Autore:
Paolo Sardi

ADDIO ALLE ARMI Lunga 487 cm, larga 220 e alta 191, l’H1 si appresta a fare incetta di superlativi assoluti e relativi. Sotto il suo cofano romba infatti un possente motore turbodiesel V8 da 6,5 litri, capace di 205 CV e di una coppia di 596 Nm. Giusto quel che serve per portare a spasso le quasi tre tonnellate di questa Hummer e per permetterle di superare gradini alti fino a 55 cm e guadi profondi 76. Non meno strabilianti i prezzi annunciati per le due versioni Open Top e Wagon, rispettivamente di 151.000 e 166.700 euro.

CURIOSE COINCIDENZE

Con simili credenziali, pare scontato che l’H1 diventi la nuova icona dell’universo delle fuoristrada nazionale (a importarla, con la benedizione solenne della General Motors, è la Cavauto North American Vehicle Division di Cantù, Como, che già commercializza anche il modello H2). Per uno strano scherzo del destino, ciò accade proprio mentre all’estero il settore viene posto al centro accese polemiche. E’ infatti di questi giorni la notizia (pubblicata anche dal Corriere della Sera) che il Comune di Parigi sta valutando l’ipotesi di imporre alle SUV un divieto di circolazione sul proprio territorio, un esempio che in futuro potrebbe essere raccolto anche da Londra.

SOTTO ACCUSA

Ai piedi della Torre Eiffel, così come all’ombra del Big Ben, le accuse sono più o meno le stesse. Le fuoristrada siedono al banco degli imputati perché consumano e inquinano in modo eccessivo, occupano troppo spazio nei parcheggi e in caso di incidente possono arrecare seri danni agli occupanti degli altri mezzi o ai pedoni investiti. Simili argomentazioni verranno riprese presto anche da Legambiente, che si sta preparando a una levata di scudi contro le auto a gomme tassellate. Ancora niente rispetto a quanto accade negli Stati Uniti. Qui vi è addirittura chi accusa i possessori di SUV e di pick-up di favorire, facendo spesso il pieno, il flusso di capitali verso i Paesi che producono petrolio e finanziano il terrorismo internazionale.

ALZANO IL GOMITO

Abbozzando un’analisi oggettiva, il fatto che a parità di cilindrata una fuoristrada inquini più di una vettura stradale è quasi assicurato. Senza entrare in altre questioni, basta uno sguardo all’aerodinamica da scatola delle scarpe della carrozzeria per capire che le percorrenze medie sono forzatamente limitate. Da qui a farne un capro espiatorio, però, ce ne passa: una vecchia utilitaria nata per andare a benzina super o anche solo il Ciao del nonno ammorbano in modo ben più grave l’aria che respiriamo.

UN VERO BOOM

Nonostante i consumi elevati, il segmento delle fuoristrada è comunque in forte crescita, tanto che, negli ultimi dieci anni, ha circa quintuplicato i volumi di vendita e quadruplicato la quota di mercato, oggi pari a più del 5%. Se non si considera il fattore moda e il manipolo di coloro che, spinti dalla passione o dalla necessità, si trovano a calcare sentieri e sterrati, la motivazione principale d’acquisto è quasi sempre il gran senso di sicurezza che infondono ai passeggeri. Il loro peso permette a chi sta a bordo di avere il coltello dalla parte del manico in caso di incidente con un altro mezzo, sempre che questo non sia una betoniera. "Mors tua, vita mea" dicevano i latini ben prima dei guidatori di SUV.

DOPPIE VERITA’ La questione ha però un rovescio della medaglia, che pare tuttavia interessare a pochi. Prima di tutto, in caso di urto contro una barriera indeformabile, come un muro, una fuoristrada si comporta esattamente come un’altra auto e non assicura alcuna protezione speciale. Inoltre, proprio il peso delle fuoristrada associato all’altezza del baricentro e alle caratteristiche delle gomme rende queste auto più impegnative da gestire nelle brusche manovre d’emergenza e quindi potenzialmente più pericolose per i loro occupanti. Forse sarà solo banale retorica ma a essere pericoloso e nocivo non è quasi mai un mezzo in sé, bensì chi lo utilizza in modo scriteriato… O no?