Autore:
M.A. Corniche

MEZZO SECOLO Quella dei cinquanta è una soglia che merita una grande festa. Se poi invece di un bipede il festeggiato ha quattro ruote, l'evento è speciale come i cent'anni di Rita Levi Montalcini, lucida nelle sue ricerche come un diamante. Longeva come la Mini che ai suoi cinquant'anni guarda al futuro come una deb prima del ballo. La linfa tedesca di Bmw ha avuto l'effetto dell'elisir di lunga vita per la Mini e della pietra filosofale per Bmw. E al Salone di Francoforte arriverà la versione definitiva della quarta variante, la Mini crossover con trazione integrale, la versione ipertrofica della Clubman presentata come concept al Salone di Parigi 2008.

CASA DOLCE CASA La grande festa per il cinquantesimo compleanno si svolge in UK, patria natìa, all'interno del circuito di Silverstone, in occasione della terza edizione di Mini United, il raduno mondiale delle Mini di tutti i tempi e di tutti i tipi. Milano-Silverstone, 1490 chilometri. Pronti via. Sette Mini, quattordici Minaioli. Una Clubman ha un tappo in testa per i festeggiamenti: in realtà il tappo è l'antenna parabolica in carbonio con cui Sky Tg24 seguirà Mini United. Ce la prendiamo con calma, tre giorni di viaggio per arrivare il venerdì, quando iniziano le danze.

L'ECO-FIGHETTO Prima tappa a Zurigo, nel quartiere industriale, per scovare tra capannoni di vera archeologia industriale, la sede della Freitag. Un magazzino pieno di rotoli colorati indica la strada giusta: è la materia prima delle borse Freitag, i teloni smessi dei camion, abilmente riciclati in borse fighette una differente dall'altra. Il fighetto ecosostenibile, sia per l'origine riciclata sia per il processo di lavorazione, tagliate a mano una per una da sette designer seguendo dime in plexyglas. E inscatolate in cartoni riciclati e riciclabili. Siamo dei privilegiati: possiamo tagliarci la nostra borsa, un mese e ci arriva a casa. E il viaggio continua con la Cooper S cabrio, doverosamente a capote abbassata, sulle autostrade svizzere alla volta di Strasburgo, prima tappa del viaggio.

MING-IATA Mercoledì si riparte e per la prima sosta si devia verso il Lussemburgo alla volta del Mudam, il museo di arte contemporanea del Granducato. Il progetto è di Ieoh Ming Pei, l'architetto giapponese che ha disegnato la piramide del Louvre. Un progetto che risale al 1990, e che tra burocrazia e cambi di direzione, si è concretizzato soltanto nel 2006. Un progetto moderno nel 1990 ma che ora non porta nulla di nuovo alla storia dell'architettura moderna. Anche le collezioni esposte non valgono il viaggio, passateci se siete, come noi, sulla strada altrimenti, se non li avete ancora visitati rimanete entro i confini stivalati e preferite per esempio il MART di Rovereto o al Museo di Arte Contemporanea Castello di Rivoli.

GIU' PER IL TUBO Ultima tappa in Continente a Bruxelles, in mezzo al suo traffico per scivolare tra la Grand Place e l'immancabile visita al simbolo cittadino, il diuretico Manneken Pis. Giovedì le Mini si infilano nei vagoni che percorrono l'Eurotunnel come le Mini di Italian Job e si sbarca sulle strade con guida sulla sinistra. Il clima rinfresca e barattiamo la capote della Cooper S con la cavalleria di una John Cooper Works.

CAVALLI&PECORE 211 cavalli, 37 in più e 100 chilogrammi in meno, voce più roca e 9 decimi di secondo in meno nello 0-100km/h, ma l'effetto catapulta che è lecito attendersi è in realtà una maggiore sensazione si pienezza del motore, soprattutto ai bassi regimi. E poi bisogna stare attenti ai limiti di velocità, alle rotonde e alle precedenze al contrario, attraverso il Kent fino al Northamptonshire, la campagna inglese come si immagina che debba essere la campagna inglese, con strade strette e tortuosamente infilate nel verde, tra pecore e vecchie Land Rover post belliche, con tante Mini con guida a sinistra sbarcate per l'occasione. E vecchie dimore come quella che diventa la nostra base per gli spostamenti verso Silverstone.

INGEGNERIA TEDESCA, DOCCIA SCOZZESE In attesa che i Minifan inizino a sciamare verso il circuito, non ci facciamo mancare nulla con una visita alla fabbrica Mini di Oxford (vedi la gallery nello Speciale 50 anni Mini). Ci sono Mini sui tetti o altre che sgommano sui muri della fabbrica, mentre le altre prendono forma sulla linea di produzione. Una fabbrica moderna come altre fabbriche moderne e abbiamo accesso anche al dietro le quinte, il reparto analisi, dove l'ingegnerizzazione e le qualità si incontrano e si svela l'anima tedesca della Mini. Porte che si aprono e chiudono per milioni di volte come i cassetti dell'Ikea, blocchetti di accensione in stress da superlavoro, piccole dita digitali che esplorano micrometricamente le lamiere alla ricerca di imperfezioni e docce scozzesi per mettere alla prova l'impermeabilità della Mini.

QUANT…E GRAZIE! Tutto tefe eszsere peffetto, ov courz! Fine della visita, riprendiamo le Mini dal Mini Parking e via verso il circuito, insieme a Mini da tutto il mondo e di Mini intente nel normale casa-ufficio o nel casa-shopping. La festa è agli inizi ma già c'è movimento e una conferenza stampa svela le nuove Mini del cinquantesimo, Mayfair e Camden, la Mini parlante che risponde alle interrogazioni a voce. Ci sono anche Mary Quant, incartapecorita in viso ma non nello spirito a cui noi maschietti dobbiamo molto per aver inventato la minigonna, e Rauno Aaltonen, sempre pronto a mettersi di traverso come con la Mini con cui ha conquistato il Rally di Montecarlo.

IN PISTA Appassionati MINI di ogni parte del mondo si sono dati appuntamento qui per festeggiare i 50, per ritrovarsi e per divertirsi: stunt shows, piste di kart, esibizioni musicali, aree di ristoro, DJ, una grande mostra che attraversa tutta la storia della Mini, e la possibilità guidare la propria auto per qualche giro in pista. Non c'è coda, le Mini stanno ancora arrivando, e ne approfitto per qualche giro in pista. Non è lo storico circuito della F1 ma un circuito creato all'interno del circuito, un pistino da kart king size come la Mini.

KARTESCA Dopo un rapido briefing in cui si spiega che prima delle curve è meglio frenare (!) e dopo si può accelerare (!), un paio di giri dietro la safety car e giù tutto. E sono contento di avere la JCW e di sfruttare tutti i suoi 211 cavalli, i suoi freni e il suo assetto corsaioli e il suo differenziale elettronico LSD. Divertente, un vero kart, si intraversa (ho messo a riposo tutti i controlli di sicurezza…) come un kart, si controlla come un kart e accelera come un kart di quelli veri. Dieci minuti ogni turno, quanto basta per affinare le traiettorie e darci dentro. Bel gioco che, come saggezza popolare insegna dura poco, per tornare nel paddock tra le Mini dei Club, le Mini che hanno fatto la storia, da quelle del primo italian Job alla Mini E, la mini elettrica, per prepararsi alla festa non musica elettronica e deejay.

MINI BEAT Sabato è la giornata clou e le immagini della gallery sono più significative delle mie parole. In totale sono sedicimila le Mini che arrivano a Mini United 2009 da tutto il mondo. Nel tardo pomeriggio sul palco principale del festival sale la MINI Cooper S dedicata a George Harrison, una Mini unica che il chitarrista dei Beatles decorò con colori e immagini psichedeliche nel 1966. Ora donata a Olivia Harrison e messa all'asta per finanziare le attività del Material World Charitable Foundation, l'ente benefico voluto da George nel 1973. La serata musicale e rock, con i Twisted Wheel, nomen omen, uno tra i pi scatenati e aggressivi gruppi musicali in circolazione, e il live act di Paul Weller, ex front man di The Jam e The Style Council. L'appuntamento è per il 2011.


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