Autore:
Paolo Sardi

VERO AMORE?

Il buon giorno si vede davvero già dal mattino? Per scoprirlo, accanto alle solite statistiche che misurano la soddisfazione dei clienti dopo anni di convivenza con la loro auto, quelli della JD Power stilano anche un'ulteriore classifica intervistando gli utenti dopo soli novanta giorni di relazione con l'amata a quattro ruote. Giusto per vedere se, dopo il colpo di fulmine iniziale e i primi approcci, le cose funzionano a dovere o se quello che sembrava a prima vista amore eterno era solo una mera infatuazione.


LA CARICA DEI 103.000

L'indagine porta un nome singolare, APEAL, acronimo che sta per Automotive Performance, Execution And Layout. Lo studio, giunto ormai alla sua nona edizione, quest'anno ha coinvolto quasi 103.000 automobilisti americani, ciascuno chiamato a rispondere a ben 115 domande. Sotto la lente, otto diversi aspetti dell'auto: motore e trasmissione, guida e maneggevolezza, estetica, comfort e praticità, plancia e comandi, impianto di ventilazione, sedili e, infine, impianto audio.

EUROPA ALLA RISCOSSA

Classifiche alla mano, la prima cosa che balza alla vista è la buona prestazione complessiva dei marchi europei. Dietro la solita Lexus, la cui vittoria non fa ormai quasi più notizia (è la quarta consecutiva), si nota infatti un notevole assembramento di Case del Vecchio Continente. A guidare le inseguitrici è la Porsche, che fa incetta di riconoscimenti tra le auto sportive di alta gamma con la Boxster e la 911. Segue terza la Cadillac, unica rappresentante della pattuglia americana nella top ten, a riprova del fatto che i costruttori a stelle e strisce ultimamente faticano a fare i profeti in patria.

IL BALZO DEL GIAGUARO

Ai piedi del podio c'è la BMW. La Casa bavarese spopola con la delle Serie 5 tra le grandi berline di lusso, concede il bis con la Serie 7 tra le ammiraglie e piazza la X5 terza tra le Suv di lusso; terza finisce pure la Z4 tra le sportive. Se questo risultato era tutto sommato atteso, una bella sorpresa è rappresentata dalla Jaguar, quinta grazie alla calorosa accoglienza riservata oltreoceano alla nuova XJ e alla sua capacità di non deludere le aspettative.

BUONI PIAZZAMENTI

Scorrendo la graduatoria, continua la parata dei marchi europei. La Mercedes, dopo le delusioni incassate in uno studio simile svolto in Germania a primavera, guadagna una dignitosissima settima piazza. La Mini chiude invece nona assoluta, con la Cooper che sbaraglia tutta la concorrenza tra le piccole. La incalza l'Audi, decima nonostante il fatto che nessuna delle sue candidate riesca a guadagnarsi un posto sul podio della propria categoria. Poco più indietro, esattamente al dodicesimo posto, si trova la Volvo, grazie soprattutto agli ottimi giudizi raccolti dalla S40.

SOL CALANTE Grande scalpore fa però ancor più la mezza débâcle dei costruttori nipponici. Di norma incensati da questi studi, i giapponesi fanno questa volta la parte delle comparse, con l'unica eccezione della già citata Lexus. Dopo il sesto posto della Infiniti e l'ottavo della Acura, brand di lusso rispettivamente dei marchi Nissan e Honda, occorre arrivare fino al sedicesimo per incontrare di nuovo qualcuno con gli occhi a mandorla. E' la Mazda, tenuta a galla dall'ottima prestazione della Mazda3, che si piazza seconda tra le compatte.

NELLA MEDIA

Diciassettesima figura invece la Nissan, il cui bilancio viene addolcito dal primato della Murano tra le Suv di taglia media (secondo gli standard USA...) e della Armada tra quelle full-size. La Mitsubishi chiude ventesima, la Honda ventunesima e la Toyota ventiduesima, con una pagella senza infamia e senza lode che coincide al millesimo con la media di tutti i costruttori. Ex-aequo finisce la Hyundai, prima tra le coreane, mentre non si può trattenere un certo stupore davanti al trentacinquesimo posto della Subaru, abbonata alle prime posizioni quando la classifica è stilata in base all'affidabilità.

ASSENTI GIUSTIFICATI

E' inutile invece scorrere su e giù la graduatoria alla ricerca delle Case italiane e di quelle francesi. I costruttori nazionali e transalpini disertano infatti il mercato americano ormai da tempo. Le uniche eccezioni sono i marchi sportivi, come per esempio la Ferrari. I volumi di vendita del Cavallino sono però troppo limitati per essere considerati significativi ai sensi della classifica.

 


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