Autore:
Paolo Sardi

ECCEZIONE ALLA REGOLA Stavolta non vale il detto secondo cui “ogni scarafone è bello a mamma sua”. A fare da eccezione a questa regola è nientemeno che l’Audi Sport Quattro, quasi universalmente celebrata come icona dei rally degli Anni 80 assieme alla Lancia Delta e alla Peugeot 205 e capace di fare venire l’acquolina in bocca ai collezionisti e agli appassionati di mezzo mondo. ”Quasi” dicevamo, perché ad andare controcorrente è proprio colui che l’ha disegnata, ovvero Peter Birtwhistle.

RINNEGATA Ormai legato a un altro marchio (adesso è il capo del design Mazda Europa), il buon Birtwhistle definisce la sua Sport Quattro “terribilmente brutta”, almeno stando alle voci che rimbalzano nella rete. Per stemperare i toni, le riconosce giusto l’attenuante di essere stata disegnata per correre e non per fare la bella statuina. Ma a lui, quel passo accorciato di 290 mm abbinato a quei passaruota spallati pare non sia mai andato giù: ce l’ha sullo stomaco da quasi trent’anni, indigesto come un piatto di crauti mangiati freddi.

NON E’ BELLO CIO’ CHE E’ BELLO… “De gustibus dispuntandum non est” dicevano i latini ma il “pentimento” pare comunque  tardivo e ingiustificato, anche se obiettivamente l’Audi Sport Quattro ha sempre difettato di equilibrio tra i volumi. Forse, però, il suo bello stava proprio lì, in una disarmonia che aveva comunque personalità da vendere e che trasudava atleticità, ricordando una molla compressa e pronta a scattare.

OMAGGIO ALLA REGINA Non è certo solo per il ricco palmares che gli stessi vertici di Ingolstadt hanno scelto proprio l’Audi Sport Quattro come simbolo dei trent’anni di trazione integrale permanente quattro. All’ultimo Salone di Parigi, la Casa ha voluto infatti celebrarla, presentando l’Audi quattro concept, che, sulla base della RS5, rivisita in chiave moderna la forme da coupé e i tagli geometrici della sua antenata. Chissà se Wolfgang Egger, che l'ha disegnata, tra trent'anni ne parlerà male?


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