Autore:
Luca Pezzoni

LUOGHI COMUNI Limitandosi a Saloni dell'auto, annunci e articoli vari un osservatore distratto potrebbe facilmente concludere che l'auto con motore a scoppio classico, quella che ci accompagna da oltre un secolo, sia già nello scatolone del modernariato, proprio come i 33 giri in vinile che hanno segnato un'epoca di puntine e giradischi ma ormai irrimediabilmente superati dagli eventi. Invece, la realtà sulle strade dice che siamo lontani dall'impetuosa rivoluzione, e non si tratta solo di contratti firmati dai concessionari ma anche di previsioni di quotati analisti ed operatori del settore automotive.

ASPETTANDO GODOT Almeno fino al 2020 elettriche e ibride rimarranno, pur crescendo, nella nicchia. A sostenerlo c'è il seriosissimo Wall Street Journal. I motivi sono vari e assortiti e, per di più, legati anche a variabili e politiche economiche di ogni territorio. Prima di entrare nel dettaglio partiamo dal paradosso: "l'auto elettrica o ibrida piace molto ma al momento di acquistarla, il consumatore rimane su scelte tradizionali".

PARADOSSALE Una situazione quantomeno paradossale e che necessita di approfondimento, ma se ad arrivare a tale conclusione è nientemeno che il vice presidente di JD Power, società specializzata in analisi e indagini di mercato, significa che la situazione è cristallizzata. Come mai, pur tanto desiderata e auspicata dalla maggioranza, l'auto ecologica viene abbandonata sull'altare? A far pesare la scelta in favore di scelte più tradizionali sarebbero in primis ragioni di tipo economico. Come dire che anche se la coscienza rimorde, alla fine, a vincere sono le ragioni del portafoglio. Quindi il prezzo, che rimane una variabile fondamentale, diventa discriminante. In particolare "il premio" richiesto per entrare in possesso dell'auto del futuro sarebbe ancora troppo alto.

RAGIONEVOLE Altro ostacolo non da poco secondo gli analisti sono, per le elettriche pure, le tradizionali preoccupazioni legate al range di autonomia ridotto, oltre alla rete di ricarica ancora da inventare. Mentre ulteriore fattore di freno per il successo sui mercati, con riferimento alle ibride, sarebbero le linee stilistiche troppo particolari. Anche se su quest'ultima notazione siamo solo parzialmente d'accordo: iniziano ad essere molti i modelli ibridi assolutamente "commestibili" anche per palati estetici tradizionalisti, vedi Volkswagen Touareg e Toyota Auris solo per fare due esempi recenti. A proposito, tra ibride ed elettriche saranno proprio le prime, almeno nei prossimi anni, a trovare maggiori acquirenti.

2020 Sia come sia, secondo JD Power, l'insieme di questi fattori frenerebbe la diffusione dei veicoli tipicamente green anche nel lungo periodo. In base alle loro stime nel 2020 la somma di veicoli elettrici e ibridi venduti supererebbe quota 5 milioni ma su un mercato globale calcolato sui 70 milioni di pezzi. Un misero 7%. Vale a dire meno di un'auto su dieci. La posizione di JD Power viene solo parzialmente smentita da altri analisti meno conservatori: Boston Consulting prevede una quota di auto elettriche-ibride intorno al 25%, qualcun altro addirittura oltre il 30%, vale a dire quasi un'auto su tre, se i prezzi delle batterie dovessero scendere e le politiche economiche dei vari governi dovessero incentivare le scelte dei consumatori incoraggiandoli verso le auto green con esenzioni da tasse o bollo, ad esempio (a tale proposito vedi la ricerca Eurisko commissionata da Renault).

STATO GUIDA E forse proprio qui sta il punto. Più che le ragioni dell'ambiente e dell'economia potrebbero le politiche di indirizzo dei vari governi. E anche se in pochi lo dicono chiaramente proprio le strategie legate agli approvvigionamenti energetici potrebbero avere un ruolo decisivo. Sarà un caso ma sempre secondo JD Power la maggior parte delle auto elettriche troverà compratori in Europa piuttosto che negli States o in altri grandi mercati. In ogni caso, poi ci sono altre variabili ad oggi difficilmente prevedibili.

CONCORSO ENTUSIASTA Perché se oggi le chance di elettriche e ibride possono sembrare troppo ridotte per giustificare gli investimenti di alcuni costruttori tutto può cambiare, magari per un concorso di cause congiunte, come l'aumento di prezzi del petrolio o per l'entusiasmo contagioso dei clienti come spera qualche produttore di componentistica "elettrica". Ecco, in tutte queste previsioni bisognerebbe mettere un asterisco legato all'improvviso ingresso di un nuovo driver di mercato piuttosto che allo sviluppo tecnologico. Basta pensare a quanto sta accadendo nel settore della musica ad esempio: neppure dieci anni fa le major contrastavano in ogni modo la musica digitale senza capire che il vento stava cambiando. Oggi invece c'è chi ha investito per tempo, magari con nuovi prodotti e nuovi metodi di vendita, e macina utili vendendo canzoni a 0,99 euro senza spese di logistica e distribuzione. Il tempo dirà ma secondo gli analisti di Borsa sembra proprio che il pieno di benzina o di gasolio non ci abbandonerà tanto in fretta.


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