Autore:
Gilberto Milano

CONCESSIONARIE VUOTE Come sia andato il mercato dell’auto in Italia nel 2011 è facile immaginarlo: male. L’immagine migliore è però quella espressa da Jacques Alain Bousquet, presidente di Renault Italia e presidente dell’Unione dei rappresentanti delle Case automobilistiche estere. Meravigliato per la folta partecipazione di giornalisti del settore e di addetti ai lavori alla consueta conferenza annuale UNRAE, che si tiene a Milano la settimana che precede il Natale, Bousquet ha fatto notare che se tutti i presenti invece di recarsi all’Hotel Principe di Savoia si fossero distribuiti nelle numerose concessionarie di auto milanesi avrebbero fatto la felicità di una intera categoria. E c’è da credergli: entrare oggi in una concessionaria è come entrare in una chiesa fuori dagli orari di funzione. Non c’è nessuno.

CRISI MA NON PER TUTTI E che sia crisi lo confermano anche i numeri del mercato 2011, e non solo in Italia. Complessivamente le vendite crescono in tutto il mondo, ma ad una prima analisi grezza si nota che crescono solo in quello che viene definito “the rest of the world”, i Paesi emergenti: Brasile (+40%), Cina (+114%) e India (+59%) in testa (vedi slide n°2). Nel mondo Occidentale e in Giappone invece i dati sono sconfortanti: in Usa-Canada-Messico il calo dal 2007 è stato del 26%, in Giappone del 6%, in Europa del 17% e in Italia del 22%. Lo scenario non cambierà neppure in futuro: nei prossimi due anni il mercato dell’auto si prevede che  crescerà  nel mondo del 18%  (85 milioni di vetture nuove) ma sempre grazie ai Paesi Emergenti, mentre in Occidente sarà ancora lacrime e sangue.

ANNUS HORRIBILIS Mai come oggi il mercato dell’auto è la fotografia più nitida dello stato economico di una società. Soprattutto in Italia. Fatti i conti, i dati UNRAE parlano di un mercato 2011 in calo del 10,8% sulle vendite dello scorso anno (da 1.961.472 a 1.750.000 auto). Che in termini più concreti significa oltre 210 mila vendite in meno in 12 mesi, come se dal listino fossero scomparse Audi, Bmw, Mercedes e Nissan. In Europa solo Spagna e Portogallo vanno perggio di noi (vedi slide n°12).

PREVISIONI PESSIME Non è un caso quindi che da noi l’anzianità media delle vetture sia in crescita (slide n°8)  e come dice ancora Busquet con la fine ironia che distingue i francesi dal resto del mondo, il parco auto italiano è come un museo, superato solo dalla Danimarca. Dal 2008 l’anzianità media è cresciuta dagli 8,8 anni ai 9,0 anni, che in statistica sono tantissimi (vuol dire che circolano ancora mezzi molto vecchi), ma l’UNRAE prevede che salirà ancora nel 2012 (9,3 anni) e ancora di più nel 2013, quando l’età media raggiungerà i 9,5 anni.

MENO CONCESSIONARI Questo vuol dire che sempre meno persone si disferanno delle loro vecchie auto, e se non lo faranno sarà per una semplice ragione: i prossimi due anni si prevede che saranno lacrime e sangue per tutti e non solo per i concessionari. Per questi ultimi l’UNRAE prevede nel 2013 una contrazione del 15% della rete distributiva, che sommato al -15% registrato fino a oggi significa che alla fine del 2013 un concessionario su tre di quelli in attività nel 2008 avrà probabilmente abbassato le saracinesche.

VECCHIAIA DORATA Una delle ragioni è da ricercare nel comportamento d’acquisto da parte dei giovani (dai 18 ai 29 anni) a partire dal 2005, che in cinque anni vede ridotto il loro contributo alle vendite per il 28,4%. Le motivazioni le conoscono bene tutti i giovani e le loro famiglie: disoccupazione diffusa, lavoro precario diffuso e conseguente difficoltà di accesso al credito. Ma in questo periodo sono crollati anche gli acquisti tra i 30-45enni (-27,9%) e tra i 46-55nni (-11,8%), ovvero i padri di famiglia con figli ancora a carico, impossibilitati anche loro ad acquistare un’auto nuova. Guarda caso, la crisi non tocca gli over 65 i cui acquisti di auto sono stati in crescita del 14,6% (vedi tabella n°17).

MENO PRIVATI L’analisi della tipologia degli acquirenti (slide n°16) è un’altra prova antiscettici: le vendite ai privati scendono dal 79,6% al 68,9% (-17,4%), per la prima volta così bassi da quando esistono le statistiche UNRAE. E indizi sullo stato di crisi economica arrivano anche dall’analisi per tipologia di vetture immatricolate (tabella 20). Come si può notare, piccole (-23,1%) e utilitarie (-16,1%), ovvero le auto più accessibili, sono le grandi responsabili del pessimo andamento del mercato dell’auto (oltre all’alto di gamma, -19,7%, che però rappresenta solo lo 0,3% del mercato).

UNO SU TRE DICE NO Sommando le mancate immatricolazioni tra segmento A e segmento B si raggiunge la percentuale elevatissima del 39,2%. In pratica, più di un italiano su tre ha rinunciato ad acquistare un’auto nuova nel 2011. Nel complesso recuperano le vetture diesel e benzina (passate rispettivamente dal 38,7% dello scorso anno al 55,3 del 2011, e dal 30,2 al 39,9%  - slide n° 15), cresciute a scapito delle GPL e Metano, che una volta scomparsi gli incentivi statali sembrano non interessare più a nessuno.  

CROSSOVER BOOM Quanto ai gusti, anche se in diminuzione rispetto allo scorso anno (-17,6%), gli italiani preferiscono le berline (59,4%) e le vetture da famiglia in genere: monovolume di tutte le taglie, fuoristrada, station wagon e, soprattutto, crossover, queste ultime cresciute del 53% in un solo anno (dal 4,1 al 7,1% del mercato). Calano vistosamente le multispazio (-21,4%), le Coupé (-20,3%) e le cabrio (-23%).


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