Prima di andare in pensione e lasciar posto al suo erede, il Defender si mostra in un'inedita versione elettrica. Per dei safari a passo felpato nella savana.
CACCIA GROSSA Un po’ dune buggy, un po’ pick up: ecco il Defender da Safari. Ha tre file di sedili per i turisti e l’abitacolo “open air”, sormontato da un grande e alto tetto in tela per ripararsi dal sole. E monta pure un sedile in più ancorato all’angolo destro del paraurti anteriore, riservato alla vedetta che scruta l’orizzonte in cerca degli animali. Fin qui niente di insolito, forse, per chi conosce le usanze degli esploratori africani. Fa specie, piuttosto, scoprire di essere di fronte al prototipo di un Defender elettrico: il Land Rover Defender Safari EV.
PASSO FELPATO Lo ha progettato la Land Rover assieme al suo partner sudafricano Baker Performance Products, specializzato in questo genere di allestimenti dei modelli Land Rover (specialmente il Defender). Per fare cosa? Evidentemente non per risolvere problemi di inquinamento nella savana, ma piuttosto per accedere più facilmente alle “ZTL” frequentate dai branchi di animali selvatici, proprio grazie alla silenziosità di questo Defender elettrico. Che ha il passo felpato come lo scatto felino, all’occorrenza, potendo contare su un motore da 80 cavalli con una coppia massima di 330 Nm. La velocità massima e però soli 60 km/h e non garantisce la pellaccia se a inseguirvi c’è un ghepardo.
VANO BATTERIE Più soddisfacente l’autonomia: fino a 80 km. A garantirla è un pacchetto di batterie agli ioni di litio da 300 V progettata dall’Europea Axeon, che in questo progetto riveste il ruolo di terzo moschettiere assieme alla Land Rover e alla Naker Performance Products. Nel Land Rover Defender Safari EV le batterie non sono posizionate – come di consueto per gli EV – nel pianale ma si trovano nel vano motore: una scelta precisa che mira a mantenere per intero l’altezza da terra del Defender, preziosa sui terreni da Safari. Questo concept non ha debuttato in un motor show ma a Indaba 2011, la principale fiera turistica dell’Africa meridionale che è in corso tuttora a Durban, in Sudafrica.
Dal calcio al basket, gli sport gli scorrono nel sangue dalla nascita, ma è solo quando è approdato a MotorBox che ha cominciato ad appassionarsi al mondo dei motori, fino a diventarne fine conoscitore. Stile asciutto e incisivo, grande senso critico, notevole presenza in video, Luca sa inquadrare con rara chiarezza le auto che prova, senza perdere di vista scenari e tendenze. Dopo quasi 12 anni ha lasciato la banda di MotorBox per affrontare nuove sfide, lasciandoci in eredità una produzione di articoli al top per quantità e qualità. Le supercar? Belle, ma la Ignis...









