Autore:
Luca Pezzoni

1995 Correva l'anno 1995, sul mercato c'erano auto come la Golf terza generazione, che costava circa venti milioni di lire, o la Lancia Kappa. Mentre ESP e Airbag, come il climatizzatore erano ignoti o roba elitaria. Un mercato diverso ma con un tratto in comune con quello di oggi, ovvero anno di vacche magre che ancora scontava la crisi di primi Anni 90. E' lo stesso comunicato stampa dell'ANFIA a sottolineare che da quindici anni non si vendevano così poche auto ad ottobre. Un brutto segno per il mondo automotive e per l'economia in generale. Sia come sia, le auto immatricolate questo ottobre sono state 139.740, con un calo rispetto allo stesso mese dell'anno scorso - già di suo abbastanza depresso - nell'ordine del 28,8%. Fuori dalla fredda espressività dei numeri da contabile significa che quasi un'auto su tre, con tutto quello che significa in termini di indotto, spese accessorie e altro si è volatilizzata. Ecco spiegata anche la difficoltà di molti concessionari e della rete commerciale: se si vende meno ridurre le spese e "tagliare" diventa l'unica ricetta possibile per sopravvivere.

CAUTELA Riavvolgendo il film dell'anno, contando il consegnato da gennaio a ottobre, rimane la cautela anche se i dati sono meno tristi, le auto entrate nei garage degli italiani sono 1.683.000 con un calo questa volta ad una cifra, del 6%, su base annua. Ma il numero relativo ai contratti siglati, quindi depurando dal venduto nel 2009 e consegnato nel 2010, torna ancora in doppio digit e dice -23%. Tanto basta comunque per far prevedere una chiusura dell'anno ampiamente sotto i due milioni di pezzi: si stimano al momento poco più di 1.940.000 unità con una contrazione complessiva di oltre il 10% su un anno passato già poco entusiasmante. Fin qui il quadro complessivo, poi entrando nel dettagli ci sono storie a parte per alcuni marchi, tipologie di prodotto o, semplicemente in base al tipo di alimentazione.

VINCITORI E VINTI Iniziamo col dire che ottobre ha segnato comunque la vittoria (se così si può dire) dell'alimentazione a gasolio che ha superato, e non accadeva da tempo, in termini percentuali la soglia psicologica del 50%. Mentre la quota di auto alimentate a metano, gpl e similari si attesta sul 10,4%, in continuo calo rispetto al 30% del primo trimestre e dal 12% del secondo. Significa che incentivi e compagnia cantante hanno smesso di orientare gli acquisti su determinate tipologie di vetture. Così come ci sono segmenti, per inciso quelli più piccoli, dalle utilitarie alle compatte A B e C, che calano più di altri. Anche per questo forse le Case italiane generaliste hanno perso in misura maggiore rispetto al resto del mercato. Mese su mese al marchio Fiat mancano all'appello quasi 20.000 automobili, mentre Alfa Romeo contiene i danni anche grazie all'arrivo della Giulietta, e Lancia si assesta su una piccola quota del 3,9% che significa un punto in meno di share rispetto allo stesso mese dell'anno scorso e circa 5000 auto consegnate invece che 9000.

VARIE RAGIONI Interrogarsi sulle ragioni di un calo così rilevante per l'auto tricolore diventa esercizio non privo di incognite, ma l'argomento incentivi - come pure un mix non felicissimo di prodotti - a questo punto pare una delle possibili spiegazioni. Del resto la stessa strategia di rinviare il lancio dei nuovi modelli a tempi più floridi ha, probabilmente, molte ragioni economiche e industriali che nel lungo periodo potranno dare ragione ma che, al momento, richiede un prezzo da pagare. Non mancano comunque le note positive dalle quali prendere spunto per ripartire: a guardare la classifica delle prime dieci auto ci sono Punto e Panda appaiate in testa, con la 500 forte del Twin Air al quinto posto e la tanto commovente quanto sempiterna Ypsilon all'ottavo.

DIESELONI Ma soprattutto guardando al mercato delle auto a gasolio, oltre al primo posto della Punto, c'è la Giulietta che balza al quinto posto subito dietro la Golf e davanti a rivali generaliste e meno costose come Mégane e Focus (anche se quest'ultima a fine carriera). Segno che con il prodotto giusto o quantomeno in linea con le aspettative del cliente la competizione è ancora possibile e vincente. Proprio il mercato dei diesel suggerisce alcune chiavi di lettura che confermano questa teoria che la nicchia paga. Come spiegare altrimenti una Nissan Qashqai, vera gallina dalle uova d'oro per i jap, al secondo posto assoluto? Fiesta, Mégane, C3 e Audi A4 sono le altre protagoniste a gasolio.

CALI PESANTI ED ECCEZIONI Se l'auto targata Italia piange non ci sono molte altre Case che possono ridere. Anzi, ce ne sono alcune che si leccano le ferite. Anche Toyota-Lexus (-54%!), Ford e Mazda, ad esempio, fanno registrare cali importanti nel confronto mensile sull'anno scorso. E in ogni caso sempre superiori al 40%. Evidentemente il calo di vendite colpisce molto di più i marchi generalisti e in qualche modo lontani dal premium. E su questo, probabilmente, ci sarebbe da fare qualche discorso sulla distribuzione del potere di acquisto secondo fasce di reddito. Colpisce vedere BMW, certo complice anche una gamma rinnovata e con modelli giusti, crescere rispetto all'ottobre dell'anno scorso di 2 punti percentuali. Piccole gocce ma comunque notevole considerando la congiuntura.

RESISTENZA Come pure il calo contenutissimo di Audi, altro marchio premium per eccellenza che fa segnare un - 4%, fa riflettere. Il low-cost di Dacia non sembra sfondare, assestato sugli stessi livelli dell'ottobre 2009, mentre i coreani hanno Hyundai che cresce quasi del 20% e Kia cala quasi a bilanciare il guadagno dei cugini. Volkswagen, l'auto del popolo, contiene le perdite intorno al 13% su base mensile ma, andando a guardare i dati completi dell'anno piazza due best seller come Golf e la Polo, appena rinnovata, nella top ten. Segno che il rinnovamento del prodotto se non fa guadagnare almeno aiuta a contenere le perdite di contratti. Ottobre nero anche per l'usato che con circa 400.000 passaggi di proprietà cala leggermente anche se su base annua il saldo è ancora positivo.

SCHIARITA? Fin qui ce n'è abbastanza per andare a casa abbastanza depressi. Poi ci sono alcuni dati incoraggianti, che non riguardano solo i pochi produttori che sono riusciti a vedere un segno positivo ma tutti i costruttori. La fiducia dei consumatori e in particolar modo delle famiglie sarebbe in lieve ripresa, anche se ancora non si traduce in decisioni di acquisto di beni impegnativi e costosi. Se son rose fioriranno ma se è vero che per la famiglia italiana l'auto è ancora l'acquisto più impegnativo dopo la casa... viene da pensare che o mancano i soldi o manca la fiducia. Oppure che i numeri degli anni scorsi erano figli di un'epoca che non tornerà a breve. A proposito, gli acquisti dei privati continuano a calare, crescono leggermente quelli aziendali, anche se non sono poche le aziende che hanno deciso di fare downsizing nella gamma o di allungare i contratti di noleggio. Altro settore in calo. Forse serve un'idea per convincere nuovi clienti, ad esempio auto che consumino davvero molto meno?

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