Autore:
Luca Pezzoni

CRISI DELL'AUTO O DEI CONSUMI? Era dal 1985 che non si vendevano così poche auto: solo 157.418 immatricolazioni nel primo mese dell'anno. Hanno un bel dire gli ultimi ottimisti che vedono la causa solo in una crisi dell'accesso al credito (vero però che solo il 20% delle auto sono acquistate in contanti) e che si attendono miracoli dagli incentivi. I dati parlano chiaro, - 32,6% rispetto a gennaio 2008: tradotto in numeri significa che dai concessionari sono uscite 70.000 mila auto in meno. Un calo cosi drastico "mese su mese" che non si registrava dal 1993. Quando ci si alzava alla mattina con la Lira in caduta libera sul Marco.

VEDO NERO E pensare che a gennaio avrebbe dovuto esserci il cosiddetto effetto trascinamento di chi, tradizionalmente, aspetta l'anno nuovo per ritirare l'auto in modo da guadagnare sul valore dell'usato. Invece, le previsioni per primo periodo dell'anno sono fosche,gli ordinativi del mese segnano un dato preoccupante: -32%; se non è finito l'amore tra gli italiani e l'auto, di sicuro siamo in un periodo di gelo. E basta fare due conti per capire che il traguardo potenziale di solo 1.850.000 auto vendute in Italia nel 2009 potrebbe addirittura essere ottimistico.

ATENE E SPARTA RIDONO Non resta che guardare i dati nel dettaglio, registrando alcune sorprese e sforzandosi di studiare i casi i controtendenza. Ad esempio, Audi e Dacia sorridono dai loro antipodi concettuali con crescite significative. Le altre Case con il segno positivo si contano sulle dita di una mano, Alfa Romeo (grazie Mito), Jaguar (grazie XF) e Subaru (grazie al GPL?). Di certo, in un mercato assetato di novità vere, l'auto giusta al momento giusto può fare la differenza.

CONGIUNTURA DI GAMMA Ad esempio la Casa dei quattro anelli (+10%) deve parte del suo exploit al successo della rinnovata A4, prima nel segmento e addirittura al terzo posto nella classifica delle auto a gasolio più vendute. Mentre la concorrente diretta BMW (- 25% ) forse sconta il fatto di avere alcuni cavalli di battaglia come la Serie 3 e 5 non più freschissime. Ma si tratta di isolate eccezioni, probabilmente dovute a situazioni specifiche e su numeri "piccoli" in un bollettino davvero desolante e, a tratti, difficilmente decifrabile.

BASSO COSTO GRANDI VENDITE Eclatante il caso Dacia (+39% e alla soglia delle mille unità vendute). Snobbata dai più, si prende una sonora rivincita sul mercato: il low-cost vende, evidentementenon solo a chi ha poche risorse economiche. Del resto accade anche in altri settori: nei parcheggi dei supermercati "da prezzo", insieme ad auto economiche ci sono parcheggiate ammiraglie e Suv. Segno di clientela nomade e variegata che, nell'auto come nell'abbigliamento o nel cibo, oscilla tra diverse modalità d'acquisto. Brava Renault (che però perde il 50%...) per l'intuizione a basso costo, mentre non si può dire che lo stesso gioco riesca a Volkswagen con Skoda. Poche miglia di euro fanno la differenza se si vuole (davvero) risparmiare e contano più del prodotto.

ANNO DURO Il calo generalizzato, comunque, colpisce in percentuali variabili quasi tutte le Case con percentuali a due cifre. Certo ci sono situazioni diverse. Se il - 23% di Mazda potrebbe essere considerato un buon risultato visto l'andazzo, stupisce vedere Toyota, che tradizionalmente non fa "chilometri zero" (altra mina vagante che ha contribuito a disorientare clienti e mercato), presentare un saldo negativo pesante in termini numerici e percentuali: con neppure 5000 auto vendute (erano state quasi 10.000 nel gennaio 2008) e un deprimente - 53% "mese su mese".

IL TRICOLORE RESISTE In chiaroscuro il panorama tricolore del Gruppo Fiat. Ad un calo complessivo delle immatricolazioni fa da contraltare la tendenza consolidata negli ultimi mesi, che vede in aumento la quota di mercato: sale al 32,15% (era il 31,5 dodici mesi fa). Merito anche di una gamma rinnovata in alcuni pezzi forti, come la Alfa Romeo Mito (1940 immatricolazioni, più di Yaris e Clio ad esempio), star inossidabili come la Panda e la Punto o fenomeni di moda come la 500. Insomma, nonostante il -33% di Fiat e il -34% di Lancia poteva andare peggio. Come a Mitsubishi ad esempio, che vede calare le sue vendite mensili a quota 504 unità con un calo del 54% rispetto all'anno scorso.

LE SOLITE ALTERNATIVE Ma forse la vera cartina al tornasole di questa tornata numerica viene fuor dall'analisi complessiva per segmenti, con le city car che guadagnano una quota consistente di mercato, passando dal 19,7 al 23,4% per un totale di 37.000 immatricolazioni. Come dire che tra le auto che escono dai cancelli dei concessionari una su quattro è ben sotto i quattro metri di lunghezza. Anche qui si registrano strane incongruenze, Daihatsu in forte calo ad esempio, che pure avrebbe una gamma perfetta per primeggiare. Stranamente, o forse no, il segmento cannibalizzato è quello immediatamente superiore, il "B" per intenderci.

VERE ALTERNATIVE Tutti gli altri segmenti scendono nei numeri, ma mantengono a grandi linee la loro quota in percentuale.Vero trend consolidato le motorizzazioni alternative, leggasi metano e GPL che passano dalla nicchia alla "fetta di torta", arrivando al 10%. Diminuisce in modo deciso la quota di Diesel, ben al di sotto del 50% (46,65%), segno che il costo alla pompa quasi pari alla benzina ha tolto molto appeal. Segnali e tendenze che le Case dovranno interpretare, ognuna con le proprie risposte, per correre ai ripari. Da Fiat che annuncia la nuova gamma GPL ad Audi che occupa le pagine dei giornali con una campagna di "immagine". Fino alle offerte speciali: non stupisce vedere le vetrine del Dealer Dodge di Viale Certosa a Milano ingolosire i passanti con scritte adesive a caratteri cubitali che annunciano una Caliber a prezzo super ribassato. In tempo di crisi ci si industria.

TOP TEN Esemplificativa del momento anche la Top Ten. Ben sette su dieci vetture in classifica sono utilitarie, con il podio marchiato Fiat occupato nell'ordine da Panda, Punto e 500. Uniche intruse la sempiterna Golf e la Nissan Qashqai, una media travestita da Suv, pensata apposta per togliersi lo sfizio senza svenarsi. Interessanti, uscendo dai marchi, i trend legati ai vari format. Se il segno negativo colpisce le classiche berline e utilitarie, crescono nel gradimento e nell'offerta coupé, crossover e multispazio.

SEGNALI DI USATO Degno di riflessione anche l'andamento del mercato usato. Che segna un calo deciso, -17% (369.000 passaggi di proprietà contro i 445.000 e spiccioli del gennaio 2008), ma non come le vendite del nuovo. Anche qui con situazioni diverse: molto ricercate le piccole utilitarie a benzina, magari Euro 4, quasi invendibili le auto di categoria superiore con diesel sfruttati. Improvvisamente rivitalizzante, secondo gli operatori, le ammiraglie a benzina in vista di conversioni al gas.

INCENTIVATI? Sul tappeto rimane aperta la questione incentivi. Molti sottolineano come, ad oggi, comprare una Panda all'impiegato medio tedesco di Bade Baden arrivi a costare oltre 2000 euro in meno rispetto al signor Rossi di Voghera. Vero. Ma resta il fatto che, nel migliore dei casi, le solite misure anticrisi aiutate dalle normative Euro 5 incombenti (leggasi la minaccia di non poter usare poi le vecchie auto in città) possono aiutare il malato a sentirsi meglio ma non certo a guarire. Tra l'altro la quota percentuale di vendita i privati è scesa dal 78 al 73,4%.

RITORNO AI VALORI Che il consumatore sia alla ricerca di nuove proposte e soluzioni basic? Magari come l'auto a noleggio, il car-sharing o addirittura estreme e ancora da inventare come l'auto a "consumo" come una tessera telefonica ricaricabile? Un bel dilemma per chi come le Case deve programmare a lungo termine. Mentre il mercato scende i listini sono invasi da auto pensate per un mercato che non c'è più, almeno per ora. Inutile dire che, per chi ha la possibilità, questo è il momento ideale per acquistare.


SCARICA I PDF CON I DATI IN DETTAGLIO DI GENNAIO
Immatricolazioni per Marca
Immatricolazioni per Gruppo
Struttura del mercato
Top 10
Top 10 per carrozzeria
Top 10 per segmento
Fonte: Unrae

TAGS: mercato auto i numeri di gennaio