Autore:
Davide Varenna

FERRARI ALL’ASTA Stesso copione, o quasi: dopo la clamorosa asta di Villa d’Este, in cui sei storiche concept car del museo Bertone sono state cedute ai migliori offerenti, un altro prototipo made in Torino sarà presto battuto all’asta, ancora una volta dalla casa d’aste RM Auction. La “buona” notizia è che questa volta il pezzo da collezione non verrà sottratto a nessun museo, essendo già da anni nelle mani di collezionisti privati. Tra gli ultimi proprietari spicca anche il belga Jacques Swaters, ex pilota di Formula 1 e grande collezionista di tutto ciò che sia legato all’azienda fondata dall’amico Enzo Ferrari.

CINQUANTA CANDELINE Presentata al Salone di Torino del 1980, la Ferrari Pinin fu voluta da Sergio Pininfarina per celebrare i 50 anni dell’azienda. Il soprannome del papà fondatore, d’altra parte, non poteva che essere utilizzato per un’occasione davvero speciale. A rendere ancora più unica la celebrazione ci pensò il designer Diego Ottina che, sotto la guida di Leonardo Fioravanti, disegnò quella che ancora oggi è l’unica Ferrari a quattro porte che sia stata mai costruita.

CAVALLINO DI TENDENZA Non sono però soltanto la particolare architettura o l’illustre nome che rendono affascinante la Pinin. Dietro alle forme squadrate si ritrovano infatti soluzioni stilistiche allora estremamente innovative, tanto che ancora oggi se ne possono osservare le influenze sulle auto in circolazione. Colpiscono i montanti anteriori e centrali verniciati, per donare continuità alla superficie vetrata, o i cerchi a “turbina”, oggi cari a Saab e ai tedeschi di Audi, che li hanno spesso utilizzati sulle concept e-tron.

VEDO NON VEDO Più di vent’anni prima della Seat Altea, famosa per i suoi tergicristalli nascosti nei montanti anteriori, la Ferrari del carrozziere torinese presentava un raffinato sistema che faceva scomparire le spazzole alla base del parabrezza. Particolarissima era anche la soluzione adottata per la grande calandra, dove i listelli seguivano l’andamento a spigolo delle lamiere. Nella vista posteriore spiccavano poi i caratteristici gruppi ottici, con i sottili catarifrangenti annegati nelle lenti in tinta con la carrozzeria.

AMATA-ODIATA Chicche e raffinatezze che piacquero ad Enzo Ferrari, ma che non bastarono per stupire il pubblico, non ancora abituato alle grandi berline sportive. In un periodo contraddistinto dai forti investimenti per la realizzazione delle citycar (la Uno fece il suo debutto sul mercato tre anni più tardi), la Fiat fu così indotta ad abbandonare ogni piano di realizzazione, lasciando cadere nell’oblio la rivoluzionaria concept.

PRIMI PASSI Solo ultimamente la Pinin è tornata a far parlare di sé: da poco è stata infatti dotata del dodici cilindri 4.942cc capace di 360 cavalli, e solo l’anno scorso ha potuto muovere i suoi “primi passi”. Tutte le attenzioni saranno poi rivolte a lei il 26 ottobre, giorno in cui a Londra si scoprirà il suo nuovo proprietario. Stando alle stime, il fortunato collezionista sborserà tra le i 551.000 e i 631.000 euro, ma anche i meno abbienti possono ancora sperare: dopo la recente “svendita” della Stratos Zero tutto può succedere!


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