Autore:
Luca Cereda

L’EVENTO Siamo a Barcellona, zona fiera, non molto distanti dallo stadio Camp Nou. Si respira aria di grande calcio, Messi e Xavi il presente, Maradona e Cruyff gli idoli del passato. La suggestione è forte ma stavolta lo sport si fa da parte, si gioca un’altra partita: il campionato mondiale dei riparatori-installatori di cristalli d’auto. Al Best of Belron 2012 il talento si legge “mestiere”.

UN ANNO DI LAVORO Carglass, azienda specializzata nella riparazione e nella sostituzione dei cristalli dell’auto, lo organizza da più di dieci anni. Può permetterselo, perché ormai il Gruppo Belron – di cui il marchio Carglass fa parte assieme agli omologhi brand Autoglass, Safelite, Lebau, Speedy Glass, O’Brien e Smith&Smith- ha calato l’ancora in tutti gli angoli del mondo, Russia e Cina comprese. E così, dal 2000 ad oggi, ogni due anni i migliori installatori da oltre 30 Paesi e cinque continenti si sfidano a chi è più bravo. Si vince un premio equivalente allo stipendio di un anno, ma il titolo mondiale significa molto di più: significa anche chance di carriera e prestigio all’interno del Gruppo.

IL PERSONAGGIO Alberto Susani, 26 anni, portabandiera azzurro al Best Of Belron 2012, tutto questo non l’avrebbe mai immaginato. Almeno fino a qualche anno fa. In cerca di un lavoro qualsiasi come tanti suoi coetanei, Alberto è diventato un riparatore Carglass presso l’officina di Crema, e dopo un po’ si è ritrovato in Nazionale, senza fare, né più né meno, quel che ogni giorno in officina: riparare e sostituire parabrezza, finestrini e lunotti. Solo facendolo meglio di tutti gli altri suoi colleghi. D'altronde il contest serve anche a questo, ci spiega Matteo Rignano, ad di Carglass Italia: “In primis è un riconoscimento alla professionalità dei nostri dipendenti, ma aiuta anche stimolare una crescita  dei nostri standard qualitativi”.

LAVORO DA MANUALE Le premesse per accedere al Best of Belron sono il passaggio della fase regionale e delle finali nazionali. Poi, il campione ciascun Paese stacca il biglietto per la finalissima. Il segreto per vincere non sta nella velocità: servono nervi saldi e precisione, oltre che rigore e metodologia (due diktat aziendali). In gara, come nel lavoro quotidiano, vige infatti la regola di privilegiare la qualità e sicurezza nell’intervento, piuttosto che guadagnare una manciata di minuti. Per far sì che ciò accada, secondo Carglass basta attenersi ai dettami del “Belron Way of Fitting”, un manuale di istruzioni e procedure in continua evoluzione, che il centro tecnico del Gruppo pubblica ogni anno e che gli installatori devono conoscere come la “Bibbia”.

LE PROVE Le prassi di lavoro sono ottimizzate e standardizzate a livello globale, identiche in ogni officina del Gruppo: anche per questo è possibile confrontarsi in un campionato mondiale. La competizione in sé consta di quattro prove: riparazione e sostituzione di un parabrezza; sostituzione di un vetro laterale; rimozione e riparazione di un lunotto posteriore; infine di un test di conoscenza di conoscenza teorica delle procedure tecniche e di capacità relazionali col cliente. Ogni trasgressione ai dettami della “Belron Way” comporta una penalità.

VIA CAVO Sotto l’occhio di un severo giudice – che per Alberto ha l’aggravante di essere crucco- le prove scivolano via una dietro l’altra. Il momento clou? La sostituzione del parabrezza, ovviamente. E’ la prova finale nonché quella che assegna più punti. Per affrontarla ferri del mestiere sono diversi (come potete vedere nella gallery) ma l’asso nella manica si chiama Ezi-Wire, un filo metallico dalla sezione quadrata spesso circa 6 millimetri che consente di rimuovere il parabrezza riducendo al minimo i rischi di danneggiamento della carrozzeria (una volta in Carglass si usava più semplicemente un cutter) nell’incidere la guarnizione sul perimetro per poi sollevarlo. Una volta rimosso il parabrezza guastato lo si cambia con uno “sano”, spalmato ai bordi di una colla poliuretanica fissante.

CHIP… Nella realtà quotidiana, fuori dalla competizione, la sostituzione del parabrezza rappresenta l’extrema ratio. Come prima opzione, infatti, i tecnici valutano l’opportunità di effettuare una semplice riparazione, possibile quando il danno è quel che in gergo tecnico si chiama “chip” (scheggiatura), la cui dimensione –per non considerarsi un danno più grave- non deve superare il diametro di una moneta da due euro. E non deve trovarsi, per ovvie ragioni di sicurezza, all’altezza della visuale di chi guida (si definisce così l’area, di circa 30 cm di larghezza, che ha come linea di mezzeria il centro del volante) né a meno di sei centimetri dal bordo del parabrezza. Date queste premesse, la scheggiatura viene riempita con un’apposita resina successivamente indurita con uno strumento a raggi ultravioletti; infine i tecnici puliscono il parabrezza livellando perfettamente la parte riempita con la resina.

… CRACK! La maggior parte degli interventi che i tecnici Carglass fanno (9.200 al giorno in tutto il mondo) implica però la sostituzione del vetro, necessaria quando il danno non è più un “chip” ma dicesi “crack” (crepa). A questo punto si interviene con l’Ezi-Wire, si stacca il parabrezza, si rimuovono guarnizione e colla che lo fissavano e si procede alla sostituzione. Una volta posato il nuovo parabrezza bisogna aspettare almeno 60 minuti perché la colla faccia presa e l’installazione sia completata in tutta sicurezza. I cristalli rimpiazzati vengono sempre sostituiti da un esemplare identico all'originale per marca e modello, ordinato appositamente presso lo stesso fornitore della casa automobilistica.

FESTA INGLESE Tornando alla gara, Alberto completa l’operazione con estrema lucidità e cura dei dettagli, evitando anche i tranelli tesi dai giudici (anche questo fa parte del gioco, serve a misurare l’attenzione con cui si lavora). Per vincere però non basta. La coppa va all’inglese Steve Marelli, è lui il “Best Belron Techician in the World”. Ritenta e sarai più fortunato? Vale per l’Italia (possibile sede del BOB 2014) ma non per Alberto, perché alla finale del Best of Berlon si può partecipare una volta sola nella vita. Anche questo lo stabilisce la “Belron Way”.


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