Autore:
Paolo Sardi

EX URSS Stavolta purtroppo la profezia si è rivelata giusta. Dopo altri 300 km circa senza spunti di rilievo da Minsk in direzione Smolensk, la frontiera tra Bielorussia e Russia segna uno stop per la tabella di marcia. E dire che tra i due Paesi di confine è qualcosa di relativo, un po' come tra le nazioni membre della Comunità Europea.

MAFIA In uscita dalla Bielorussia non c'è alcun controllo mentre all'entrata in Russia le attenzioni sono tutte per l'auto. Serve un'assicurazione RTC specifica, una traduzione di massima del libretto e un'autorizzazione  finale a circolare. Facile no? Nemmeno per sogno! I documenti sono rilasciati in tre casette prefabbricate diroccate. Nella prima lavorano otto donne e nessuna di loro parla italiano o inglese. L'unica parola che viene fuori chiaramente quando  capiscono che siamo italiani è "mafia"... E, neanche a dirlo, tutti i moduli sono solo in cirillico.

BABILONIA Per fortuna, a un certo punto, una di loro chiama l'amico doganiere che parla inglese. Ci viene spiegata la trafila, dove fare le fotocopie dei documenti e spiegato che però i compuer sono fermi per un aggiornamento del programma. Il "poliglotta" in divisa ci prende in simpatia: si ricorda di un altro raid italiano passato di lì e ride per la bizzarra iniziativa, dicendoci di stare in macchina: ci verrà a chiamare lui quando i pc ripartiranno, evitandoci una coda interminabile sotto la pioggia con i camionisti  locali. Il nostro uomo mantiene la parola e dopo "solo" due ore e un quarto ci liberiamo dalla  burocrazia russa.

NIENTE PIT STOP
Oltre confine ci aspettano tre uomini dell'organizzazione per un cambio di  mezzi con due Logan berlina (qui proposta con marchio Renault). In Russia la MCV non è venduta e la filiale locale non vuole che in giro si veda alcun esemplare. Alla fine però niente cambio. I documenti che hanno fatto in frontiera ci legano indissolubilmente all'auto: meglio avere problemi con Renault Russia che con la polizia locale.

MONETA COMUNE Anche quest'ultima però, non si rivela alla prova dei fatti troppo severa. Quando ripartiamo verso le 17 abbiamo ancora 600 km da fare su strade statali malconce attraverso campagne deserte e forziamo un po' il passo. A furia di tirare la corda, verso la mezzanotte, una pattuglia munita di autovelox mi pesca a 96 km/h in presenza di un limite di 80. Nell'assoluta impossibilità di comunicare con l'agente che parla solo russo, risolve tutto una banconota da 10 euro infilata al volo tra i documenti...

TEMPO DI MASTER Alla fine, quando arriviamo in albergo a Pskov sono le due del mattino e devo dire grazie ad un automobilista bielorusso che con un Mercedes Vito che mi ha tenuto nella sua scia per quasi 200 km facendomi intuire curve e buche in anticipo nel buio più pesto. E le due Logan? Dopo aver preso una laurea in scienza dell'ammortizzamento in Polonia, in Russia è  tempo di master. Fuori dalle arterie principali, l'asfalto è in condizioni pietose e non mancano nemmeno i tratti sterrati.

SOLIDITA' RUMENA Le due Dacia però sono state pensate proprio per queste situazioni e non soffrono, isolando bene le vertebre dei passeggeri. Il sedile OMP permette di scendere senza indolenzimenti anche dopo una tappa marathon di quasi 900 km. Neppure i  sedili di serie sfigurano comunque, tanto che nessuno si è mai lamentato per un dolore alla schiena. In ogni caso, sapere che la prossima tappa è  di soltanto 300 km è un bel sollievo.


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