Autore:
Luca Cereda

IN FONDO AL MAR.. Un vero e proprio tesoro sottomarino, altro che spazzatura. Senza temere di attirare l’attenzione dei pirati, le gomme usate - per i tecnici Pfu (Pneumatici Fuori Uso) - si sono scoperte risorsa assai preziosa per il bene comune, grazie alle loro caratteristiche intrinseche e un’intuizione semplice ma geniale di una PMI inglese: trasformarli in un tappeto che previene l’erosione del fondale marino laddove l’uomo va a installare infrastrutture, ad esempio per produrre energia rinnovabile.

C’E’ RICICLO E RICICLO L’ennesima prova che la seconda vita delle gomme delle nostre auto non è mai banale. E non solo perché di queste non si butta via niente: quasi il 70% di una gomma infatti, una volta ridotta in fine granulato può essere reimpiegata per diventare asfalto, come anch braccialetti o borsette (basta googolare un po’ per farsi un’idea e non smettere mai di sorprendersi). Ma anche perché, prese così come sono, una volta diventate inadatte a calcare la strada, le gomme vecchie possono rendersi utili in tante maniere. E se esiste chi ha visto nei Pfu un potenziale da fioriera o tavolino da dehors, altri hanno individuato applicazioni un po’ meno frivole. E’ il caso degli ingegneri di Scour Prevention Systems, che, grazie alla loro idea (riconosciuta di pubblica utilità), si sono pure aggiudicati un corposo finanziamento dall’ILO, l‘Organizzazione internazionale del lavoro.

COME FUNZIONA Eccola qui la pensata: trasformare copertoni vecchi in una sorta di tappeto di sostegno per le infrastrutture offshore. In sostanza, laddove ci sia un cavo, un pilastro o più facilmente una fonte di energia rinnovabile (come ad esempio una pala eolica), quelli di Scour Prevention vanno a depositare intorno un mucchio di Pfu creando, di fatto, una rete protettiva intorno alle fondamenta. Questo perché, normalmente, quando si installano delle strutture nel fondale marino quest’ultimo tende a erodersi più facilmente, causando instabilità. Ma non se ci sono le gomme a fare da scudo. Gli pneumatici, infatti, grazie alla loro particolare densità e a un peso che non è né troppo, da rischiare di sprofondare, né troppo poco, tale da poter essere trascinati via dalla corrente, pian piano abbracciano i sedimenti e si amalgamano bene al fondale, stabilizzando l’impianto. Tutto molto semplice e furbo. Ma soprattutto poco dispendioso. 


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