Autore:
Luca Pezzoni

NUMERO PERFETTO Erano gli Anni 70 e dalle parti di Monaco dovevano sostituire la 2002, disegnata da Michelotti, che tra carrozzeria personale e derivazioni turbo occupava un posto tutto suo nella produzione del marchio. Nacque così nel 1975 la Serie 3, la prima di una saga lunga ormai sei generazioni.

INNOVATIVA Riavvolgendo il nastro della storia automotive, la piccola di Monaco è stata molto di più di un nuovo modello. A testimoniarlo non servono solo i numeri (oggi sono oltre 12 milioni gli esemplari prodotti), ma anche e soprattutto le innovazioni tecnologiche, le derivazioni sportive e di genere, a partire dalla M3, ma in mezzo ci sono anche la Touring, tra i primi esempi di station sportiva che anteponeva l’immagine al bagagliaio, o altre versioni, pensate per aggirare il fisco italiano e in grado di conquistare i cuori per l’equilibrio prestazionale, vedi la 320iS quasi una M3 sotto mentite spoglie.

COMPACT PREMIUM Altre meno riuscite anticipavano comunque i tempi, come la Serie 3 Compact che provava a interpretare il tema della compatta premium con portellone. Per non parlare di altri segni distintivi che hanno segnato gli inizi, come il cruscotto orientato verso il guidatore,  i freni a disco sulle quattro ruote – non così scontati sul finire degli Anni 70 o, in tempi più ravvicinati - i diesel performanti e l’Efficent Dynamics.

COMPROMESSO STORICO Se sul finire degli Anni 70, per esempio, la 323 ha portato il sei cilindri e le caratteristiche delle auto di lusso su vetture di dimensioni compatte che superavano di poco i quattro metri (4,33 per la precisione) anticipando gli Anni 80 da bere, a cavallo tra vecchio e nuovo secolo i diesel performanti hanno rappresentato alla perfezione il compromesso storico dei tempi contemporanei. Chi ha provato nelle rispettive epoche una 325tds o una 330d capisce bene cosa intendiamo. La Serie 3 è nata transgender, quasi una via di mezzo tra berlina e coupé, rigorosamente a due porte alle origini, per poi diventare con la seconda generazione anche berlina a quattro porte di taglio sportiveggiante e subito appresso una vera famiglia di prodotti con caratteristiche e clienti ben definiti: berlina quattro porte, Cabrio, Coupé o Touring.

1975 - E21
Dalla matita del designer francese Paul Bracq nasce quella che diventerà la BMW di maggior successo dell’epoca. Solo sei anni dopo ne circoleranno oltre un milione di esemplari, mica bruscolini in un segmento premium. Due porte, misure compatte di poco superiori ai quattro metri, ma carreggiate larghe, sospensioni indipendenti al posteriore, le versioni top di gamma come 320i e 323i avevano l’iniezione elettronica, motore a sei cilindri e quattro freni a disco. La E 21 vista oggi può fare tenerezza ma all’epoca diventò subito un riferimento per prestazioni e, innegabilmente, anche uno status symbol. Chi non poteva si accontentava della 316 o della 318, magari facendo sparire la scritta identificativa. La 323 aveva 143 cavalli, quanto offre oggi una 318 diesel. Quello che sicuramente è cambiato, molto, è il comportamento stradale sul bagnato...

1982 - E30
Mentre le linee e le proporzioni potrebbero far pensare ad un aggiornamento, la E30 è e sarà davvero “cosa altra” rispetto alla precedente generazione. Rimangono la trazione posteriore, le due porte (almeno all’inizio) e il cruscotto orientato verso il pilota. Ma non mancano novità ed evoluzioni: le dimensioni sono simili ma si innalza considerevolmente la qualità degli interni. Probabilmente in casa BMW sapevano che sarebbe arrivata la Mercedes 190 a rompere le uova nel paniere. Non a caso nel 1985 arrivano pure le quattro porte e la piccola acquisisce un’aria meno ribelle, più borghese.
Nel frattempo la famiglia diventa davvero allargata. Arrivano la Cabrio ma soprattutto la M3 (vedi speciale Motorbox tutte le M3). Nel 1987 poi fa capolino l’evoluzione da famiglia: la Touring, che anticipa la moda delle station sportive, sdoganandole definitivamente da auto del fruttivendolo a simbolo di lifestyle. Altra innovazione la versione a trazione integrale; la concorrenza di Audi - all’epoca non ancora così serrata - imponeva questa evoluzione sempre più richiesta dai clienti amanti della montagna. Cosa dire poi della 324d che portava il poco nobile ticchettio su una berlina dichiaratamente sportiva? Oggi sembra facile ma allora si trattava di rompere gli schemi e i pregiudizi.

1990 - E36
Nella storia della Serie 3 il vero passaggio generazionale arriva nell’ultimo decennio del secolo. La E36 non è solo la nuova Serie 3 ma segna un vero e proprio cambio di filosofia. A cominciare dallo stile, che diventa moderno facendo sembrare la Serie 3 di pochi anni prima irrimediabilmente datata. La nuova Serie 3 ha volumi ampliati, sedere alto e viso aerodinamico con il caratteristico doppio rene che diventa più largo che alto. E poi tante soluzioni innovative, come i doppi fari nascosti sotto il plexiglass, che non lasciano dubbi. La Serie 3 è un prodotto maturo e consapevole della propria leadership nel segmento delle berline compatte. Misura 4,41 metri e sembra grande.
Altro grande cambiamento rispetto al passato è la genesi del modello: prima nasce la berlina a quattro porte e poi la coupé, che con parabrezza più inclinato, tetto più basso fari diversi e finestrino senza cornice acquisisce una propria personalità potendosi concedere un ruolo più sportivo. Chi ha bisogno di spazio può scegliere la station, con un posteriore non riuscitissimo, mentre la Serie 3 Compact era una buona idea che avrebbe meritato… un posteriore migliore (ci penserà quasi dieci anni dopo la Serie 1 a mettere le cose a posto). Le sospensioni posteriori evolute ulteriormente, il sistema Vanos per l’alzata variabile delle valvole e la versione M, con un sei cilindri armonioso e possente di ben 281 cavalli  (321 in versione Evolution) sono altri passaggi degni di nota.

1998 - E46
Si torna ai miglioramenti incrementali. Lo stile rappresenta un’evoluzione senza traumi dalla rivoluzione della E36, così come si conferma la declinazione in vari format: berlina quattro porte, coupé, cabrio, sw. Oltre ad una carrozzeria strutturalmente più rigida e un comportamento stradale convincente iniziano altri trend.
Quello dell’elettronica di bordo ma soprattutto dei diesel performanti con l’iniezione diretta common rail e una cavalleria che davvero non nutre complessi di inferiorità nei confronti dei benzina (peraltro aggiornati con il Valvetronic). Per non parlare della coppia. E poi quella che molti giudicano come una delle versioni più riuscite della M3, con i suoi passaruota e cofano gibbuti, e un sei cilindri in linea da 3,2 litri con oltre 300 cavalli particolarmente riuscito e melodioso, più di quanto raccontino i 5 secondi secchi nello zero-cento. Le dimensioni aumentano ancora fino a toccare i 4,49 metri.

2005 E 90
Per raccontare la quinta generazione diventa obbligatorio partire dallo stile. Tenuti saldi i concetti base come cofano allungato, baule corto e look&feel tipicamente BMW, lo stilista americano Chris Bangle radicalizza il design della piccola anche se con misura rispetto ad altre interpretazioni di rottura. Tra svasature e tagli rimane sempre una Serie 3, ma alcuni particolari dividono non solo nelle discussioni al bar ma anche sui forum online, vedi i fanali posteriori dalla forma molto simile a quella della… Nissan Primera, sostengono alcuni al momento del lancio. In realtà ancora una volta la Serie 3 finisce per piacere, e molto. La plancia diventa minimalista, forse troppo, ma arriva la rotellona dell’iDrive, l’Active Steering e tanta elettronica. Oltre alla filosofia Efficient Dynamics con il sistema Start&Stop per consumare e inquinare meno.
Tra le versioni memorabili ricordiamo la 335 a benzina con un doppio turbo; continua anche l’escalation dei diesel performanti, con la cavalleria del due litri che parte dai 116 per finire ad oltre 200 cv in base a gusti e inclinazioni. Altra innovazione riguarda la versione Cabrio che guadagna, in ossequio alle mode del momento, il tetto rigido ripiegabile ed è disponibile in varie versioni a gasolio. Luci (tante) e ombre (per incontentabili e palati fini) sulla M3: sotto il cofano pulsa un otto cilindri da 4 litri che la avvicina all’immaginario muscle-car ma, nonostante tante raffinatezze e il tetto in carbonio, sono in molti a considerare insuperata la precedente versione. Siamo ai giorni nostri e dopo 6 anni di onorato servizio tocca all’erede appena presentata.


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