Autore:
Luca Cereda

C’ERA UNA VOLTA Metti una mattina al lavoro. Ti siedi al tuo posto, scambi due chiacchiere con i colleghi e ti prepari a una giornata come le altre. Salvo poi scoprire che, quel giorno, i tuoi superiori arrivano e ti chiedono luna: “Vogliamo realizzare un’auto compatta, dal design innovativo, originale e che abbia un prezzo ragionevole. Buon lavoro!”. Fu così che monsieur Yves Dubrail, allora Direttore di Progetto in Renault, cominciò a spremersi le meningi fino “vedere” la Twingo.

LETTO A DUE PIAZZE Era il 1989. La storia della Renault Twingo, fresca ventenne, effettivamente comincia da lì, per quanto l’anagrafe inizi a contare gli anni un bel po’ dopo, nel 1993, anno del lancio commerciale della Twingo. La prima, l’originale. Quella che stupì tutti con il suo viso fumettoso, il comando delle luci d’emergenza come il naso di Sbirulino e le sue forme da mini-monovolume. Per alcuni era l’auto “senza un davanti e un didietro”, ma vi sfido a trovare tanto spazio ed intelligenza in un’auto lunga meno di tre metri e mezzo (343 cm). Merito del progetto, versatile come pochi. Il trucco? Una scientifica suddivisione dello spazio e alla geniale panchetta scorrevole. Volendo, i sedili della prima Twingo potevano addirittura trasformarsi in un letto a due piazze di fortuna. A buon intenditor…

QUATTROCOLORI Doveva essere una compatta, come la già esistente Clio, ma diversa, tanto nel design quanto nello spirito. Ci riuscì in pieno, la nuova Twingo di Dubrail, auto che ballava da sola in tutti i sensi: il nome deriva dalla crasi di twist, swing e tango. Aveva solo quattro posti ed esisteva in un’unica versione: 1.2 da 55 cv con un unico livello di allestimenti per gli interni. Prendere o lasciare. Per distinguersi, non restava che puntare sul colore, tinte rigorosamente allegre: blu, giallo, rosso e viola.

PIU’ FACILE Le variazioni sul tema cominciarono l’anno a seguire, con la Twingo Easy, “facile” perché si guidava con un cambio manuale senza frizione. Due anni dopo, 1996, fu la volta delle serie limitate Twingo Benetton e Twingo ‘Matic. Per la prima era tutta una questione di stile; segni particolari: i copri sedili a grandi scacchi multicolore, la moquette blu e i tappetini in tinta, ovviamente firmati Benetton. La Twingo ‘Matic, invece, montava una trasmissione automatica a tre rapporti e, nel motore, pompava 5 cavalli in più, totale 60.

PRIMI RITOCCHI Nel 1998 giunse il momento, per la Twingo, di rifarsi il trucco. Telaio, sedili, plancia, gruppi ottici e paraurti anteriore subirono una ritoccatina, in concomitanza con il lancio della serie limitata Elite. Passato un anno, la Twingo ha provato a tirarsela un po’ con la versione alto di gamma “Initiale Paris”, che aveva paraurti in tinta con la carrozzeria, cerchi da 14’’ e un allestimento ricco. Nel 2000, invece, una botta di tecnologia: ecco il nuovo motore 16 valvole da 75 cv ed il cambio sequenziale Quickshift.

TWINGO 2 L’ultima delle Twingo di prima generazione, in Europa, fu prodotta il 28 giugno 2007. La sua carriera è durata 14 anni, con più che lusinghiero successo: 2.500.000 esemplari venduti. Da lì Renault ha voltato pagina, con una seconda serie di Twingo - costruita sul pianale della Clio II – che si discostava parecchio dall’originale, nel look come nei criteri di progettazione.

PIU’ LUNGA E SPORTIVA La nuova Twingo aveva messo su una taglia buona, arrivando a 360 cm di lunghezza. Il design era meno personale, più allineato alle compatte moderne, e soprattutto meno giocoso rispetto alla Twingo 1. La Twingo 2 non sorrideva più: puntava su un frontale più sportivo, quasi aggressivo, e offriva molte più motorizzazioni e allestimenti. Fu un cambio di filosofia vero e proprio, tant’è che nel 2008 uscì la Twingo RS, con un assetto ribassato, sospensioni più rigide e un motore 1.6 da ben 133 cv. Sulla stessa base, due anni più tardi, è nata la Twingo RS Gordini, omaggio allo storico preparatore degli anni Sessanta. Che a parte la livrea blu elettrico, le bande bianche e qualche altra minore caratterizzazione estetica, era una RS come le altre.

NON C’E’ DUE SENZA TRE Ultimo atto, il restyling del 2011. Laurens van den Acker, da poco approdato alla Régie, ridisegnò il viso della Twingo 2 all’insegna del family feeling con le Renault più moderne, delle quali la Twingo 2 ristilizzata anticipava alcuni stilemi. Il frontale occhialuto, con la mascherina a fare da trait d’union ai gruppi ottici e la losanga protagonista del mezzo rappresentavano non solo la firma del restyling, ma anche un biglietto da visita della nuova Clio. La verità, però, è che questa cosmesi di fine carriera è servita soprattutto a prendere tempo: in Renault intanto si pensava già a come disegnare la terza Twingo, attesa per il prossimo anno. Se volete un anticipo, date un occhio alle due concept Renault Twin’Z e Twin’Run (vedi correlate) presentate nei mesi scorsi.


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