Autore:
Luca Cereda

DAL GIAPPONE CON PUDORE Improper conduct in fuel consumption testing (tradotto: condotta impropria nelle fasi di test sul consumo di carburante). Con queste parole, in una nota diffusa oggi alla stampa, Mitsubishi inizia confessare il suo personale Dieselgate. Che, in realtà, per il momento riguarda 625.000 piccole auto a benzina, suddivise tra quattro modelli di kei car vendute sul mercato interno: Mitsubishi eK Wagon ed eK Space e le Nissan Dayz e Dayz Roox. Quest’ultime due prodotte da Mitsubishi per conto terzi (Nissan) a partire dal 2013.

ANDIAMO A FONDO Le indagini interne sono appena cominciate e a breve si estenderanno anche ai prodotti venduti all’estero. Dopo aver ammesso di aver falsificato i consumi utilizzando metodi di misurazione non conformi alla legge giapponese (cit.), Mitsubishi dovrà ora valutare la portata del problema, qualora lo stesso metodo improprio sia stato applicato anche ad altre vetture. Ma in che cosa consiste l’errore?

I CONTI NON TORNANO Il dato sui consumi sarebbe taroccato da quello contestuale della cosiddetta “running resistance”, che mette insieme la resistenza al rotolamento delle gomme e il valore della resistenza aerodinamica dell’auto. La “running resistance” falsata, dunque, ha sballato i conti e ha fatto sì che i consumi dichiarati delle kei car in fase di omologazione risultassero più bassi del dovuto. Con il risultato che, scoperto l’inghippo e poi comunicatolo al Ministero dei Trasporti, Mitsubishi ha immediatamente stoppato la produzione dei modelli interessati da questo calcolo dei consumi truffaldino.

MA QUANTO MI COSTI L’operazione-trasparenza della Casa e le immediate scuse dei vertici – che ora promettono di aggiornarci il prima possibile su eventuali sviluppi – non hanno però salvato la Mitsubishi dall’inevitabile tifone finanziario. Alla chiusura della Borsa di Tokyo, il titolo accusava un pesante -15,2%. Ed è solo l’inizio. 


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