa. Ma le prime luci dell'alba boliviana rendono meno evidenti i sintomi della stanchezza e di tutti gli accessori del viaggio, e i postumi della prima notte passano in secondo piano. E poi c'è la grande esca della meta del giorno, il Salar de Uyuni, il più grande deserto salato del mondo.

UN'IMMENSA DISTESA DI SALE Diecimila chilometri quadrati di sale, quanto l'Abruzzo. Le immagini che ho visto su internet prima di partire promettono grandi cose, ma neanche le foto più riuscite, tantomeno le mie, riusciranno mai a rendere le sensazioni che il Salar de Uyuni fa provare. Da lontano, scendendo verso la distesa bianca, sembra di vedere un lago di acqua, con tanto di fenomeno di rifrazioneche distorce i rilievi e sembra far galleggiare gli oggetti intorno: non c'è dodici senza ottantotto e non c'è deserto senza miraggio, la Fata Morgana non manca nemmeno a Salar de Uyuni.

COME IN MEZZO ALLA NEVE È il vero middle-of-nowhere, una distesa immensa che si perde all'orizzonte, ed è tutto bianco come la neve. Anzi, il freddo e l'altitudine, 3650 metri sul livello del mare,confondono le idee e continuiamo a cadere nell'errore di chiamare ghiaccio la sua superficie. Al centro c'è anche un albergo di sale, il Playa Blanca, come l'Ice Hotel di ghiaccio in Lapponia, giusto per confondere ancora di più. Ma è sale, duro e compatto come laneve ghiacciata, su cui si corre con le auto a 150 orari,ma pare che le isole che si trovano al suo interno non si raggiungano mai.

LE AUTO BOCCHEGGIANO La nostra Range Rover Sport non riesce a superare i 150, in terza a 6000 giri: è carica, il portapacchi pieno è aerodinamico come una grattugia, il sale è ruvido come una carta vetrata e l'altitudine si fa sentire anche per il suo V8 4.2, in debito di ossigeno costante. Quando l'avevo provata su e giù per i Pirenei era stata decisamente più agile.

PRIMA PROVA A PUNTI Galleggiare sul nulla bianco è un'emozione forte, anche quando si approda su una delle sue coste per la prova compulsory del giorno, quella a cui tutti i team sono obbligati. Per le altre prove possono scegliere, e chi ne affronta di più ha maggiore possibilità di guadagnare punti. L'approdo è su una delle isole del lago di sale, popolata da comunità numerose di cactus, splendidi e giganteschi, che fanno da cornicealla prova, con mountain bike, corsa e ricerca di punti GPS in auto. Alla fine della prova ci aspetta una bella sorpresa: il campo è nel bel mezzo del Salar de Uyuni, nel bel mezzo del nulla.

NUTRITI COME MILITARI Un tramonto magico ci tiene compagnia al momento della nutrizione, a base di buste di cibo precotto da scaldare sul motore o nell'acqua calda. Alla terza busta, dopo aver provato ilChicken, il Chicken Pasta, il Cereali Breakfast e il Chocolate Pudding, mi viene la nausea soltanto alla vista delle buste color alluminio.

DISEGNO DI STELLE Buste a parte, il tramonto e la stellata, che non si può né descrivere né fotografare adeguatamente, rendono tutto magico: le stelle sembrano appese a fili invisibili di lunghezze differenti, sembra di poterle toccare con mano e un cielo così pieno di stelle e così tridimensionale si trova soltanto in posti come il Salar de Uyunu.

LA BUONA NOTTE DELLA LUNA Vogliamo parlare poi della luna che sorge sull'orizzonte bianco e illumina la distesa innevata? Ci sono cascato ancora, la distesa è salata ma la notte scorre dolce, il termometro della nostra Range Rover Sport dice che siamo sotto zero, ma sembra meno freddo nella quiete della distesa salata, e il sonno finalmente arriva. Dopo aver domato il sacco a pelo...


TAGS: G4 CHALLENGE RANGE ROVER / Viaggio nel paradiso boliviano